Il nostro mondo sta bruciando

As Amazonian women, we coexist with nature. We have a strong relation with our Mother Earth. We are the ones who are closest to the land, because in the forest we are the ones who sow and harvest. And like water, we give life, we give birth. We look after our children and we use medicinal plants for healing. This connection with the land and our territory gives us strength to continue fighting against the oil companies and other extractive industries.”

– Flor Tangoy of the Siona Nation and Nemonte Nenquimo Waorani leader, founding members of our partner organization Ceibo Alliance, in the Ecuadorian Amazon.

www.amazonfrontlines.org

Come donne dell’ Amazzonia, noi coesistiamo con la natura. Noi abbiamo una relazione molto forte con la nostra Madre Terra. Noi siamo quelle che sono connesse alla terra perché nella foresta siamo quelle che seminano e raccolgono. E come l’acqua, noi diamo la vita, noi diamo la nascita. Noi ci occupiamo dei bambini e usiamo le piante medicinali per curarli. Questa connessione con la terra e i nostri territori ci da la forza di continuare a combattere contro le oil companies e le altre industrie estrattive.

Da qui, da questa connessione con la terra dobbiamo ripartire per fare analisi e proposte che ci aiutino a trovare una soluzione ai problemi dell’oggi. Il nostro mondo sta bruciando, e la insipienza degli esseri umani “evoluti” sta dimostrando tutta la sua capacità distruttiva. Dobbiamo uscire da qui, dobbiamo uscire dalla necessità impellente di denaro per sopravvivere: per sopravvivere, per vivere, abbiamo bisogno di cibo, di casa, di aria, di acqua, ma tutto questo è diventato merce. Ed a questo si sono aggiunte tutte le necessità indotte dalla convivenza civile e dalla organizzazione sociale. In realtà chi vi fa fronte comodamente è una esigua minoranza ricca, tutte e tutti gli altri arrancano e lottano quatidianamente per essere all’altezza di richieste impossibili.

In questo clima di bilanci di fine anno vengono fuori notizie di ogni genere che per un attimo alzano un velo sulla nostra inconsapevolezza e ci forniscono alcuni dati: 11 milioni di italiani che non si curano perché non possono permetterselo, in un paese che vanta un servizio sanitario nazionale per tutti i cittadini ed i residenti. Sappiamo bene che i servizi di base sono stati a poco a poco logorati, ridotti, coperti di tichet ed altre forme di ostacoli come le attese inaccettabili per poter fare una analisi, un elettrocardiogramma o ancora qualcosa di più approfondito. Mentre si predica di prevenzione le attese così lunghe fanno dilatare i tempi per una diagnosi corretta, e quindi chi può ricorre alla sanità privata per potersi curare.

Se poi guardiamo ad altri numeri, come i migranti in ingresso, i morti in mare, i prigionieri in libia, le ragazze prostituite sulle nostre strade, ci appaiono i numeri della follia di una vita “civile” capace di uccidere, di sfruttare, di violentare, schiavizzare in una piantagione o in un laboratorio più o meno clandestino. Bisogna che una fabbrica bruci, e chi vi è rinchiuso perché non sfugga allo sfruttamento vi muoia, perché diventiamo per un attimo coscienti del costo umano e sociale del vestito a poco prezzo che compriamo distrattamente, e qualche osservazione più pregnante aggiunge i bambini sfruttati per i tappeti, per i palloni cuciti a mano, per le piantagioni intensive di cacao, e via di seguito. Ci scandalizziamo per il lavoro infantile, ma in una società differente i bambini crescono e gradualmente apprendono e si affiancano agli adulti per tutti i lavori necessari alla sopravvivenza, e la scuola e lo studio sono parte integrante della loro vita insieme alla conoscenza degli alberi, della natura, dei fenomeni atmosferici, del senso della vita e della relazione con gli anziani e con la storia e la cultura del loro popolo.

