Per Giovanna che oggi compie gli anni: Come tutto è cominciato

La forza...

La forza…

Se penso a Giovanna ora, penso ad una donna forte, che conduce il suo cammino affrontando anche ostacoli e momenti difficili, e l’immagine della forza è quella che più le si attiene, anche se so che in qualche momento ci si può stancare di essere forti, ma il leone ti accompagna, figlia mia, e sul tuo cammino fioriscono nuovi fiori.

Ho pensato che raccontarti la tua nascita sia il dono adatto per questo giorno

IL CONTESTO:

Era il 1972, ed io ero una ragazza con un bambino di due anni e mezzo, un marito, una gravidanza in fase terminale. Questo il mio racconto di quei giorni per Giovanna.

Ti avevamo voluta con determinazione, anzi, avevamo voluto quel secondo figlio, preparandoci seriamente al tuo arrivo ben prima che tu fossi in cantiere. Tuo fratello era nato così, perchè era ovvio, ed io avevo smesso di prendere la pillola da poco, pensavo di aspettare qualche mese, invece lui è stato concepito quasi subito. Con te avevamo fatto tutto per bene, era più di un anno che tuo padre diceva che avremmo avuto un figlio in aprile- maggio… io ero preoccupata, che prendesse simili impegni prima ancora che tu fossi in arrivo, ma lui è un testone, e ci ha preso in pieno! La gravidanza è stata abbastanza tranquilla, un po’ di nausea mattutina che il medico aveva neutralizzato dandomi da prendere il Debendox, un farmaco specifico per le nausee gravidiche, innocuo, mi aveva assicurato… Solo anni dopo avrei scoperto che così innocuo non era, e che era stata una fortuna che tu nascessi senza alcun problema, il farmaco è stato ritirato dal commercio dopo che aveva causato danni a molti bambini… Comunque, gravidanza tranquilla, controlli per l’RH negativo che però non segnalavano problemi, e poi l’incidente che aveva portato via mio padre. Io ero di sette mesi, cercai di estraniarmi e di vivere quei momenti pensando a te che dovevi venire ed essere accolta con gioia, mio padre d’altronde aveva avuto mille attenzioni a protezione della mia gravidanza e del bimbo che anche lui aspettava. Intanto erano cambiate le leggi per l’interruzione dal lavoro pre e post parto, così io ero rimasta a casa da allora.

Grazie al fatto che tu dovevi arrivare avevo convinto la nonna a riprendere una macchina, ed a guidare: era lei che mi avrebbe accompagnato all’ospedale, e noi avevamo una piccola 500 che non ci avrebbe permesso precisione e prontezza, quando fosse venuto il momento.

DOMENICA 9 APRILE:

Erano le otto del mattino, o poco dopo, ci stavamo alzando, Enrico girava per la camera, tuo padre al solito già vestito, io ero ancora in camicia da notte. Mi alzo e mi appresto a lavarmi e vestirmi, sono in piedi, non ho particolari sensazioni, tu devi arrivare, la data prevista è tra una settimana, mi muovo tranquillamente, all’improvviso scende da me un rivolo di acqua chiara, Enrico guarda e dice – Pipì!” – è sorpreso,di rado oramai capita a lui di farsi la pipì adosso,  tuo padre tira su la testa ed osserva, io rido e dico -No, è il fratellino o la sorellina che sta arrivando…- Che frase stupida! Ma sono emozionata e confusa, Enrico sa che sta nascendo un fratellino o una sorellina, io so che stai muovendoti, vuoi nascere, stranamente non sento particolari dolori, ma la rottura delle acque consiglia di muoverci ad andare in ospedale. Enrico viene affidato a Marcella, mentre la nonna viene allertata per portarci a Brescia, io sono convinta che è meglio affidarsi ad un ospedale che abbia tutti i servizi di emergenza, e poi conosco bene la puericultrice del nido, da quando era bambina, e mi piace l’idea che sia lei ad occuparsi di te.

