Partendo da me, ddl Zan e dintorni

Avevo forse tre o quattro anni, quando un uomo che stava facendo dei lavori a casa mia, profittando che ero un momento da sola, mi mise in mano il suo pene grosso, caldo, viscido, impressionante. Ritirai la mano inorriditia, e non dissi nulla, una parte di me pareva sapere che poteva scoppiare una tragedia se avessi detto quella cosa, il mio papà forse avrebbe ucciso quell’uomo. Io non sapevo bene perché, ma ero convinta che questo sarebbe successo, e non volevo che mio papà uccidesse un uomo.

Avevo forse cinque anni, e avevo la febbre, l’influenza, come mio fratello Aristide, di 4 anni più grande: essendo malati avevamo diritto a dormire nel lettone, perché così mamma poteva starci vicino. Entrambi consapevoli di non dover stare nello stesso letto stavamo abbarbicati ognuno su un lato, il più lontani possibile, ognuno chiedendo all’altro di andarsene. Ci trovò così mio padre, e fui io che mi presi una mano di botte perché ero la bambina, e dovevo saperlo che non dovevo stare a letto con mio fratello. Ricordo di aver pensato che c’era un abisso tra noi, e non capivo tutta sto storia.

Aevo forse nove anni, un forte dolore ad una gamba che mi faceva piangere, ero sdraita sul mio lettino lamentandomi. Arriva nonno Carlo, si mette a massaggiarmi la gamba, la butta un po’ a ridere, vedi che ti passa tutto? Interviene mia mamma , lo allontana con la scusa di mettermi una pomata, e poi mi dice “Non mi va che ti tocchi le gambe, non va bene!” Io non capisco, il nonno non aveva fatto niente di strano o inopportuno.

Avevo 15 anni, stavo leggendo i brani di una rappresentazione che volevamo forse mettere in scena, ,seduta tra mio fratello Carlo e un suo compagno di scuola, dato che leggevamo le varie parti dallo stesso libro. Arriva mio padre, ci alziamo per salutarlo e poi l’amico se ne va. Mio padre mi chiama in camera e comincia ad insultarmi, a dirmene di ogni accusandomi di un comportamento licenzioso, Dopo un po’ di tempo mia mamma interviene facendogli notare che neanche capisco quel che mi sta dicendo. Così scopro che lui ha creduto di vedere che il ragazzino mi toccava il sedere quando ci siamo anlzati per salutarlo. Anche questa volta io non capisco non so che cosa muove le sue paure, e provo solo una rabbia silenziosa da cui non riuscirà a scuotermi tanto presto. Solamente l’anno dopo durante le lezioni di scienze scoprirò come è fatto il sesso dell’uomo e quello della donna, ma ancora non saprò come in effetti avviene l’amplesso e tanto meno la fecondazione, come facesso l’uomo a “mettere il seme nella pancia della donna” lo scoprirò molto dopo. Come me molte ragazze della mia genrazione sono cresciute inconsapevoli del loro corpo, del sennso delle sensazioni che provavano, del significato concreto di parole come fare l’amore o simili circonvoluzioni, e i miei pensavano di essersi spiegati, di aver risposto a dubbi e curiosità, ma il primo orgasmo mi parve solo un malessere sconvolgente e lo respinsi… Forse il mio è un caso eclatante, ma nella mia vita era passata anche la sorella di Nilde, una signora anziana, che vestiva sobriamente di scuro con giacca e pantaloni, e che tra i denti mi era stato detto che si comportava come un uomo, poverina, o la figlia dei contadini che abitavano di fronte, che aveva avuto una bambina senza essere sposata, i suoi genitori, imprudentemnte, avevano preso a pensione un uomo che era lontano da casa per lavoro, e la ragazza a volte veniva incaricata di portargli il caffè o la cena in camera… così era nata la bambina. Uno stigma infinito su quella ragazza e sulla sua bambina, una vita rovinata, e mio padre che cercava di mostrarsi magnanimo: “che la gente veda che io la tratto normalmente, nessuno di noi la allontana” come se fosse un titolo di merito, carità cristiana, dare rispetto ad una donna che aveva peccato…

Mettere in fila queste cose mi fa ancora un po’ rabbia e un po’ pena, perchè accanto a queste ci sta il segno di una famiglia in cui si cercava di parlare, di spiegare, di comprendere, ma il pudore su alcuni temi era una cosa così radicata da renderlo ovvio e indiscutibile.

