adesione all’appello alle autorità cilene perchè il Machi Celestino Cordova torni al suo rewe per 48 ore

http://ecomapuche.com/index.php/2018/03/31/alle-autorita-cilene-machi-celestino-cordova-al-suo-rewe-per-48-ore/

La persecuzione e il disconoscimento dei diritti dei popoli originari ha raggiunto in Cile livelli davvero impensabili. Il popolo mapuche vive una condizione continua di devastazione ed espropriazione delle proprie terre e il disconoscimento di alcun valore per le proprie tradizioni e convinzioni. Le donne e gli uomini più saggi, le Machi ed i Machi, sono presi particolarmente di mira in quanto custodi della tradizione  autorità morali del proprio popolo. Il Machi Celestino, condannato con un processo molto equivoco, chiede da tempo il permesso, previsto dalle leggi carcerarie per le autorità spirituali, di tornare per 48 ore al suo rewe, ma nemmeno lo sciopero della fame, oramai protratto e che sta affettando gravemente la sua salute hanno smosso le autorità carcerarie, dato che si tende a non riconoscere valore alle manifestazioni della spiritualità mapuche.

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Alle autorità cilene: MACHI CELESTINO CORDOVA AL SUO REWE* PER 48 ORE

Noi, sottoscritte associazioni internazionali per la difesa dei diritti umani,

in particolare quelli del popolo-nazione mapuche e di tutti i popoli indigeni del mondo,

esprimiamo profonda preoccupazione per le condizioni di salute del

machi Celestino Cerafín Córdova Tránsito

(31 anni, membro della Comunità “Chicahual Córdova” di Yeupeko, comune di Padre Las Casas, IX regione dell’Araucanía, Repubblica del Cile), detenuto presso il Centro de Cumplimiento Penitenciario (Penitenziario, lett. “centro di scontamento delle pene”, CCP) di Temuco dal gennaio 2013. Il machi (autorità spirituale tradizionale mapuche) fu condannato a 18 anni di reclusione per “incendio con esito letale” (Codice penale della Repubblica cilena, art.474.1), perpetrato il 4 gennaio 2013 nel comune di Vilcún, che spense la vita di Werner Luchsinger Lemp e Vivian Mackay González (Tribunale di giudizio orale penale di Temuco, causa ordinaria, RIT 220-2013, RUC 1300014341-8, sentenza del 28 febbraio 2014, rettificata con risoluzione del 3 marzo dello stesso anno).

Dal 13 gennaio di quest’anno 2018, il machi Celestino sta portando avanti uno sciopero della fame con l’obiettivo di ottenere un permesso d’uscita dal carcere per 48 ore per poter tornare al proprio rewe* (area verde incontaminata utilizzata come spazio spirituale e cerimoniale, simbolo insieme territoriale e sacro) allo scopo di rinnovare, secondo la cosmologia (cosmovisión) mapuche, le proprie energie spirituali e psicofisiche, tramite il contatto e il rinnovato legame con la Ñuke Mapu (Madre Terra).

Si tratta di rispettare concretamente:

  • il diritto alla libera professione della propria religione, in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti umani (art.18) e, più specificamente, alla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (art.12.1); diritto garantito anche ai/alle detenuti/-e dalle Regole minime per il trattamento delle persone detenute delle Nazioni Unite (artt. 6.2 e 42*) e dai Principî e Buone Prassi per la protezione delle persone private della libertà nelle Americhe della CIDH (principio XV “Libertà di coscienza e religione”); e

  • il diritto al più alto livello possibile di salute fisica e mentale, in conformità al Patto internazionale per i diritti economici, sociali e culturali (art.12.1) e, con più specifico riferimento al diritto di ricorrere alla propria medicina tradizionale, alla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (art.24).

In questa sede non esamineremo, di tale sentenza di condanna, la fondatezza, né l’equità e l’imparzialità, e neppure la proporzionalità rispetto al reato contestato al machi. Senza dilungarci sul processo, che riteniamo basato su standard probatorî degni dell’Inquisizione spagnola, sottolineiamo la natura insidiosa delle considerazioni espresse dalla Corte suprema di Santiago nel paragrafo ventiseiesimo della sentenza di respingimento (12 maggio 2014) del ricorso per cause di nullità presentato contro la sentenza di primo grado.

