Intervista ad Alberto Acosta: Il Buen Vivir e noi

una conversación con Alberto Acosta di Luciano Concheiro, traduzione di Nicoletta Crocella

http://horizontal.mx/el­buen­vivir­una­conversacion­con-alberto­acosta/

Il buen vivir si presenta come una alternativa radicale al capitalismo : propone una nuova relazione tra le persone e fondamentalmente degli esseri umani con la natura. Presentiamo qui una conversazione con uno dei principali teorici e propugnatori del tema: Alberto Acosta, ex ministro della energia e delle miniere in Ecuador . Acosta è stato anche presidente dell’assemblea Nazionale Costituente che ha redatto la attuale Costituzione dell’ Ecuador (2008),che riconosce diritti inalienabili alla natura, rendendola così soggetto di diritto . El Buen Vivir: Sumak Kawsay, una oportunidad para imaginar otros mundos (Editorial Abya­Yala 2012 e Icaria Editorial, 2013) es su libro más reciente, que fue publicado también en francés (Utopia 2014) y en alemán (Oekom Verlag 2015). – LC

¿Qué es el buen vivir o, per dirlo in kichwa, el sumak kawsay?

Il sumak kawasy o buen vivir è una visione del mondo che emerge con forza dai popoli del sud, gli stessi che sono stati marginalizzati dalla storia. Il Buen Vivir non implica una proposta accademica-politica, ma la possibilità di apprendere da realtà, esperienze, pratiche e valori presenti in molti luoghi, anche ora, in mezzo alla civilizzazione capitalista.

Questo buen vivir, per tentare una prima definizione, propone la ricerca della vita in armonia per l’essere umano con se stesso, con i suoi congeneri, e con la natura, intendendo che tutti siamo natura e che siamo interdipendenti l’un l’altro, e che esistiamo a partire dall’ altro. Cercare questa armonia non implica disconoscere i conflitti sociali e le differenze sociali ed economiche, e nemmeno negare che stiamo in un ordine, quello capitalista, che è innanzi tutto depredatore. Giustamente sumak kawasy sarebbe un cammino per uscire da questo sistema

¿En qué difiere el buen vivir de otros cuestionamientos a la idea del desarrollo y el progreso? ¿Por qué es una alternativa radicalmente distinta al resto?

Le crisi provocate dal capitalismo sboccato – sempre selvaggio – causano maggiori livelli di disequilibri sociali e culturali e conducono simultaneamente ad una maggior distruzione della natura. Questa tendenza irrefrenabile amplifica ongi volta di più l’esclusione, l’autoritarismo, l’intolleranza insieme alle diseguaglianze proprie del sistema capitalista.

Così le cose, i limiti della natura, superati velocemente per la espansione delle attività proprie della modernità, esacerbate dalla domanda di accumulazione del capitale, sono ogni volta più evidenti. Allo stesso tempo, la ineguaglianza sociale, inerente al capitalismo, come civilizzazione della diseguaglianza, trova multiple e crescenti rotture, che provocan complessi e dolorosi processi come la irrefrenabile migrazione dai paesi del sud agli Stati Uniti e all’ Unione Europea; e adesso, il cammino contrario da pesi in crisi, come la Spagna, ad esempio

Ciò dimostra chiaramente come la crescita economica non ha come conseguenza la felicità, nemmeno nei paesi considerati sviluppati. Di più, questa crescita, alla fine, quasi sempre aumenta le fratture nella società: la ricchezza dei pochi si sostiene, con frequenza, con la spoliazione della maggioranza e della natura, o semplicemente nella speculazione

Con questo orizzonte è buono cominciare una discussione riconoscendo che il sistema capitalista vive dal soffocare la vita e il mondo della vita, cioè il lavoro e la natura