Quando sento qualcuno che si indigna perché secondo loro il ddl Zan avrebbe portato l’educazione dei bambini nelle scuole, parlando loro delle possibili differenze di espressione di sé, e che tutte vadano rispettate, io mi ritrovo in quella bambina a cui succedevano cose strane, ma a cui non sapeva dare un nome, che aveva sogni e fantasie che in parte non comprendeva e in parte deviava su altro. Una delle frasi ricorrenti nelle nostre discussioni di ragazizne era: per amore fai qualunque cosa, saresti disposta a fare la serva, ad essere ferita, per amore si fa di tutto… ed ora penso che alcuni fenomeni di autolesionismo nelle adolescenti siano anche legato a questo malcelato bisogno di esprimere amore, senza aver mai imparato l’amore di sé, il valore del proprio corpo e di quello dell’altro, senza aver mai saputo che era importante amarsi, volersi bene per poter amare liberamente e felicemente.

L’ignoranza che ha accompagnato le nostre vite credo che sia un crimine, di cui certamente genitori e insegnanti erano inconsapevoli, anzi ritenevano doveroso mantenerci così: non si parla di queste cose! Ricordo ancora al liceo una insengnante che dopo averci dato per compito quello di recensire un film, si era indignata perché un allievo aveva recensito Iovanka e le altre, un film sulla chiusura dei bordelli e sulla “nuova “ vita delle prostitute dopo la legge Merlin: toccare simili argomenti le pareva una offesa personale, altro tema di cui non si parla, la prostituzione, le “donne di malaffare”…

Ecco con questa esperienza alle spalle, sapendo le difficoltà, il dolore che ha comportato imparare a vivere e a convivere con le sensazioni del mio corpo, a comprendere e sostenere le differenze tra le persone, le diverse possibili espressioni di sé, io mi indigno profondamente per quelli che vanno agitando spauracchi di corruzione di minori. Non credo che parlare loro delle diverse realtà, far conoscere e rispettare le espressioni diverse, e concedere loro il tempo di essere se stessi, se stesse, o qualcosa di diverso a seconda dei momenti e delle situaizoni possa essere dannoso: dare un nome alla inquietudine che ti attraversa, sapere che succede, che può succedere, che alcune cose si definiscono con il tempo, e che stiamo a vedere, intanto segui i tuoi istinti e desideri, senza troppa fretta di dare loro un significato univoco, sia una cosa disdicevole. Disdicevole è tacere, scandalizzarsi, considerare i bambini non delle persone in crescita e in evoluzione ma delle tabule rasa dove ognuno può scrivere la sua realtà, le sue convinzioni, e quindi anche le peggiori influenze, e lasciarli a dibattersi, a imitare i grandi nel loro disprezzo per le differenze, senza neanche capire il perché. Guardatevi dentro, ammettete che la cosa che vi fa più paura, anche quando cominciate a chiedere libertà, è la libertà di essere, di esprimersi in modi differenti, di essere bianco, giallo, nero, o marroncino, di essere omosessuuale o bisessuale, di decidere del proprio corpo e della propria vita in modo che a voi sembra disdicevole. Ma la libertà è reciproca, nessuno vi chiederà mai di cambiare amori e interessi, orientamento o di diventare amiche o amici di qualcuno che sentite troppo distante e differente, ma di rispettare tutti sì, di lasciare che la libertà sia nelle due direzioni, permettendo ad ognuna eognuno di essere quello che è, questo sì, e di insegnare ai bambini che tutte e tutti vanno rispettati, che le differenze esistono ed hanno eguale dignità e legittimità, e che imparare a comprendere le emozioni ed i messaggi del proprio corpo ci può aiutare a comprendere le paure e i bisogni degli altri e a rispettarli, rispettando anche noi stesse, noi stessi.

E lasciatemi dire anche una cosa sull’utero in affitto: io personalmente lo trovo disdicevole, e non lo farei mai, ma vorrei che non esistessero situazioni per cui una donna possa pensare di risolvere alcuni suoi problemi affittando il suo utero: nessuna deve essere così povera, così sola, così indifesa da ricorrere all’unica cosa che ha, il proprio corpo, per riuscire a uscire dalla sua condizione almeno per un po’. Credo che andrebbe vietato il commercio sul proprio corpo, ma non pretendo che venga impedito ad una donna che prende questa decisione di farlo.

Queste sono le mie ragioni per essere indignata con chi ha affossatro il decretto, e in più sono preoccupata perché ho sentito persone che stimo e che amo che hanno ricevuto i messaggi peggiori in modo da farli sembrare positivi prese di posizioni su un mondo più giusto. E continunado a credere che la famiglia come istituzione è ariosa e salutare come una camera a gas, continuo a pensare che i bambini vadano protetti anche dai genitori possessivi e spaventati, certo vanno sempre trattati con cura e delicatezza, ma non preoccupatevi troppo, se siamo sopravvissute noi, se sono sorpavvissuti i nostri coetanei, e siamo riuscite e riusciti insieme a imbastire una rivoluzione, non temete che i nuovi bambini non sappiano scegliere e distinguere.

Solo un mondo accogliente e solidale può aiutarci tutte e tutti ad uscire da questi guai.

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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