PENSARE UN MONDO NUOVO

Le parolacce, noi vecchi e vecchie combattenti e reduci, e le sardine!

Io vengo da una genrazione che ha scoperto le parolacce, i vestiti sdruciti, il modo di muoversi e di sedersi magari per terra come momento di libertà e di ribellione all’ordine costituito, al già dato, ai buongiorno e buonasera e alla maestra non si da del tu. A noi educavano ad essere gentili e sorridenti, riservati : se pensate che la cosa più rivoluzionaria del 68 per molti fu aver dato un bacio in pubblico, restare abbracciati ad una manifestazione o abbracciare tutte e tutti, invece della educata stretta di mano che ci avevano insegnato! Si trattava da una parte di rivendicare la propria presenza anche corporea, e dall’altra di rompere bellamente le scatole al potere costituito da genitori, professori, insegnanti, parroci e vicini di casa. Era un respiro di sollievo, un gridare noi siamo diversi e diverse! E molte contestazioni di donne anche all’interno dei gruppi politici fecero seguito a questa rivendicazione di esserci intere, di poter stare “scomposte”, di poter urlare, saltare, essere sguaiate e parlanti, e non al servizio del gruppo invece che del marito.Chi non ricorda il rifuto o la denuncia di essere ridotte all’angelo del ciclostile? Non fu nemmeno così facile, come sappiamo bene, e nemmeno così coralmente accettato, ma noi venivamo fuori e scalpitavamo urlando al mondo la nostra diversità. La mia generazione ha provato sentimenti di ammirazione, e invidia, per la libertà dei corpi delle ragazzine, libertà che noi cercavamo a fatica, già segnate dal peso di una educazione limitante. Ma fu una breve stagione, la nuova libertà, anche di linguaggio che per noi era rottura degli schemi divenne nel tempo l’uso comune della parola pubblica, e la nostra fame di letture, di analisi, di pensiero che stava dietro ad atteggiamenti provocatori venne scavalcata dall’arrivismo, dalla volontà di esserci e di essere nominati a tutti i costi. E piano piano abbiamo assistito al furto ed alla distorsione di atteggiamenti, parole e modi di sentire, ricondotti con la lentezza tenace del potere che cambia tutto per non cambiare niente, al vuoto ed allo sbracamento furioso degli ultimi anni. Non starò qui a fare una analisi dei vari passi, perché credo che in molti conosciamo quella storia e abbiamo vissuto tutte le fasi, comprese quelle di chi a queste svolte ha aderito, ritrovandosi nella stanza dei bottoni senza alcun senso di rispetto e di ascolto per le istanze che lo avevano condotto a quel punto, ma felice del potere conquistato, e preoccupato piuttosto di essere affidabile per il potere .Per molti di noi accanto al disgusto per la parola pubblica usata con noncuranza come se si fosse al bar sottocasa, c’è stato un certo sconcerto per le richieste delle sardine. Da un po’ andavamo dicendo che era necessartio recuperare il senso del rispetto, dell’amore reciproco, che essere solidali non significa essere “buonisti” e che gli slogan ci avevano stufato e disgustato, ma basta parolacce? E allora noi? È stato sconcertante e difficile, ed io ancora non mi ritrovo nei gruppi impegnati ad essere buoni ed educati, ma devo riconoscere che sono riusciti a smuovere l’apatia e a dare speranza a chi si era oramai rinchiuso nel suo rifiuto solitario, credendo di essere solo. Ecco loro ci hanno ridato la dimostrazione evidente che non siamo sole e soli, c’è un mucchio di gente che condivide cose di base, come il diritto alla vita e all’accoglienza, e che crede che la politica debba tornare ad essere una cosa seria e che si possa recuperare molto cominciando a dire di no alla violenza ed alle aggressioni continue. C’è persino chi si è trovata, non so se per scelta, o per fatalità messa in gioco e messa alla pubblica gogna da chi non si arrende a vivere in un mondo umano, rispettoso e civile.Ogni tanto leggo dei post di compagni che blaterano: perché non fanno questo, o quello? Perchè non manifestano contro la guerra o per il clima, o per il lavoro, e così via! Posso dire che questi post mi disturbano parecchio? Trovo che stiamo ancora giocando alla delega, con un pizzico di invida, per le sardine che riempiono le piazze, per Greta e le altre ragazzine che hanno smosso i giovani che a noi non ci ascoltano, e così via! Ma perché se pensiamo che sia giunto il momento di impegnarsi, di manifestare contro la guerra non lo facciamo? Aspettiamo che siano le sardine a convocarci, per poi scocciarci perché non vogliono le nostre bandiere? Bene, invito io tutte e tutti i pacifisti, più o meno non violenti che sono contrari alla guerra e all’imperialismo a raccogliere e diffondere documentazione, ad organizzare presidi per arrivare ad una grande manifestazione che sia nutrita dei nostri slogan, in cui le sardine che vorranno potranno trovarsi bene accolte ed a proprio agio, anche se noi rivendichiamo le nostre bandiere. Costruiamo un cammino di pace, cominciamo a creare articoli, poesie, libri, documenti in cui si cerchi di costrire una diversa immagine di società, in cui si possa ragionare del tipo di relazioni e di società che vogliamo per affrontare positivamente le sfide del clima, delle migrazioni, della convicenza civile.

E un augurio per l’anno: Lottiamo come le ragazzine! Che non hanno nulla da perdere se non la speranza e il diritto avivere la propria vita!

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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Una risposta a PENSARE UN MONDO NUOVO

  1. Patrizia ha detto:

    Il tuo articolo rappresenta perfettamente il mio sentire. Grazie!

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