Questo è il nocciolo del tema: non possiamo proseguire per la via del progresso tradizionale, inteso come processo di accumulazione permanente di beni materiali, senza tenr d’occhio i limiti bioficici della natura, e la continua e crescente iniquità sociale. Per questo diciamo che il buoen vivir è qualcosa di differente dallo sviluppo. Non è una alternativa di sviluppo, è una alternativa allo sviluppo. Non si tratta di applicare un insieme di politiche, strumenti e indicatori per uscire dal “sottosviluppo”, e arrivare alla desiderata condizione di “sviluppo”. Un progetto più o meno inutile. Quanti paesi hanno ottenuto lo sviluppo? Molti pochi, prendendo per buono che la meta ricercata possa essere definita sviluppo. I passi verso lo sviluppo non sono stati il problema maggiore

La difficoltà si radica nel concetto stesos di sviluppo. Di Più, il mondo vive un cattivo sviluppo generalizzato, inclusi i opaesi considerati industrializzati, cioè quelli il cui stile di vita dovrebbe servivre come faro di riferimento per i paesi depressi. E non è tutto, il funzionamento del sistema mondiale è fattore di cattivo sviluppo

Insomma, è urgente sciogliere il tradizionale concetto di progresso nella sua deriva produttivista e dello sviluppo come direzione unica , soprattutto nella sua concezione meccanicistica di crescita economica, e i suoi molti sinonimi.

Ma non si tratta solamente di scioglierlo, si richiede una visione differente, molto più ricca di contenuti e difficoltà

¿Qué coloca el buen vivir en el lugar de la noción de desarrollo? ¿Qué visión del tiempo instaura frente a la visión lineal y progresiva de la modernidad?

É importante comprendere che in alcuni saperi indigeni non esiste una ideologia anloga allo sviluppo, il che crea confusione se si ricorre a questo concetto. Non esiste la concezione di un processo lineare della vita che stabilisca uno stadio precedente ed uno posteriore, inteso come sottosviluppo e sviluppo; dicotomia per cui devono passare le persone od i paesi per raggiungere il benessere, come succede nel mondo occidentale. Ne esistono concetti di ricchezza e povertà determinati dall’accumolo o dalla carenza di beni materiali. Il buen vivir deve essere assunto come una categoria in permanente costruzione e riproduzione. In un discorso olistico, va bene comprendere la diversità degli elementi che condizionano le azioni umane che propiziano il buen vivir, come la conoscenza, i codici di condotta etica e spirituale nella relazione con ciò che ci sta intorno, i valori umani e la visione del futurom tra gli altri. Il buen vivir in definitiva costituisce una categoria centrale della filosofia di vita delle società indigene, Da questa prospettiva lo sviluppo viene visto come na imposizione culturale del sapere occidentale, e quindi colonaiale.

Le resistenze alla colonizzazione implicano un distanziamento dallo sviluppismo. L’idea pertanto è decolonizzatrice, e deve anche essere depatriarcalizzatrice. Questo processo deve essere una decolonizzazione intellettuale, per poi decolonizzare l’economia, la politica, la società. Il buen vivir in deinitiva propone una cosmovisione differente da quella occidentale, a seguito di radici comunitarie non capitalistiche.

Rompe egualmente con la logica antropocentrica del capitalismo, come civilizzazione dominante, e con i diversi socialismi esistenti sino ad ora, che si dovrebbero ripensare da posizioni socio-biocentriche, e che non si cambiano semplicemente cambiando di nome. Non dimentichiamo che socialisti e capitalisti si confrontarono e si confrontano dentro il quadrilatero dello sviluppo e del progresso.

¿Qué tipo de sociedad pretende construir el buen vivir?

Il buen vivir propone, e qui ripeto quanto detto prima, società sostenute in una vita armoniosa dell’essere umano con se stesso, con i suoi congeneri e con la natura, perchè tutti siamo natura, e solo esistiamo a partire dall’altro.

A differenza del mondo del consumismo e della competitività estrema, ciò che si vuole è costruire società in cui l’individuale e il collettivo coesistano in complementarietà tra loro ed in armonia con la natura ed in cui la razionalità economica si riconcilii con l’etica e il sentire comune. L’economia deve reincontrarsi con la natura, per mantenerla e non per distruggerla; in definitiva, per ritornare al suo valore di uso, e non al valore di soldo.