Nel caso presente, la Corte suprema pare sì aver letto il rapporto antropologico allegato al ricorso, ma senza comprenderlo autenticamente. La detenzione è di per sé sofferenza, ma (come le scienze antropologiche e sociologiche hanno ormai indiscutibilmente comprovato) alle persone indigene causa danni psicologici e fisici più gravi che alle persone avvezze allo stile di vita “occidentale”; e un/una machi, in virtù della sensibilità particolare ereditata dai/dalle antenati/-e e amplificata attraverso una vita di rigorosa disciplina, risente di tali condizioni con gravità incomparabile. I danni non si limitano al/alla machi detenuto/-a, bensì investono la sua comunità, con l’interruzione d’una serie di funzioni spirituali e sociali fondamentali (fra cui la guarigione) – come se un’intera comunità cadesse inferma o mutilata.

Ricordiamo che la norma dettata dall’articolo 10, comma primo, della Convenzione 169 dell’OIL (alla quale la stessa sentenza fa inevitabile riferimento) non costituisce trattamento di speciale favore rivolto a persone appartenenti ai popoli indigeni, quasi fosse un privilegio destinato ad esseri de sublime bontà, superiori all’“uomo medio” citato nella sentenza; trattasi invece di una delle “azioni positive” finalizzate a porre riparo alle molteplici forme di discriminazione che colpiscono i popoli indigeni, a livello sia individuale che collettivo. Le considerazioni espresse dalla Corte suprema, simulando un rispetto puramente formale, sono in contrasto con le stesse fondamenta concettuali della Convenzione 169.

Esortiamo pertanto la Gendarmería e tutte le competenti autorità dello Stato a

concedere immediatamente al machi Celestino Cerafin Córdova Tránsito,

così come a tutti/-e i/le machi detenuti/-e,

ora e in tutte le occasioni di necessità,

la richiesta uscita dal carcere per 48 ore

per poter tornare al proprio rewe e recuperarvi la salute psicofisica.

Ringraziando dell’attenzione e confidando in un risultato positivo, porgiamo

Distinti saluti,

Prime adesioni:

EcoMapuche, Associazione italiana d’amicizia col popolo mapuche – Italia

Comisión europea para los derechos humanos y los Pueblos ancestrales (Commissione europea per i diritti umani e i popoli ancestrali, CEDHPA) “Harald Edelstam” – Göteborg, Svezia

Colectivo Trawun Barcelona (Collettivo “Assemblea” [in lingua mapudungun] B.) – Barcellona, Spagna

Trawunche Madrid (“Assemblea” [in lingua mapudungun] M.) – Madrid, Spagna

COMABE Comité de Solidaridad con el Pueblo Mapuche (Comitato di solidarietà col popolo mapuche) – Belgio

Coordinación de Apoyo al Pueblo Mapuche (Coordinamento di sostegno al popolo mapuche) – Madrid, Spagna

Colectivo NGChile – Ginevra, Svizzera

Red Mapuche Suiza (Rete Mapuche Svizzera) – Svizzera

Comisión de Apoyo a los Pueblos Originarios de Chile (Commissione di sostegno ai popoli originarî del Cile) – Ginevra, Svizzera

Defensoría Internacional por el Derecho de los Pueblos (Difesa giuridica internazionale per il diritto dei popoli) – Ginevra, Svizzera

ALMA REBELDE, Associazione di Solidarietà fra i Popoli – Italia

Elena Urrutia, Attivista Internazionale per i Diritti dei Popoli Indigeni, Germania

Per aderire scrivete a ecomapuche@gmail.com

*

* L’art.42 fa riferimento unicamente a «servizî [funzioni religiose] organizzati all’interno dello stabilimento [penale]» e al possesso di «libri di preghiera e di educazione religiosa», cioè soprattutto alle religioni monoteistiche tradizionali: tuttavia, un’interpretazione estensiva è evidentemente consentita, poiché la questione essenziale è garantire la libera professione di tutte le religioni senza discriminazione.

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Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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