Come le termiti dentro il muro.

Le termiti scavano dentro il muro

Continuo a pensarci, questo 25 aprile, e quelli di allora… siamo giunti al punto più basso e oscuro della connivenza con la violenza e la sopraffazione. Siamo imbevute e imbevuti della dottrina del patriarcato, del capitalismo e della NATO, per cui quello che è dentro un certo schema è il bene, quello fuori è il male.

Non starò qui a perdere tempo a sottolineare perché mai penso che la demonizzazione di Putin sia una sorta di scusa che dovrebbe giustificare il nostro intervento a sostegno e in difesa dell’aggredito popolo ucraino, santificando tutto del governo ucraino, compreso il revanscismo, il fascismo e l’autoritarismo speculare di quello russo. Credo che il tema più grave di questa propaganda stia nel negare alcuni fatti e sottolinearne altri per farci accettare la nostra partecipazione alla guerra “a fianco dell’eroico popolo ucraino” e farci vedere le difficoltà che ci troveremo ad affrontare nei prossimi mesi come il giusto sacrificio in nome della libertà e della giustizia.

Si tratta di una propaganda martellante, che entra nelle menti e nei cuori, e che viene collegata all’altro mantra che era un poco caduto in disuso ed ora viene ampiamente rispolverato: gli “americani”, gli USA in realtà, l’America è molto più grande, ci hanno liberato una volta, ed ora noi collaboriamo con loro e con la Nato, che non avrebbe mai fatto guerre, per salvare l’Ucraina dall’orco russo.

Bene, questa narrazione la conosciamo tutti e meno risuona accettabile alle orecchie della gente, appena risvegliata da due anni di limitazioni causa pandemia e che si trova a sperimentare altre limitazioni per la guerra, meno risuona e più viene ripetuto infiorato da altre sfumature, da balle eclatanti, come quella che Putin avrebbe già consumato l’80% del suo potenziale bellico, e che la sua disfatta sarebbe dietro l’angolo, salvo ovviamente che decida lui di allargare il conflitto e di lanciare una bombetta nucleare tattica… e allora, addio Europa, ma di certo “noi” vinceremmo…

Ovviamente guardandoci in giro e ragionando con la nostra testa vediamo bene che siamo legati mani e piedi dalla presenza di basi e bombe sul nostro territorio, e dalla connivenza dei nostri governanti, che oramai sembrano governare per diritto divino indifferenti al parere maggioritario della gente, ed anche alla sorte delle persone, migranti o residenti: Quale diritto umanitario, quale sostegno alle persone in difficoltà permette che si speronino le barche già precarie dei migranti, facendo del Mediterraneo la tomba comune delle persone e delle civiltà? Quale diritto umano arma e addestra le guardie delle varie frontiere europee a violare ogni norma, a depredare le persone anche delle scarpe o degli abiti necessari a proteggersi, a impedire il soccorso da parte dei volontari, per poi aprire corridoi privilegiati per gli ucraini in fuga da quella guerra? Ma non tutte le persone in fuga da quella guerra, solo gli ucraini doc, neri, cubani, per non parlare di russi rimasti dalla parte sbagliata del confine, sono respinti e vivono difficoltà inenarrabili. Questo dimostra il totale disinteresse delle amministrazioni, degli organi della sicurezza , per le persone, per la loro salvezza e benessere. Ciò unito agli episodi ripetuti di squadrismo perpretrato da ucraini sul territorio italiano, interrompendo spettacoli e conferenze, cercando di limitare la libertà di parola, addirittura aggredendo persone che da anni vivono tranquillamente in Italia, e qui hanno la famiglia, semplicemente perché le sentono parlare in russo. Credo che sia la dimostrazione che non c’è alcun interesse per il benessere e la convivenza pacifica delle persone, ne c’è una posizione ferma di rigetto di ogni azione squadrista e fascista, anzi viene avvallato il linciaggio delle dissidenze, anche se credo che persone del livello del prof Orsini raccolgano proprio da queste aggressioni nuovo stimolo per reagire e formulare una alternativa.

E vorrei unirmi giusto al gruppo di quelli che dissentono, che sono indignati per la deriva autoritaria e repressiva, per la guerra che entra proditoriamente sin nelle nostre case e ci obbliga a sacrifici indebiti. Credo che dobbiamo proclamare apertamente la nostra volontà di pace, di convivenza, di un diverso modello di vita e di relazioni che escluda la sopraffazione e le armi.