L’obiettivo non può essere avere sempre di più beni materiali, obiettivo insostenibile in un mondo con limiti biofisici che vengono minacciati. Come dicono i saggi andini: ricco non è chi ha molte cose materiali, ma chi ha meno bisogni. Questo conduce ovviamente ad una riduzione di quello accumulato in poche mani. Questa idea non significa rifiutare il valore dell’avanzta tecnologica della umanità.

Il buen vivir implica un cambiamento civilizzatore. Si mette in discussione quell’idea di narrazione che si è diffusa per molti secoli attraverso cui si credeva che l’essere umano è obbligato a dominare e controllare la natura.

Uno de los principios básicos del buen vivir es el planteamiento de una nueva relación entre el hombre y la naturaleza. ¿Cómo es esta relación? ¿Qué subjetividades emanan de ella?

A contrappeso delle dominante logica antropocentrica si fa strada una approssimazione socio-biocentrica che ci spinge a proseguire intendendo la natura soggetto di diritto. Nella storia del diritto ogni amplificazione dei diritti era impensabile. L’emanciapazione degli schiavi, o la estensione dei diritti agli afroamericani o alle donne e ai bambini fu spesso respinta come una assurdità. É stato necessario riconoscere il diritto di avere diritti, e questo si è raggiunto sempre con una intensa lotta politica per cambiare quelle leggi che negavano questi diritti . La liberazione della natura da questa condizione di soggetto senza diritti o semplice oggetto di proprietà, ha richiesto e richiede uno sforzo politicoche la riconosca come soggetto di diritto. Questo aspetto è fondamentale se accettiamo che tutti gli esseri viventi hanno lo stesso valore ontologico, il che non implica che tutti siano indentici. L’impresa non è facile, non sarà semplice rendere reali i diritti della natura; qyesti diritti significano cambiare il suo stato da oggetto a soggetto politico, come parte di un processo centenario di ampliamento dei soggetti di diritto.

Ed il diritto centrale della natura è riconoscere il diritto alla esistenza degli esseri umani.

Questo è un punto fondamentale dei diritti della natura.. Quindi non è necessaria una nuova economia, finchè non si fa avanti una nuova forma di fare politica. Per cominciare, è indispensabile sviluppare lo stesso concetto di cittadinanza.

I diritti della natura necessitano, e a volte originano, un altro tipo di definizione di cittadinanza, che si costruisce nel sociale, ma anche nell’ambiente: la meta-cittadinanza-ecologica. Questi tipi di cittadinanza sono plurali, dipendono dalle storie e dagli ambienti; includono idee di giustizia ecologica che superano il criterio tradizionale di giustizia. Dunque, oltre alla cittadinanza ecologica e la stessa cittadinanza individuale, di stampo liberale, è importante recuperare e rafofrzare la cittadinanza collettiva, che sorge dai diritti collettivi dei popoli e delle nazioni. Cittadinanze tutte che devono nutrirsi del comunitario, dove l’individuo incontra il senire della propia esistenza. E sono queste forme di cittadinanza, individuali e collettive, che devono rafofrzare i diritti della natura.

En las nuevas constituciones de Ecuador (2008) y Bolivia (2009) se formalizaron algunas de las ideas del buen vivir. ¿Por qué elegir el camino constitucional?

¿Qué elementos fueron incorporados?

Ognuno di questi processi ha la sua propria spiegazione. Il processo costituente ecuadoriano, fedele alle domande creatasi nella società ecuadoriana, e alle aspettative createsi di fronte ai problemi che si vivevano e che si erano accumu8lati nei secoli, si progettò come un mezzo, ed insieme un fine per avviare cambiamenti strutturali.