Arriviamo in reparto, mi lasciano ad attendere la visita su una sedia, il fatto che non abbia dolori o contrazioni lascia tutti tranquilli. Verso le dieci e mezza finalmente sono a letto, nella sala dove stanno le donne in travaglio. Una ostetrica mi visita, e fa una apertura maggiore al sacco amniotico, parlano di rottura alta, che non ha innescato il parto e non ti ha lasciato all’asciutto (ho sentito racconti preoccupanti sul “parto asciutto”)… Intanto cominciano le contrazioni, lente, lontane. Nel letto accanto a me c’è una giovane donna molto spaventata, molto agitata che si lamenta e si agita molto, le ostetriche la sgridano, la minacciano di denunciarla se con il suo agitarsi farà del male al bambino… io da buona bastian contrario penso che siano tutte suonate, sia le ostetriche che la vicina, le consiglio di calmarsi, le tengo la mano, lei si sorprende che io non soffra, le spiego che sì, fa male, ma se mi rilasso fa meno male… In realtà verso le undici sono cominciate le contrazioni serie, forti, progressive, e alla fine mi lamento anche io perchè qualcuno mi guardi… stai arrivando in fretta, alle dodici e mezzo sei già tra le mie braccia, una splendida bimba di quattro chili e 150 grammi… Rinetta la puericultrice mi dice che sei sana e forte, è sorpresa che non ci sia segno della fatica del parto, nonostante la tua mole, ma tu sei già molto lunga, e non troppo grossa. Tuo padre e tua nonna sono felici ed emozionati, e dopo poco se ne tornano a casa, lasciandoci alle cure dell’ospedale. Riposo, ti portano da me solamente dal giorno dopo, io ti attacco al seno che ancora non produce latte, ma quel primo liquido ti aiuta, e il tuo succhiare aiuta me.

Resteremo in quel tempo sospeso per dieci giorni, tu stai al nido, ti portano da me a intervalli regolari per il pasto. Poi mi dicono che dovranno addormentarmi per risolvere il problema di un ematoma che non si riassorbe… Allora mi levo il latte con una macchinetta per lasciartene per il periodo della operazione e per tutto il giorno dopo: non voglio che tu ti assorba anche l’anestesia con il latte!.

Finalmente a casa, cominciamo la nostra vita a quattro, arrivo prima a casa di nonna, sulle scale vicino all’ingresso ci sono Enrico e Simona, che hanno avuto la varicella mentre noi eravamo via… mi sembrano enormi, all’improvviso cresciuti al confronto con te. Enrico ti guarda interessato e chiede: “è pella lì la sorellina Giovanna?” ti adotta subito, controlla che cosa facciamo, se appena emetti un vagito mi chiama: “Mamma, la sorellina ti chiama!” Tu mangi e dormi, e cresci benissimo, presto sarai prodiga di sorrisi, e io cerco di evitare che tutti quanti ti “usino” per consolarsi dei loro dolori! Mi irrita che si commuovano con te perché sei una bambina, e temo che ti affibbino da subito il ruolo di “consolatrice”, tu non raccogli, per fortuna.

Hai appena tre mesi quando andiamo al mare, con la roulotte di nonna nella specie di campeggio molto spartano che c’è a Volano, tu riposi sotto i pioppi che con le loro foglie in continuo movimento ti fanno compagnia. Sei quasi sempre all’ombra, qualche passeggiata al massimo in cui il sole ti raggiunge, e la tua pelle è spalmata di una crema protettiva per bambini, ma alla fine ti abbronzi al punto che sembri una piccola mulatta marroncina… al nostro ritorno il medico mi chiederà se non ho esagerato ad esporti al sole, ma tu ti sei abbronzata anche rimanendo all’ombra… La tua predilazione per l’abbronzatura è cominciata presto!

Una preziosa calendula illumina l'ombra

Una preziosa calendula illumina l’ombra

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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