OPERAZIONE E CONVALESCENZA

Al rientro dal Belize è il momento di affrontare l’operazione di Mario per la rimozione della cataratta all’occhio sinistro, mercoledi 6 aprile.

L’appuntamento è per le 5,30 del mattino. La raccomandazione del medico è che si faccia tutto in modo che Mario sia tranquillo e rilassato, la solita colazione, non pesante ovviamente, ma a quell’ora antelucana è facile! Si preoccupa anche che i suoi capelli siano imbrigliati e trattenuti lontani dagli occhi, così da poter lavorare comodamente.

Ci svegliamo all’alba e usciamo di casa molto presto, non vediamo taxi in circolazione, e ci avviamo a piedi, la camminata nel silenzio del primo mattino è davvero utile e rilassante, e siamo in clinica all’orario preciso. Dobbiamo cercare l’infermiera della reception, che deve preparare Mario. Ci fa accomodare in una sala d’attesa, e mette nell’occhio di Mario la prima di una serie di gocce per dilatare la pupilla, e gli chiede di tenere gli occhi chiusi. La cosa si ripeterà più volte, il medico ci aveva preavvisato che era necessaria un’ora di preparazione. Ad un certo punto viene con una serie di fogli da firmare, comprendo che si tratta di qualcosa simile al consenso informato, e poi fa firmare anche a me, come accompagnatrice e responsabile della cura successiva. Alle sei e 30 vengono con un camice, fanno togliere a Mario camicia e canottiera e infilare il camice, e vanno con lui nella sala operatoria. Tra preparazione, attesa, e operazione vera e propria passano quasi due ore prima che ricompaia con una benda sull’occhio. Ha seguito per il possibile, e l’anestesia locale ha fatto in modo che non sentisse particolare dolore o fastidio. Dopo un periodo di riposo, il medico ci prega di seguirlo nello studio, dove ci spiega l’andamento generale, ci dice che è andato tutto bene, non ci sono stati intoppi, ora deve riposare e proteggersi dalla luce forte. Qui la luce è davvero intensa, e quindi niente uscite durante il giorno. Niente passeggiate o andare a far spese, si raccomanda, niente sforzi o piegare la testa. Deve riposare al massimo, se vuole guardare un po’ di tele va bene, non leggere, o forzare la vista. La benda sull’occhio la posso rimuovere io domani, mi raccomanda mani lavate e disinfettate, e poi ci da una serie di prescrizioni, una iniezione, antibiotici da prendere ogni 12 ore uno, e ogni 24 l’altro, e da domani, una volta levata la benda, una goccia ogni tre ore nell’occhio operato. Il sabato, siamo a mercoledì, abbiamo il primo controllo, e il prossimo sarà dopo un’altra settimana. Uscendo saldiamo con la segretaria il conto, novemila pesos oltre i cinque versati in precedenza come anticipo.

Mario si sente un po’ stordito, ovviamente, e vorrebbe fare qualche passo prima di chiudersi in casa, l’occhio per ora è completamente protetto, così decidiamo di arrivare sino alla farmacia vicino per prendere i medicinali necessari, La prima boccettina di gocce me l’ ha data il medico, ma di certo non durerà a lungo. Poi un taxi ci porta a casa.

I primi giorni sono stressanti, per la necessità delle gocce ogni 3 ore, e la preoccupazione di non premere sull’occhio dormendo o fare altri movimenti bruschi. Tolta la benda, recupero un paio di occhiali scurissimi e avvolgenti, che proteggano dalla luce forte dello Yucatan, e Mario rimane comunque in casa per i due giorni successivi. La prima uscita il sabato per il controllo, e scopre che nonostante gli occhiali scuri comincia a vedere qualcosa di più. Il controllo va bene, le gocce ogni quattro ore, di giorno, la notte invece si dorme, e questo è un buon passo avanti. Anche il controllo successivo è buono, va tutto bene, e Mario comincia a scoprire che vede particolari, riesce a leggere insegne che prima nemmeno intuiva, e percepisce meglio i colori…