Così nel contesto costituzionale affiorano molte proposte per dare impulso a trasformazioni di fondo, costruite durante molte decadi di resistenza e di lotte sociali e che si sono articolate in diverse agende, dei lavoratori, gli indigeni, i campesinos, i popoli urbani, gli studenti, gli ecologisti, le donne, gli anziani, i giovani ed altri settori progressisti. Giustamente in queste lotte di resistenza e di proposta, confrontandosi con il neoliberismo, si costruirono alternative di sviluppo e alternative allo sviluppo, come è il buen vivir. §Un dato da tener presente: in Ecuador si registrano venti costituzioni dal 1830. Questo parla di instabilità istituzionale, così come della logica politica di questo processo, in un paese che si trova in continua ebollizione per la quantità di problemi che si accumulano da più di cento anni e che si vuole risolvere attraverso la partecipazione democratica.

¿Podría convertirse el buen vivir en una alternativa global o funciona exclusivamente en los países con raigambre indígena? (potrebbe divenire una alternativa globale, o funziona solamente per i paesi a radice indigena?)

Con il suoi postulati di armonia con la natuara, di reciprocità, di complementarietà e solidarietà tra individui e comunità, con la sua opposizione al concetto di accumulazione, con il suo ritorno a valori di uso, il buen vivir, in quanto proposta liberata dai pregiudizi e in costruzione, apre la porta per formulare visioni alternative di vita. Il buen vivir, senza dimenticare e meno che mai manipolare le sue origini ancestrali, può servivre come piattaforma per discutere, concertare ed applicare risposte di fronte ai devastanti effetti del cambiamento climatico a livello planetario, e alle crescenti marginazioni e violenze sociali nel mondo. Può anche contribuire a pianificare un cambio di paradigma nel mezzo della crisi che colpisce i paesi ora centrali. In questo senso, la costruzione del buen vivir come parte di processi profondamente democratici, può essere utile per trovare risposte globali ai problemi con cui la umanità si confronta.

Questa proposta del buen vivir, sempre che sia assunta attivamente dalla società, si può proiettare con forza nei dibattiti che si sviluppano nel mondo e potrebbe essere un detonante per affrontare positivamente la crescente alienazione della maggioranza degli abitanti del pianeta. In altri termini, la discussione sul buen vivir non dovrebbe circoscriversi alle società andine ed amazzomniche. Anche se ammettiamo che sarà estremamente difficile assumere il progetto del buen vivir in comunità immerse nella voragine del capitalismo, siamo convinti che vi siano molte opzioni per costruire questa utopia in altri luoghi del pianeta, inclusi i paesi indistrializzati. Il ben vivere che sorge da questa visione utopica, si fonda nella realtà dell’ancora vigente sistema capitalistico e nella imperiosa necessità di promuovere nel mondo la vita in armonia tra gli esseri umani e tra loro e la natura; una vita che ponga al centro la autosufficienza e la autogestione degli esseri umani che vivono in comunità. Lo sforzo deve essere centrato nella sostanza (Ana Esther Cecena) invece che nella forma (istituzioni e regolamenti) . Questa è in definitiva una grande sfida per l’umanità.

Il buen vivir andino- amazzonico mette in questioe il concetto eurocentrico di benessere e, in quanto proposta di lotta, si confronta con il colonialismo del potere. Senza minimizzare questo contributo degli indigeni, bisogna accettare che le visioni andine-amazzoniche non sono le uniche fonte di ispirazione per spingere il buen vivir. Da diversi spazi nel mondo, e anche da circoli della cutura occidentale, si sono levate, da tempo, molte voci che potrebbero in qualche modo essere in sintonia con questa visione indigena.

Oltre a questa visione del Abaya -Yala, vi sono molti altri pensieri filosofici in qualche modo imparentati con la ricerca del buen vivir, visioni filosofiche che incudono la natura e le comunità umane in diverse parti del pianeta. Il sumak kawsay o buen vivir , in quanto cultura della vita, o della vita in pienezza, con diversi nomi e varietà è conosciuto in varie parti del mondo e praticato in vari periodi; Ubuntu in Africa o Svadeshi, Swaraj o Apargama in India. Ma al di là delle critiche che si possono fare alla filosofia occidentale, si potrebbero riscattare elementi della vita buona di Aristotele. Ancora da diverse angolazioni, non solamente da questi spazi, appaiono risposte a domande non soddisfatte dalla visione tradizionale della modernità. Il buen vivir quindi non è una originalità o una favola, è il processo politico del 21 secolo nei paesi andini. Il buen vivir forma parte di una ampia ricerca di alternative di vita che han fatto presa nel calore delle lotte dell’umanità per la protezione della vita.

