Anniversario della Rivoluzione Messicana, aspettando AMLO

L’anniversario della rivoluzione, è stato festeggiato qui a Valladolid con una sfilata dei bimbi e maestre delle scuole per l’infanzia, venerdi scorso, e il 20 novembre con una sfilata aperta da tre piccoli gruppi di militari che si esibiscono in esercizi di abilità, cui fanno seguito i motociclisti che anch’essi fanno acrobazie, la piramide e altre brevi evoluzioni, e poi a cavallo uomini e donne, e qualche bambina, con i vestiti della rivoluzione. Si festeggia la rivoluzione, una ragazza addirittura indossa due strisce che simulano le cartuccere incrociate a tracolla, come quelle che compaiono in molte foto di Zapata. In effetti le lunghe gonne ampie a fiori sono la “divisa” delle rivoluzionarie, che parteciparono in molte a suo tempo.

Ora mentre sventola la grande bandiera messicana è un momento particolare per il Messico, il nuovo presidente si insedierà a giorni, il primo di dicembre, e già si vedono le avvisaglie della montagna di problemi che si troverà ad affrontare: forte di una buona maggioranza, che ha battuto i brogli e le pressioni contro, AMLO è stato eletto come una speranza che le cose possano cambiare, che si finisca con la corruzione e il furto continuo di denaro pubblico, con una sudditanza agli USA che ha fatto subire di tutto, e non ultimo per le sue promesse di rispettare i diritti degli indigeni e risolvere i problemi base di povertà e mancanza di sostegno per i più deboli. Non si è ancora insediato, ma alcune dichiarazioni sono circolate dando una svolta alla posizione politica, con il rifuto di condannare il Venezuela e la dichiarata volontà di mantenere buoni rapporti con tutti, Maduro compreso. Rispetto alla carovana dei migranti, la dichiarazione è stata che la prima cosa che preoccupa è il rispetto dei diritti umani, e credo non sia un caso che la sfilata di Città del Messico per il giorno dei morti fosse un omaggio all’accoglienza, con l’elenco di tutti i tipi di migranti, dai conquistadores in poi, che sono stati accolti sempre dal Messico. Un altro nodo è il progetto sicurezza che presenta luci ed ombre, e la decisione di fare una consulta popolare per approvare o meno la costruzione del “treno Maya”

Il pri e il pan i due partiti di destra precedentemente al governo, sono scatenati a sottolineare tutti gli errori ed i rischi, a enfatizzare il problema dei migranti con uno stile da “prima i Messicani” cui ho visto rispondere con molta chiarezza in un manifesto che chiama all’impegno per tutti, e con lo svelamento delle fake news tese a mostrare i migranti come invasori aggressivi e pretenziosi. Sono state costruite ad hoc, sfruttando immagini in giro per il web a cui sono state cambiate le didascalie: i migranti buttano i vestiti che vengono loro regalati, dice una foto che mostra cassonetti pieni di abiti che strabordano, questo dimenticando che non ho visto molti cassonetti in Messico come quelli in uso da noi, ma tutto va bene per gettare fango: in realtà si trattava di una operazione fatta in Spagna più di un anno fa in cui la Croce Rossa ha effettuato una disinfestazione e sostituito e buttato i vestiti di alcuni migranti dopo aver verificato che erano infestati e quindi pericolosi per loro. Un altra fotografia mostra un signore con un cartello in mano che si lamenta per la dieta di riso e fagioli che viene loro offerta, il signore esiste, o meglio esisteva, dato che è morto un anno fa, è guatemalteco, ed aveva in mano un cartello con proteste specifiche in una dimostrazione passata, basta l’aiuto di fotoshop per cambiare il tenore del cartello ed usarlo per i propri scopi. La macchina della propaganda si insinua nelle pieghe delle difficoltà che sicuramente incontrerà il nuovo presidente, che è comunque all’interno del sistema corrente, punta allo sviluppo ed è favorevole all’estrattivismo, anche se oramai è già stato venduto tutto dalle amministrazioni precedenti, dal petrolio alle miniere d’oro.

Sarà difficile coniugare questa visione con le richieste dei popoli indigeni che non demordono, e qui si incontrano i problemi maggiori. e quelli che a mio avviso sono i più seri e da ponderare con cura. Mi hanno colpito alcuni articoli di Desinformemos che citando fonti indigene fanno una critica puntuale al piano sicurezza per la parte che riguarda la conferma dell’uso dell’esercito e la assenza di una attenzione rispettosa alle organizzazioni e all’autogverno degli indigeni: riconoscere che hanno propri consigli e proprie organizzazioni sociali, così come previsto dalle leggi e accordi internazionali sarebbe un primo passo, che per ora non si vede. Un altro problema correlato a questo è la consultazione in buona fè, che pare voglia essere fatta non rispettando il senso e le forma del diritto dei popoli che vivono sul territorio che andrà a soffrire per i lavori del treno, mentre si pensa ad una generica consultazione. Giustamente gli indigeni si infuriano per questa mancanza di attenzione. Ciò che più mi ha colpito del loro documento è quando si osserva che farà la stessa fine di Correa e Morales, per per rimanere dentro il mercato hanno negato i diritti e il rispetto dei popoli nativi… Vengono citati due presidenti che abbiamo sempre considerato democratici ed aperti, ma che non hanno rifiutato in toto il sistema corrente e quindi si sono invischiati negli stessi problemi che vogliono combattere.

Mi viene allora da chiedermi se è possibile restare dentro le regole del capitalismo e contemporaneamente cercare di sviluppare una società solidale ed includente, ma rispettosa della storia e delle differenze.

Naturalmente è una domanda retorica, ma che pone dei problemi non da poco a tutte le persone che hanno scelto questo presidente con la sincera speranza di un cambiamento.

Tocca avere una presenza strabica e differente, per evitare che nelle pieghe del dissenso sacrosanto sulle questioni di base non si insinuino coloro che vogliono screditare il cambiamento e la possibilità di cambiare almeno un poco i fondamenti di questa società. Non dobbiamo dimenticare poi che ogni cambiamento crea incertezza e potrebbe succedere che le riforme attese possano richiedere dei tempi per essere attuate e conosciute, e che in questo periodo qualcuno si trovi danneggiato nel momento della eliminazione di strutture e metodi clientelari che fino ad ora erano stati una fonte di sopravvivenza per alcuni che si erano regolati sulle offerte correnti.

È un momento di attesa, di dubbi e speranze, di timori ed interrogativi. Cambiare atteggiamento e punti di vista è difficile, e la attenzione allo “sviluppo” rischia di interferire con la volontà di migliorare le cose per tutti. Vi è anche una forte tensione con i popoli indigeni, perchè l’ammodernamento e lo sviluppo del turismo e dei “pueblo magico” rischia di far diventare la cultura profonda non una solida radice, ma una presentazione da cartolina, con gli indigeni, i maya qui dove vivo, ma non solo loro, a fare da comparse del film del Messico magico.

Le critiche da destra sono cominciate quando AMLO si è espresso dicendo due cose che rendevano evidente la volontà di discostarsi dalla politica di Trump, e quindi è cominciata la macchina del fango, con le invenzioni, la sollecitazione degli istinti peggiori della piccola borghesia che si era adattata al sistema di corruzione, il tentativo di svalutare tutto quel che viene dalla nuova amministrazione. Su questo ci vuole molta attenzione e molta fermezza per non ritrovarsi davvero invischiati in critiche in cui tutti sono perdenti e per impedire il tentativo di confermare lo status quo.

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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