28 maggio 1974- oggi

La ragazzina mi si affianca, non ho comprato niente direttamente a lei, solo una blusa ricamata da una delle donne adulte, quella che mi conosce e da cui ho comprato altre cose nel tempo. Ecco lei non è contenta, non è riuscita a fare un soldo da sola, e allora mi dice: “posso dirti una bomba yucateca?” 20 pesos passano velocemente nelle sue mani e mi allontano, certo la bomba yucateca, è semplicemente una piccola poesia intesa a sollecitare e ricevere un dono, pochi spiccioli mentre ti strappano un sorriso. Ma oggi no, la parola bomba ha per me ben altro significato, altri ricordi, altro senso.

La mia mente corre a quel 28 maggio del 1974 a Brescia… sciopero generale, io a casa due bimbi piccoli e un po’ di malessere, invece che in piazza andrò dal medico. Anche Orsola alla fine è rimasta a casa, la gravidanza la sta provando un poco, e decide che non se la sente di prendere la corriera per andare a Brescia, in piazza Loggia. Ettore, mio fratello e suo marito, è là dall’alba a presidiare la piazza con i suoi compagni del sindacato. Stiamo seguendo la manifestazione ascoltando le notizie, e la bomba esplode. Confusione, terrore, non sappiamo nulla di certo, poi Ettore chiama, è sconvolto, ha seguito tutto, è stato coi compagni feriti, e non trova Orsola da nessuna parte, lo tranquillizzo che lei è qui, al sicuro. Lui con la voce rotta mi dice che torna in piazza, i feriti, i morti, la bomba… Pioveva, e molti si erano riparati sotto i portici, proprio lì dove la bomba è esplosa facendo più vittime. Hanno subito isolato la zona, aperto la strada alle ambulanze, cercato aiuto per i feriti, e il farmacista che ha chiuso la sua porta per non essere sporcato dal sangue dei feriti resterà per sempre come segno delllo sfregio

Nella sala d’attesa del medico non si parla d’altro, una donna più anziana dice” Mi sembra di essere tornata al tempo che c’erano i tedeschi, e spararono in strada a un carabiniere che aveva sempre avvisato delle retate e fece scappare molta gente… L’analogia con la guerra, quesa fame di notizie e insieme lo stupore e il dolore, la memoria di giorni bui che non sono mai passati per tante persone, si ricorda la polizia di Scelba, il mitra puntato contro il ventre della donna incinta, perché è questo che hanno vissuto in molti, per non essere dalla parte del potere che andava confermandosi…

Franco torna da scuola con un allievo, sono entrambi fradici e sconvolti, una sua collega è tra i morti, e loro sembrano non capire questo varco nella tranquillità delle loro giornate, si cambiano si asciugano, un tentativo di calmare il ragazzo prima che vada a casa, e lo smarrimento, il non capire…

Ettore fa una capatina veloce, giusto per vederci un attimo, ed avvisarci che non ci sarà per i prossimi giorni, con il sindacato hanno preso in carico la piazza, e il palazzo della Loggia dove viene costituita la camera ardente. Tre giorni di lutto, di lotta, di ripresa della energia, di partecipazione.

Una lacerazione, un baratro tra il prima e il dopo, la bomba ha scosso le nostre coscienze, siamo tutti uniti in quei giorni in quella piazza, davanti a quelle bare. Si collegano momenti, episodi avvenuti da poco, quel ragazzo saltato in aria con la sua moto, dove trasportava esplosivo, un segnale, un avviso, una sconsideratezza, o una eliminazione? Non riusciamo a capire ma vediamo e registriamo tutto, non si può essere indifferenti, non si può fidarsi del potere costituito, di chi ha dato l’ordine di lavare subito la piazza, asportando così ogni traccia utile a comprendere e trovare connessioni e colpevoli, ma i compagni e le compagne sono lì, una barriera di corpi vivi a proteggere il dolore a dichiarare l’impegno, a raccogliere la sfida e la volontà di non arrendersi. Subito chiaro da che parte viene quella bomba dentro una manifestazione sindacale, in una città di lavoraotri e di padroni. Una ferita, una assunzione di responsabilità e di impegno, questa cosa non passerà e non resterà nell’indifferenza

Copio da un post del 2020:

I fascisti han cercato di tornare,

ma i compagni hanno raccolto il sangue

dei loro compagni, delle loro compagne

si son ripresi la piazza,


hanno difeso ed onorato i morti e i feriti,

compagni, fratelli e sorelle, compagne


le nostre vite segnate un punto di svolta,

non potersi astenere, non puoi,

devi sapere da che parte stare,


compagni, compagne, fratelli e sorelle…

Allego il volantino per la manifestazione di quest’anno: quella bomba non è dimenticata, la storia di allora ci interroga sull’oggi, sulla necessità di esserci, comprendere, reagire, senza acquiescenza. Negli anni la piazza è diventata luogo di commemorazione ufficiale e vuota, e di incontri vivi e di scontri tra le differenti anime, ma non è mai stata acquiescente e silenziosa, la bomba ce l’abbiamo nella pelle, nel cuore, nella memoria viva .

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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