Luna Piena 4 Novembre

IMG_20171101_093605LUNA PIENA 4 NOVEMBRE 2017
Una luminosa luna che si sta preparando alla sua pienezza, mi ha ricordato nel viaggio di ritorno da Tulum, che fra poco, il 4, sarà piena, e che c’è qualcosa da dire e da riflettere su questa Luna così oscura, così forte e ricca di significati.
Poi la luna si è oscurata e siamo arrivati a Valladolid sotto un acquazzone. La luce e l’ombra si intrecciano in questo novembre.
Oggi è il dia de Muertos, in ogni regione, anche in Italia è il giorno dei morti, e ognuno ricorda i propri cari defunti. Qui in Messico c’è l’uso di fare degli altari, dove porre la foto del nostro morto e alcune cose che in vita gli piacevano, perchè tornando a visitarci in questa notte in cui si assottiglia il velo tra i mondi, possano trovare la strada, tra candele accese e cose gradite, dolci e quant’altro. Vi è però anche l’attenzione a tutti i morti: in più zone si è fatto un altare per le donne morte di feminicidio, Ni Una Menos, scritto con i fiori e le candele, e una grande marcia delle Katrine, la maschera scheletro simbolo un poco di questa festa, è stata fatta a Città del Messico per ricordare queste donne.
Ci sono altre morti da ricordare: quelle da guerre, bombardamenti, disastri più o meno annunciati, terremoto, dal mare, dei migranti respinti, quei piccoli la cui immagine ha commosso, superficialmente, il mondo, ma che nulla hanno cambiato della tragedia quotidiana che i migranti stanno vivendo. Vi rimando al post sul mio blog ragionandoci per le riflessioni più specifiche:
https://ragionandoci.wordpress.com/2017/10/27/dia-de-muertos-incontri-e-riflessioni/,
Riflettendo su questa Luna Piena, mi viene in mente che in Italia il 4 novembre ha anche altri significati, e altre eco, che però arricchiscono di senso la nostra riflessione: ancora si celebra una vittoria militare, ottenuta a prezzo del macello di migliaia e migliaia di giovani innocenti, che non potevano sottrarsi, salvo venire fucilati per diserzione, con uno spreco di vite indifferente. Ecco ancora qui, il secolo breve, quello delle rivoluzioni , dei campi di sterminio, dell’ ONU, del mai più, è stato un ammasso di morti per una causa, per dovere, senza causa, per razza, religione, credo politico, etnia o chissà quale altra categoria. E si è concluso col tentativo di mettere ordine, di imporre legge e ordine a qualunque prezzo. E il nuovo secolo, quello che doveva offrire meravigliose speranze, si è aperto sulla fabbrica della indifferenza per l’altra, l’altro, sul solipsismo e la centratura sul sé, sull’apparire più che sull’essere, e questo 2017che sta per concludersi ha portato con sé la guerra oramai apertamente dichiarata ai popoli e alle rivendicazioni di libertà, giustizia e uguaglianza.
Il panorama è fosco, è vero, e può prenderci lo scoramento di vivere isolate, la sensazione di essere aliene completamente stonate, fuori squadra rispetto ad un mondo in cui non ci riconosciamo. Le donne sono comunque aliene, sia che cerchino di adeguarsi alle richieste del sistema, sia che se ne tirino fuori disgustate, eppure io credo che solo da noi, dalla relazione e dal sostegno tra donne possa venire quel cambiamento oramai indispensabile, penso che solamente accettando anche la nostra ombra come parte di noi, e affidandoci alla nostra saggezza interiore potremo passare dentro questo buio e trovare in noi nel profondo una nuova luce da portare lentamente e gentilmente all’esterno, che illumini le assurdità, le storture, e possa portare energia nuova per un mondo dove sia bello vivere insieme. Non c’è più tempo per esitare e rimanere indifferenti, e invece dobbiamo prenderci il tempo per sentire, per ascoltare, per darci energia e forza reciprocamente, impedendo alla violenza al malessere, al rancore e all’indifferenza di occupare tutti gli spazi.
Dobbiamo osare, immaginare il mondo nuovo che vogliamo, chiedere aiuto anche ai nostri morti, e sono tutti nostri, io credo, per trovare nuove strade verso l’armonia e il benessere con le altre e gli altri, affrontando le difficoltà e le differenze, senza farsene scudo e barriera, ma cercando i punti di contatto, di ascolto, di scambio e ricchezza reciproca che ogni differenza può portare.
Per questa luna accendiamo fuochi a illuminare la notte, carichiamo di energia le nostre candele e le nostre pietre, cerchiamo le protezioni che l’universo ci può offrire perché è maturo il tempo della presa di coscienza, della assunzione di responsabilità, del sottrarsi alle logiche del potere, del costruire da ora un futuro differente sopra le macerie di un mondo disastrato. E solo insieme, prescindendo da ciò che non viene fatto da chi dovrebbe, accordandosi, aiutandoci reciprocamente, possiamo trovare nuove strade e nuova armonia. Allora invochiamo la protezione di questa luna, che con la sua luce tranquilla col suo ciclo che sempre ritorna ci aiuti e ci indichi il cammino. Dentro di noi c’è la saggezza, la competenza, la forza risanatrice che possiamo incontrare per uscire fuori e costruire nuovi cammini. IMG_20171101_093652
Le foto che accompagnano questa riflessione sono pezzi o tappe della costruzione del collage che ho fatto per il mio altare poco messicano forse, ma inteso ad accogliere ogni dolore, ogni morte violenta e ingiusta, ogni bambina bruciata violata, uccisa, ogni donna, ogni bimbo e ogni uomo, insieme agli affetti più diretti più vicini.

