Invece di TINA

Si avvicina l’assemblea dei soci ENEL che è un appuntamento molto importante per far arrivare nel cuore di ENEL il dissenso per le azioni sporche, e le scelte di tipo coloniale che svolge nel mondo. Da quando non è più una azienda di stato ma è entrata nel meraviglioso mondo degli affari e della “economia di mercato” ENEL si è distinta con altre grandi aziende italiane come ENI, nell’affrontare l’espansione interna ed esterna cercando da una parte di mantenere verso gli utenti italiani una immagine accattivante e protettiva, mentre manipola tariffe e realtà per drenare i nostri soldi ed investire nel mondo. ENEL Green power per esempio è stata a lungo pubblicizzata come impresa ecocompatibile, mentre si allargava, diventava partner, comproprietaria di altri gruppi nel mondo, arrivando a sviluppare varie azioni in America Latina, e non solo, dove privatizzazione dell’acqua e costruzione di grandi dighe per produrre energia “verde”, hanno causato e stanno ancora causando danni ambientali ed umani incalcolabili. I danni riguardano in genere zone dove c’è una forte presenza indigena, e le azioni di ENEL spingono i governi a “modernizzare”, privatizzare, ostacolare tutte le azioni dei residenti indigeni a difesa della terra e del proprio stile di vita.

Abbiamo imparato in questi anni a riconoscere nei valori e nel modo di vita degli indigeni una più alta attenzione ad un ben vivere che comprende insieme esseri umani ed ambiente, considerando la terra madre fonte di regolamento della vita. Addirittura la costituzione Venezuelana mira a riconoscere la natura, la Madre Terra come soggetto portatrice di diritti che non possono essere ignorati o cancellati, rendendo così illegale ogni azione distruttiva che alteri l’armonia tra i viventi. Ma la maggioranza dei governi si piegano, o sostengono attivamente l’intervento predatorio delle multinazionali che considerano solamente il mercato ed il valore d’uso della terra e stanno violando ogni diritto dei territori, dell’ambiente, dei popoli nativi, che rischiano sempre più di venire schiacciati e distrutti se non sono disponibili ad ogni spostamento, ad ogni violazione dei loro valori di vita, per arrivare ad una omologazione che li confina nelle periferie come soggetti “a perdere” inutili per il progresso che così luminosamente ci sta portando al disastro.

Grazie alle difficoltà che tutti stiamo vivendo, alla “crisi” ma io credo anche ad una confusione assordante tra i le richieste del mercato e convinzioni e militanze che mostrano il segno della incapacità di ascolto e di collocarsi nel mondo, diventa sempre più profondo il solco tra questo occidente incarognito, rapinatore e autoreferente ed il resto del mondo che vive e lotta magari in villaggi lontani ma con il filo conduttore del ribellarsi all’estrattivismo, alle dighe e alla rapina dell’acqua. É di poco tempo fa la lettera del popolo Guaranì al governo del Cile che annuncia la propria intenzione di un suicidio di tutto il gruppo, donne, uomini e bambini, perchè non possono accettare forme di vita ed un mondo che li mette in condizione di lasciare sempre e di nuovo la terra su cui vivono da generazioni e che qualcuno al di fuori di loro ha segnato di proprietà, confini, divisioni ed intende usare contro le loro abitudini e convinzioni più profonde.

A questo link l’articolo in merito su Peace Link,http://www.peacelink.it/latina/a/37145.html, che fa seguito a segnalazioni precedenti di Survival sullo stesso tema, ma tutto è continuato come prima, la corte ha deliberato, i poteri hanno prevalso, ed essi non hanno altra scelta che morire, e il mondo sta a guardare, al massimo con un poco di dispiacere per questo popolo “selvaggio” che non riesce ad adeguarsi…

Le lotte del popolo Mapuche sono documentate anche in internet, e quindi noi sappiamo che cosa sta succedendo, ma, come al solito, stiamo a guardare.

E in questi giorni un altro messaggio arriva a segnalare il rischio di genocidio di un altro popolo originario: https://informacionporlaverdad.wordpress.com/2015/03/23/exterminan-en-silencio-a-la-mayor-nacion-indigena-de-colombia/

Non c’è che dire, siamo stanchi, abbiamo tanti problemi, le guerre guerreggiate, la privatizzazione dell’acqua, la TAV e le grandi opere, immigrazione, razzismo e quant’altro che ferisce le nostre giornate. É vero siamo sommersi da problemi di cui ognuno comprende e conosce solo qualche aspetto, e che tentiamo di affrontare uno a uno e nei soliti modi (manifestazioni, picchetti, occupazioni ecc:) e con le solite organizzazioni. In tutto questo il problema dei Mapuche, dei Guaranì, in Cile, del popolo Ixjil in Guatemala, dei Maya ecc sono lontani, altro mondo, altra storia, ma ci riguardano completamente, perchè i problemi a loro glieli portiamo noi, glieli abbiamo portati dalla “scoperta” dell’America in poi, colonialismo, presunzione,che ancora segnano la vita e la organizzazione di questi popoli, che hanno molto da insegnarci.

Eppure sembra che anche chi si vuole occupare di loro e dei loro problemi in qualche modo non riesca ad entrare in contatto ed a rendersi conto. C’è sempre il rischio di trasportare i nostri punti di vista, i nostri modi di pensare, ed essere convinti di andare ad insegnare qualcosa. Purtroppo molto spesso il nostro attivismo diviene distratto e cialtrone e la buona volontà non è sostenuta dalla necessaria prudenza dalla comprensione, dalla relazione attenta e rispettosa.

In questi giorni abbiamo avuto vari scambi di messaggi, legati appunto alla scadenza dell’assemblea ENEL, e quello che mi ha colpito sono sia la sottolineatura della “nostra” stanchezza, poche energie, pochi soldi, dall’altra l’evidenza del sentimento di essere lasciati soli che accompagna i messaggi, insieme alla segnalazione di interventi pericolosi, e pressapochisti, che possono danneggiare pesantemente coloro che vivono sul territorio.

Da molo tempo, mi chiedo come si può trovare un modo utile ed efficace di essere solidali, di connettere i problemi che ci attraversano da una parte all’altra del mondo senza pretendere di avere soluzioni buone per tutte, senza nuovi guru o nuovi messia che portino la loro verità e la loro salvezza.

La mia impressione è che dobbiamo autoeducarci a comunicare, ad ascoltare fino in fondo, ad avere pazienza, accettando le lentezze di ognuno, ma senza arrenderci al dato di fatto, al pensiero dominante.

E che dobbiamo cominciare a criticare il pensiero dominante anche quando ci piove addosso con la perdita dei posti di lavoro e con le problematiche della crisi. Dobbiamo diffondere il pensiero che

TINA (There is no alternative – non ci sono alternative) è il rischio maggiore, è lo spegnersi della speranza che ci spinge a lavorare perchè ci siano meno danni nel precipitare dell’inevitabile, invece che cercare altre soluzioni, altri punti di vista, altri modi di guardare alla realtà, cercando una evoluzione in positivo, per un salto verso il ben essere, ben vivere, la condivisione…

Mi fermo, mi sembra di fare anche io la predica, ma penso di continuare ad ascoltare ed a cercare alternative. Per questo i post successivi sono dedicati alla voce di chi sta vivendo i problemi, e se è un po’ brusca, forse è ora che anche noi ascoltiamo.

Una pagina del monologo scritto a suo tempo sulla centrale di Palo Vejo e altri fatti

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Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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