Chetumal- e rientro

Dopo due giorni in Belize, lasciato il confine e con il nostro permesso di soggiorno per sei mesi ancora, siamo rientrati in Messico. Mario ha fotografato la grande bandiera che segna il passaggio e il taxi ci ha accompagnato alla stazione dei bus. Abbiamo alcune ore da passare a Chetumal e decidiamo di andare in centro. Ci facciamo lasciare accanto al museo Maya, che conosciamo dalle visite precedenti. Chetumal è una città moderna che cerca di non dimenticare le sue radici: poche case in legno sono sopravvissute ad un forte incendio e alle inondazioni della metà del secolo scorso, ed ora la città è stata ricostruita in buona parte nella zona più alta, con una lunga ampia discesa che conduce al mare.

Il sole picchia nel mezzogiorno e invano cerchiamo una panchina all’ombra e la troviamo solamente all’interno del museo nel giardino che ospita la ricostruzione di una abitazione maya, con la palapa ed il grande spazio di terra intorno che ogni palapa dovrebbe avere per consentire una economia familiare basata sulla coltivazione della terra, gli alberi da frutta, che qui sono molti e generosi, e l’allevamento di qualche animale. Lo spazio è fresco e ventilato, sul fondo un grande arazzo con una rappresentazione per simboli del legame con la terra, le radici di un globo appena accennato al centro e poi simboli musicali, libri, arte, un cranio umano, qui la “calaveza” è una immagine ripetuta in tutte le maniere. A me sembra un po’ stridente con le immagini della cultura maya, anche se si coglie il tentativo di attualizzarla e reinterpretarla.

Usciamo, una passeggiata verso la spianata delle bandiere, passando vicino al monumento al mestizo, ci permette di raggiungere il ristorante turco, con cameriera maya, che ricordavamo da tre anni fa, c’è ancora, e di nuovo ci troviamo bene anche se per loro è forse un po’ presto, siamo gli unici clienti al momento, ma per noi è quasi ora di tornare al bus e rifare il viaggio verso Valaldolid e casa…

Il monumento al mestizo è un grande polittico che cerca di collegare la cutura dei nativi americani e quella degli invasori che qui si piazzarono e mescolandosi ai nativi crearono appunto i mestizos, che sono il risultato dell’incontro tra differenze.

Chetumal sta diventando un nodo nei nosrti viaggi e nella permanenza, tre anni fa ci chiese l’offerta della nostra guida dello Yucatan, e dei ricordi che vi facevano da segnalibri, adesso è il mio giacchetto di felpa che è rimasto qui, e ciò mi pone qualche problema all’idea del viaggio in bus.

Mi preparo tirando fuori dalla borsa il pareo più pesante e la sciarpa che non ho mai usato, dato il caldo, ma fortunatamente questa volta il clima dell’autobus è più che confortevole.

Siamo in pieno pomeriggio, e piuttosto che sonnecchiare preferisco guardare dal finestrino, riconosco Bacalar, poi selva e qualche villaggio, Lungo la strada bancherelle ad ogni topes che segna il passaggio pedonale all’inizio o alla fine dei paesini entro cui passiamo, un gruppo di persone offre tre ananas per 50 pesos, solo la difficoltà di aggiungerli al bagaglio mi blocca, perché il prezzo è davvero conveniente, e penso che si tratti di produttori locali che si sottraggono alla prepotenza del mercato.

Felipe Carrillo Puerto, lo snodo tra il Quintana Roo e lo Yucatan, prende il nome da un socialista impegnato nella difesa dei diritti dei maya, e che lottò per equiparare i diritti di maya, mestizos e creoli in una società che ancora discriminava le varie etnie. La città sembra essere il centro della cultura e della vita quotidiana dei maya, qui c’è il santuario con la Croce Che Parla, che fu a suo tempo lo stimolo per riunire ed incitare i Maya a lottare e difendere il loro diritti in quella che fu la guerra delle caste. Una guerra in piena regola, nessuna pace è stata ancora siglata, ma ora lo Yucatan sembra impegnato a riconoscere e rivalutare il contributo e la cultura dei maya, che è sopravvissuta alle invasioni e alla sottomissione di un popolo intero. proseguendo verso Valladolid per le strade interne, notiamo molti nomi in lingua maya, e scuole o vie intestate alla guerra delle caste o alla ribellione.

D’altronde in varie città abbiamo incontrato la via de los insurgentes, qui la rivoluzione è oramai istituzionale, anche se questa è una contraddizione.

Dopo quasi sette ore di viaggio in bus, siamo a Valladolid, e poi a casa prima ancora che faccia buio.

Il grande pannello al museo della cultura  maya

Il grande pannello al museo della cultura
maya

La palapa nel giardino del museo

La palapa nel giardino del museo

La bandiera messicana al confine

La bandiera messicana al confine

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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