Questo governo va bloccato nei fatti: ci chiedono di risparmiare gas e luce, di fare sacrifici? Ok, li facciamo, ma a modo nostro, ci organizziamo in nuclei di sopravvivenza, implementando su piccola scala modelli di economia alternativa, prendendo le risorse energetiche dal sole e dal vento, dalla risulta dei trattamenti normali della vegetazione, senza tagliare nulla che non possa ricrescere, senza distruggere. Orti di caseggiato, di quartiere, di giardino, in modo da garantirsi patate, verdura, frutta, sapendo che senza queste risorse sarebbe difficile sopravvivere. Se siete capaci di allevare qualche gallina che faccia delle uova e viva bene gli anni della sua vita, fatelo, e poi studiate risorse, rivedete possibilità e necessità, aiutatevi l’un l’altro, chi sa cucinare e chi sa rifare un intonaco, magari inserendoci stracci o paglia per migliorare l’isolamento delle case che quest’inverno sarà il problema principe. Ovviamente chi sa insegnare, chi sa raccontare storie o aggiustare oggetti e computer… Sto scrivendo a braccio, ma credo che da qualche parte bisogna iniziare a trovare il nostro modo di vivere, possiamo imparare dai popoli nativi un tipo di vita più sobrio ed a contatto con la madre terra, ma dovremmo trovare il nostro modo di vivere, di condividere, di parlare, di incontrare, di scambi e comunicazioni, creando una rete a maglie larghe che possa contenere chi sceglie in preponderanza la solitudine e chi preferisce una vita comunitaria allargata, dovremmo essere capaci di capire che cosa vogliamo fare, come possiamo vivere sottraendo potere al green pass, alle tessere, e a quant’altro, usandole anche se servono per aggirare un ostacolo, ma non riconoscendo loro diritti sulla nostra vita. Dobbiamo imparare innanzi tutto a confrontarci, a mettere insieme e scambiare competenze e possibilità, così che davvero non ci sia possibilità di rinchiuderci in un nuovo ghetto. Penso che dovremmo studiare, e criticare, e arrivare ad una sintesi delle varie esperienze di autonomia, sia i vari NO, No Tav, No mous, no basi, ecc, che i centri sociali, con tutti i limiti e i difetti, e qualunque altra situazione, case occupate, teatri, condivisioni diverse. Dovremmo innanzi tutto imparare a convivere tra differenze, senza scatenare subito la caccia al diverso, ma arricchendoci delle diversità. Inventiamo storie, cantiamo canzoni, realizziamo opere d’arte, teatro di strada, tutto quel che si può fare divertendoci intanto che pensiamo, ragioniamo, condividiamo risorse, ci aiutiamo.

Il gruppo delle formiche vive benissimo nei muri, le termiti in particolare non le noti nemmeno, mentre fanno il loro lavoro. Con cura svuotano uno stipite di tutto il legno che può nutrire il gruppo, e si creano dei nidi sicuri in cui allevare i piccoli e tornare a fine lavoro.

Piano piano, con calma, rispettando la struttura in modo che non si noti la loro presenza e il loro lavoro.

Un giorno quando oramai sanno che non hanno più nulla da raccogliere da quel legno se ne vanno. Apparentemente la struttura è intatta, ma appena qualcuno si appoggia, trova il vuoto! La mano entra senza sforzo nella parete, che non ti sostiene più, ma si sgretola! Rimane solo un mucchietto di schegge e polvere, niente che possa reggere un muro, sostenere una casa.

Credo che il nostro lavoro dovrebbe essere come quello delle termiti: rimasticare, rielaborare ogni norma, ogni valore, ogni risorsa, per poi fare tesoro di quanto ci può servire per costruire quel nuovo nido in cui possiamo vivere bene. Sembra che nulla sia cambiato, ma il nostro lavoro ha svuotato dall’interno il senso delle cose, le idee di vita, di famiglia, di proprietà e di collaborazione che ora sono quell’altra cosa che andiamo costruendo con amore, magari un po’ sbilenca, ogni nido con le sue caratteristiche e differenze, ma tutti solidali e collegati così che nulla si sprechi, e che le risorse vengano condivise.

Verrà il nuovo politico a proclamare la sua verità, la sua volontà di democrazia, e quant’altro, si poggerà sulle belle parole che ieri funzionavano, ma nulla più lo potrà sostenere e si ritroverà con la struttura che gli crolla adosso, noi intanto avremo già pronto, o in costruzione, la nuova realtà in cui possiamo vivere bene, con amore e allegria.

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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