Di seguito un breve brano da El milionesimo circulo, di Jean Shinoda Bolen, dal capitolo COME CAMBIARE IL MONDO
sotttitolo Il milionesimo circolo
La centesima scimmia è un racconto che ispirò gli attivisti antinucleari a proseguire forti quando la oce del senso comune diceva che la corsa agli armamenti era impossibile da frenare. Essi credevano fermamente nel messaggio e nella morale di questo racconto basato sulla teoria della Rsonanza Morfica ddel biologo Rupert Sheldrake, che postula che la condotta di una specie cambia quando le modificazioni al suo interno raggiungono un livello critico, cioè quando si manifestano in un numero preciso di soggetti: grazie a ciò, il comportamento e le abitudini di una specie intera esperimentano una trasformazione. (…)
La centesima scimmia era quell’ipotetico individuo che aveva inclinato la bilancia in modo decisivo per la specie: quello il cui cambiamento significò che tutte le scimmie, a partire da quel momento, lavassero le loro patate dolci prima di mangiarle. A modo di allegoria, il centesimo mono alimenta la speranza che quando un numero decisivo di persone trasforma la sua attitudine o il comportamento, la cultura nel suo complesso si trasformerà. In pochi cominciano a fare quello che era impensabile, e presto sono molti che lo fanno, e quando un certo numero di individui cambia, questa nuova condotta forma parte indivisibile di ciò che siamo, e di come siamo come esseri umani. Qualcuno dovrà essere la scimmia n 37, e quell’altro la 43, e il 99, prima che si arrivi alla numero cento… e nessuno sa quanto vicino sta questo momento, o quanto è distante la centesima scimmia, sinchè, all’improvviso, eccola!
Se qualche volta avete percorso un labirinto capirete come è il viaggio di cui parlo. Cammini e cammini seguendo un sentiero che sempre si torce e cambia direzione, senza modo di sapere quanto manca per arrivare al centro, sino a che, in modo inatteso, eccolo lì davanti a te. Una volta che sei arrivata al centro, che è simbolo di profonda percezione e saggezza, si può rimanere lì il tempo che ci piace, però prima o poi sarà ora di portare al mondo questa conoscenza o questa esperienza e dovrai nuovamente camminare e camminare attraverso il labirinto, senza sapere quanto sia vicina o quanto lontana ti trovi dall’uscita. Finchè non prendi questa ultima deviazione e ecco, sei fuori.

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Come Imu e i suoi amici
Perchè la cultura umana cambi, perché esista la centesima scimmia, è necessario l’equivalente umano di Imo e dei suoi amici, poiché solo a questo modo potrà il patriarcato incorporare da un lato la sottile sapienza e compassione associata all’aspetto femminile dell’umanità, e d’altro lato la sapienza indigena che implica la connessione con tutti gli organismi viventi del pianeta, e arrivare a questo modo a un equilibrio.. Credo in verità che sarà quello che potrà succedere quando vi sia un numero sufficiente di circoli di donne: perchè il sistema patriarcale cambi, deve esistere un milionesimo circolo. E deve essere così perchè ciò di cui il mondo ha bisogno ora è una iniezione del tipo di saggezza che hanno le donne, e la forma stessa del circolo è una incarnazione di questa saggezza. La famosa affermazione di Marshall Mac Luhan “il mezzo è il messaggio” può sicuramente applicarsi ai circoli di donne, perché in un circolo non esiste la gerarchia, e questo è l’uguaglianza: è così che una cultura si comporta quando ascolta e apprende da ognuno dei suoi componenti.
Sono molti i modi in cui le donne comunicano nel circolo, e la conversazione adotta una forma di spirale nella esplorazione soggettiva di ogni tema.. Ascoltando, essendo presenti, rappresentando un modello, reagendo, approfondendo, facendo da specchio, ridendo, piangendo, sentendosi afflitte, ispirandosi alle esperienze e condividendo la saggezza della esperienza le donne del circolo si appoggiano mutualmente e scoprono se stesse attraverso la parola. (segue)

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Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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