Da questa prospettiva, il concetto di buen vivir non solo ha una base storica nel mondo indigeno; si può sostenere anche in altri principi filosofici: ecologici, femminista, cooperativisti, marxisti, hamanisti..

Finalmente, ¿cree que es posible aprovechar los avances tecnológicos de la humanidad junto con los conocimientos propios de culturas ancestrales?

La grande sfida in questo momento è come utilizzare tutte le conoscenze disponibili. Non posisamo chiuderci ai progressi della scienza, specialmente la quantica e la relatività. Come poche volte nella storia dell’umanità le informazioni e l’avanzamento tecnologico hanno raggiunto livelli inimmaginabili solo poche decadi fa, Bisogna avere la capacità di idscernere quali sono i fatti rilevanti. L’attuale bombardamento mediatico non è necessatriamente positivo. La sovrasaturazione di determinate informazioni, controllate e diffuse da determinati gruppi e interessi di potere transnazionali o nazionali, fanno sì che molte di queste informazioni siano inservibili. La relativamente eccessiva informazione occulta, coscientemente o incoscientemente,quelle informazioni che realmente potrebbero contribuire a liberare l’essere umano. Il mondo si avvicina sempre più ad una sorte di medioevo tecnocratico. Idotti gruppi umani concentrano la ricchezza e il progresso tecnologico, mantennedo crescenti esclusioni sociali e provocando un marcato deterioramento ecologico. Bisogna sempre tener presente che la tecnologia per sé non risolve niente. Non viviamo un problema tecnologico, ma uno politico strutturale.

Quindi, senza negare per nulla il progresso tecnologico ottenuto negli ultimi decenni e che continueranno a sorprenderci ogni giorno, bisogna tener presente che non tutta l’umanità accede al mondo dell’informatica, per esempio. Ancora la metà o più degli abitanti del pianeta all’inizio del nuovo millennio non avevano un telefono, tanto meno internet. Questa constatazione, senza minimizzare il ruolo delle tecnologie di punta e della loro massiva diffusione, ci spiega l’importanza che hanno il foglio e la matita come strumenti di liberazione, Questo in più ci dice che molte delle sfide future continuano ad essere le stesse del passato e che una possibilità di una Età Media (medioevo) di alta tecnologia però estremamente escludente è una minacciosa possibilità prossima, o forse già in pieno svolgimento. Teniamo presente la costruzione di muri materiali e immateriali intorno alle grandi nazioni industrializzate: Stati Uniti o Europa, a livello internazionale, cos’ come introno ai barrios dei gruppi di popolazione a livello locale

Però, siccome ancora ci sono popoli consapevoli e persone critiche, bisogna aver fiducia in un futuro umano di convivenza armoiosa con la natura che permetta una vita degna per tutti gli abitanti del pianeta.

Una cosa importante è collaborare negli spazi locali, e aiutare a che quei gruppi che hanno maneggiato per molto tempo una diverso modo di relazionarsi divengano più fortiogni volta. Però allo stesso tempo bisogna costruire risposte globali per esempio per disarmare le istituzioni e le pratiche che alimentano la speculazione finanziaria. Dobbiamo impedire che la umanità piombi in un incubo tecnologico totalitario

Per riuscirci abbiamo bisogno di altri livelli di organizzazioni plurali delle società mondiali da cui si possa pianificare con maggior chiarezza e profondità soluzioni globali. E in questo campo il buen vivir, o i buoni conviventi, sono una propostaper tutta l’umanità

(Luciano Concheiro, historiador por la UNAM y sociólogo

por la Universidad de Cambridge, es coordinador de l Centro Horizontal.)

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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