Turisti, clandestini e la guerra degli uccelli

La bambina canta la sua canzoncina aspettandosi pochi spiccioli. La guardavo avvicinarsi, ordinata, i capelli pettinati in due treccine strette, il vestito tradizionale, l’hujpil, ben stirato e pulito, si è avvicinata prima ad un altra coppia, evidentemente turisti che hanno apprezzato lo stile e le hanno dato una bella mancia, poi viene da noi, educatamente chiede se vogliamo sentire una bomba. Ups, una bomba! Le chiedo che cosa è, una tradizione di Valladolid mi risponde, e comincia a cantare con tono basso, ma curato. Le faccio una foto, e riprendo un poco della canzoncina per sentirmela poi con calma. La bambina se ne va sorridendo e ripone nella borsetta all’uncinetto anche il nostro piccolo obolo. Determinata, gentile, per nulla intimidita, si aggira per il parco quasi vuoto alla ricerca di altri disposti ad ascoltarla, e pensiamo che riuscirà a mettere insieme un bel gruzzolo. cantando-una-bomba

Questo del parco a volte sembra un tempo sospeso, gli alberi fioriti a gennaio, ciò che resta dell’albero grande curato e usato per reggere fasci di orchidee che portano nuova vita al vecchio tronco, la mestiza, che secondo me è una versione della versante, la temperanza dei tarocchi, che rimane con la sua brocca al centro della fontana, mentre intorno uccelli neri, quelli che io chiamo “corvo pavone”, per la lunga coda e i riflessi azzurri che ogni raggio di sole strappa alle loro piume, difendono lo spazio dalla invasione sempre più impertinente dei piccioni. Forse ora si sono divisi il territorio, i piccioni hanno i marciapiedi, i passaggi asfaltati, con il vantaggio di essere a tiro di qualche turista di buon cuore, mentre i corvi, gli altri uccelli, scoiattoli e chi altro hanno i prati e gli alberi. Non che siano confini definiti, il passaggio è fluido, un corvo impertinente si infila nel gruppo dei piccioni e ruba un boccone interessante di cibo, e qualche colombo prova a razzolare nel prato, prontamente bloccato dai corvi che lo invitano a uscire. Superato il periodo delle guerre aperte, ora pare che ci sia una tregua vigile, speriamo che regga. Altrove ho visto negli anni il prevalere dei piccioni e il conseguente degrado del parco, meno abitabile per gli umani, dato che i piccioni sporcano molto e con indifferenza…

D’altronde qui gli alieni siamo noi, i clandestini mi verrebbe da dire, anche se questa parola evoca oramai segnali nefasti, ma sì, noi umani siamo clandestini su questa terra, se non riusciamo a vedere ed accogliere la vita in tutte le sue forme ed a relazionarci positivamente con essa. Qui a Valladolid gli stranieri siamo parecchi, e in crescita mi sembra. Sempre più spesso incontro coppie di anziani come noi, chiaramente non originari del posto, che trovano più piacevole vivere qui che al loro paese. Il clima certo è molto migliore, caldo, e il cambio favorevole permette a dei vecchi pensionati una vita comoda, mentre a casa avremmo dovuto fare i conti e faticare ad arrivare a fine mese. Il cambio, e la capacità di accoglienza, per cui mi rendo conto che, salvo i quattro negozi intorno al parco che agiscono da acchiappaturisti un po’cari e un po’ imbroglioni, non c’è un grande tentativo di profittare del fatto che siamo stranieri per alzare il prezzo. Il sacchetto di frutta costa sempre dieci pesos, come sei anni fa, e altre cose rimangono più o meno nella norma, compreso l’affitto di casa, che è decisamente sostenibile. È chiaro che la nostra presenza qui porta un piccolo contributo alla sopravvivenza, magari con le cosette di uso quotidiano che si comprano per strada, ma quel che è certo che sia noi, che gli statunitensi o i canadesi che ho incontrato siamo ben accolti, e ci sentiamo bene. L’attitudine a salutare e sorridere ci rende ogni uscita un incontro con persone sorridenti, che salutano anche senza conoscerti, o che oramai ti riconoscono ed allargano di più il sorriso. E questo illumina tutta una giornata, tanto che mi pare strano quando, raramente, incontro qualcuno aggrondato.

Cancun e Palya del Carmen, le due città del vicino Quintana Roo più conosciute dai turisti e che di turismo vivono, cominciano a essere poco praticabili. Ultimamente a Playa una sparatoria a un festival musicale molto frequentato da giovani turisti e locali, ha messo in evidenza il problema della guerra tra un gruppo e l’altro. Si è detto un piccolo spacciatore impedito a entrare nell’area del festival, ma un grande lenzuolo scritto a mano comparso a Playa chiama in causa l’organizzatore del festival e gli dichiara guerra aperta… I turisti se ne sono scappati in tanti, l’aria si fa meno respirabile dove emergono questi comportamenti che rivelano la presenza diffusa e pressante della malavita. Nella sparatoria è morto anche un ragazzo italiano, uno dei tanti che lavorano tra Cancun, Playa e Tulum, e che si è trovato in mezzo, insieme ad altri buttafuori che con lui sono morti. Chiaramente non erano presi di mira i turisti, ma qui spesso il gioco è fluido, tra chi rimane per qualche mese, chi fa lavoretti salturari ed esce dal paese per due o tre giorni ogni sei mesi, per rientrare ufficalmente come turista e lavoricchiare in nero, stando attenti ai controlli della migracion, e chi è dipendente da qualcuno ed è riuscito ad avere un permesso permanente.

Così i flussi tendono a spostarsi lentamente, e Valladolid è un po’ in mezzo, punto di transito per chi vuole visitare Chichen Itza da una parte e Ek Balan dall’altra. Passano i pulman delle visite organizzate, spesso fermano in centro, allo “zocalo” o arrivano sino al Cenote Zacì, che ha accanto un ristorante attrezzato, il mercato artigianale ed è a due passi dal mercato municipale. I pulman si affollano , i turisti di passaggio a gruppi compatti passano velocemente per il parco per risalire sul bus e ripartire verso altri luoghi e altre mete. Valladolid celebra le sue feste, blocca le strade per far passare un gremio o una processione, una sfilata, o il ballo in piazza della domenica sera.

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Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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