Si è fatto di tutto per sradicare queste competenze e questi modelli di vita, si sono rapiti i bambini per educarli fuori dalla influenza familiare e tribale, per scoprire con sorpresa che una volta adulti i sopravvissuti alle cure ed al trattamento “civile” tornano finalmente e con gioia alle loro tribù ed ai differenti modelli di vita.

Di fronte al mondo che crolla in molte e molti ci rendiamo conto che il nostro modello di vita è mortifero, per noi e per tutto l’ambiente intorno, ma siamo poco attrezzati per vivere un cambiamento radicale.

Credo che dobbiamo partire da noi, da quello che siamo, che amiamo, dalle cose che sappiamo e quelle che possiamo imparare, confrontandoci con le esperienze diverse senza pretendere di essere noi diverse e diversi. Lasciar andare progressivamente tutte le sovrastrutture, puntare all’essenziale, ad una vita più sobria e più felice. Riprendere ad onorare ed amare la terra, lasciando andare tutti i grandi progetti di progresso che attraversano il mondo e sono una minaccia continua per la vita. Così una esperienza come quella dei No Tav dovrebbe essere studiata e compresa, insieme al rispetto ed alla solidarietà, perché una resistenza così lunga ha richiesto una diversa organizzazione della vita, una ripresa dei legami sociali, della condivisione, della solidarietà. Abbandonare i leader per impegnarsi in un progetto comune in cui tutti divengono attori del movimento e del cambiamento, in cui diventi il quartiere che vorresti, il paese che vorresti, perché intanto che affronti la polizia e la repressione coltivi conoscenza, amore per la tua terra, per le tradizioni, per quella valle che vedi violentata e distrutta. Focolai di questo tipo, ognuno con una sua storia ed una sua ricchezza ce ne sono tanti, in Italia e nel mondo. In ogni caso mi sembra evidente che è la gente organizzata dal basso che ricostruisce legami e storie, inventa soluzioni a progetti difficili e trova vie d’uscita creative e costruttive. In questi luoghi, dal Chiapas alla Val di Susa, dal Donbass alle donne curde, dalla marcia del Ritorno che resiste in una Gaza martoriata, alle mille altre esperienze si verifica che è necessario stare fuori dalla politica ufficiale, dai partiti ufficiali tutti dentro il calderone di organizzare il progresso, dai tentativi di redistribuire questa ricchezza estraendo per il popolo invece che contro il popolo, per trovare nuovi differenti modelli di vita e di speranza, per tessere legami nel mondo che ci consentano di fermare il capitalismo, l’estrattivismo, la violenza e raggiungere un nuovo modello di vita che sia un buon vivere in armonia con piante ed animali, con il Cielo e la Terra, con la Luna ed il Sole.

Dobbiamo recuperare amore e rispetto per la nostra Madre Terra, dobbiamo recuperare la poesia e la cultura come parte della vita, saper di vita e di morte, di cicli delle stagioni e di energia, sapere come si può ottenere un forno solare, un bagno ecologico, un depuratore con le piante. Piantare alberi, piantare semi per il futuro, onorare l’Acqua e la Terra, il Fuoco e l’Aria. Quando la connessione con questi elementi fondanti della natura viene persa, l’acqua sparisce, inaridisce, o travolge e sommerge, il fuoco distrugge e uccide invece di riscaldare e nutrire, la Terra diviene arida polvere senza vita e l’ Aria quel miscuglio di gas ed inquinanti che ci soffoca quotidianamente. Torniamo ad occuparci da vicino ad amare e rispettare la Terra madre , l’Aria che respiriamo e ci da vita, l’Acqua che ci disseta, ci lava, fluisce, il Fuoco che riscalda e purifica. Accettiamone anche la connessione con il nostro esserne parte:

Terra il mio corpo.

Acqua il mio sangue

Aria il mio respiro

Fuoco il mio spirito.

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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