Al termine della visita di controllo, il medico ci chiede se è soddisfatto, se va tutto bene, se vede meglio, e poi osserva: “bene, se altri stranieri hanno bisogno di un intervento, io sono qui”. Questa osservazione mi fa comprendere alcune cose: non solo questo è un servizio privato, ma il medico è imprenditore di se stesso, ci tiene ad avere il miglior risultato perché ama il suo lavoro, è coscienzioso e rispetta i pazienti, ma anche perché essi sono la sua miglior presentazione, e il passaparola è una ottima pubblicità basata sull’esperienza diretta. In linea di massima l’organizzazione è attenta, ma casalinga, la ragazza che prende gli appuntamenti e sta in sala d’attesa con noi è anche l’assistente che mette le gocce ai pazienti che devono dilatare l’occhio per le visite più approfondite. Il medico le da le indicazioni, e lei esegue con calma, nella sala comune. La porta dello studio d’altronde non viene mai chiusa per far circolare più aria, dato che in sala d’attesa vi è un condizionatore, e basta alzare appena la voce perché si senta ogni richiesta la ragazza risponde subito, con l’orecchio allenato. Non saprei dire se sia infermiera professionale o semplicemente una assistente, l’ho vista occuparsi di tutto, dal mettere le gocce ai pazienti al prendere appuntamenti e riscuotere i pagamenti allo spazzare il pavimento. Si muove con calma e competenza, tratta con gentilezza e fermezza i pazienti, fornisce tutte le spiegazioni, da l’impressione di essere al posto giusto.

La sorpresa, se così si può dire, è la competenza e la preparazione di questo oculista, che ha compreso subito i problemi degli occhi di Mario, ha fatto direttamente molte analisi, come gli ultrasuoni per misurare la lente da mettere nell’occhio, ha macchinari modernissimi, e si muove con sicurezza dallo studio alla operazione che esegue direttamente. In un successivo controllo, a tre settimane dall’operazione, toglie in studio un punto che aveva messo per fermare la lente del cristallino, una leggera anestesia ha evitato ancora una volta ogni dolore, anche se un po’ di fastidio rimane. Una cosa che mi ha colpito è anche questa preoccupazione perché non senta dolore: senza ricorrere ad antidolorifici sofisticati, ha consigliato il paracetamolo, al bisogno, ogni sei ore minimo, sottolineando che non doveva sentire dolore.

Se la scuola oculistica di Cuba è famosa, “sono i migliori del mondo”, ci ha detto un amico che lavora in campo medico, quella dello Yucatan con ogni probabilità è molto vicina, e gli scambi devono essere frequenti. Qui tutti ci hanno detto, sia a Tulum che a Valladolid, che a Merida ci sono gli oculisti migliori, e la nostra esperienza ci fa confermare che la scuola di Merida è molto buona e la competenza è ottima. Magari al centro Oftalmos di Merida hanno uno stile più da clinica all’occidentale, ma penso che nulla sia mancato alla clinica San Juan, forse un po’ di sovrastrutture in meno, ma l’essenziale e importante c’è tutto.

L’ultimo controllo, prima del nostro rientro in Italia sarà a breve, il medico ha consigliato di riflettere bene sulla opportunità di intervenire al più presto anche sull’altro occhio, così da non avere una visione molto diversa tra i due, ma ora non è consigliabile ne possibile, con il viaggio prossimo, quindi ci faremo prescrivere gli occhiali per poter leggere e vedere da vicino.

dIETRO GLI OCCHIALI SCURI

dIETRO GLI OCCHIALI SCURI

IN ATTESA DEL CONTROLLO, CONFRONTANDOSI CON LA FLORA RIGOGLIOSA

IN ATTESA DEL CONTROLLO, CONFRONTANDOSI CON LA FLORA RIGOGLIOSA

subito dopo l'intervento

subito dopo l’intervento

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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