La vita e i fiori di San Giovanni

La vita e i fiori di San Giovanni

Dalle nostre parti la notte di San Giovanni si espone alla Luna e alle stelle una bacinella di acqua piena di fiori, il principale è l’iperico, che si chiama anche erba di san Giovanni, ma anche tutti i fiori che si trovano sbocciati in questo inizio estate, per fare questa benedetta acqua che lava via le negatività, fa brillare la pelle, libera dalle impurità.

In questo tempo così difficile che stiamo vivendo si accumulano insieme le più differenti sensazioni, e il bisogno di una pulizia rofonda, sin dentro l’intimo di ognuna di noi e fuori nel cerchio delle persone intorno e del mondo si fa sentire profondamente.

Dafne ha messo questo post:

Quest’anno la mia acqua di S. Giovanni è avvelenata… c’ho messo dentro anche l’oleandro e i gerani… (in tempo di guerra ora che i buchi so tutti sdoganati, ci servono le speranze…)

E così quest’anno il mio terrazzo è andato mezzo in sciopero… a volte pure i fiori si rifiutano di sbocciare… (soprattutto quando la resilienza te la chiede il governo… invece dei petali hanno tirato su il dito medio pure loro!)

E quindi che questa notte un po’ avvelenata segni un cambio di rotta: che i governi cosiddetti ‘democratici’ facciano gli interessi del popolo e che il popolo si lasci guidare dai fiori. E che a me me dica un po’ mejo il prossimo anno… perché so stanca de le salite!

(Cmque io domani dentro st’acqua me ce lavo… se me troverete un po’ velenosetta saprete perché… la colpa è de li fioooriii!)

La ciotola con i fiori

Colgo lo spunto per mettere in fila pensieri che mi frullano in capo da un po’, e la notte di San Giovanni mi sembra il momento migliore per fare pulizia ed aprirsi a nuove energie, nuovi progetti.

In questo periodo, guardando da lontano la situazione dell’ Italia e dell’ Europa, ma non solo, guardando anche l’America Latina, le promesse non mantenute, i governi progressisti che non riescono ad esserlo davvero, per la gente, i tentativi di stravolgere ogni lotta, ogni risultato, per mantenere lo status quo, e i venti di guerra, la siccità, la mancanza di energia, la incapacità di pensare all’interesse reale dei popoli, l’uso e abuso delle grandi idee, dei grandi ideali, anche quelli che pensavamo messi in discussione da un pezzo, mi convincono che non c’è speranza reale di cambiamento dentro il sistema dei partiti, dentro elezioni e gestione del potere.

Sembra che ci sia sempre qualcosa d’altro che governa le scelte, così i proclami di campagna elettorale che aprono alla speranza ed orientano le scelte, naufragano miseramente di fronte alle necessità di restare dentro il patriarcato, il neoliberismo, il capitalismo. L’unico mondo possibile si rivela schifosamente ingestibile, e noi restiamo con le pive nel sacco ad affrontare le difficoltà del quotidiano, sempre più difficile, e ci chiedono pure “resilienza” come se stravolgendo il significato delle parole si potesse cambiare la realtà: quel che ci chiedono in realtà è rassegnatevi, e fatevelo pure piacere. In realtà io credo che la resilienza sia un’altra cosa, la capacità di non farsi spezzare, di chinarsi quando il vento è troppo forte, per rialzarsi ed esprimersi in tutta la propria ricchezza e fantasia, per proseguire alla grande.

E allora oggi, lavando via le scorie dalle illusioni, le parole grosse dai proclami e guardando la realtà nuda e cruda, mi sembra che la lettura dell’oggi diventi più squallida forse, perché le risorse sono poche, e nemmeno i fiori si aprono tutti, ma anche più stimolante, perché tocca a noi ancora una volta prendere in mano la nostra vita, i nostri cammini, e trovare nuovi percorsi, nuovo senso alla quotidianità, che sappia andare oltre limiti e sacrifici. Molte persone di buona volontà di fronte alla situazione disperante che ci si prospetta si chiedono perché mai non possa comparire anche in Italia qualcuno che dica qualcosa davvero di sinistra, che voglia salvare il diritto e insieme le persone, che apra ad un cambiamento radicale.- Ecco, io direi che da questo punto di vista abbiamo già dato, abbiamo sperimentato tutto, da destra e da sinistra, dall’alto, ma ogni volta che questo tutto si è tradotto in progetto, in partito, oltre le parole non siamo andati, ci hanno messo gli uni contro gli altri, hanno negato la verità, difeso la violenza, pianto ipocritamente i morti in mare o i morti sul lavoro, senza che nulla di concreto cambiasse. La compatibilità internazionale, i nuovi rinascimenti , tutto a chiudere le speranze. Non sto a rifare analisi che altri hanno fatto molto meglio di me, ma arrivo subito alle conclusioni: Non si può cambiare il mondo dall’alto, non si può stare dentro il sistema e pretendere di renderlo più umano. Hanno tutti gli strumenti, hanno unito tutto per metterci gli uni contro gli altri, ci chiedono di accettare tutto e il contrario, di obbedire e tacere perché la situazione è grave e non può che peggiorare.

Ma quando la situazione è grave l’unica possibilità che abbiamo è di prenderla in mano ed affrontarla insieme, di spazzare vie le scorie, le esitazioni, il perbenismo e creare una nuova realtà.

Non dobbiamo lasciare indietro nessuno, non dobbiamo chiudere i porti e le frontiere e non dobbiamo accettare la fabbricazione del nemico. L’unica è mettersi insieme, gruppo per gruppo quartiere per quartiere, campo per campo, ascoltare, scambiare idee ed accogliere le differenze che magari potrebbero portarci altre idee, altre soluzioni. Ciò che a me sembra evidente e di cui dobbiamo prendere coscienza è che nessuno si salva da solo, da sola. Se non cambia radicalmente il modo di relazionarsi e collaborare tra le persone ci ritroveremo senza risorse e senza sostegno.

Non è più tempo di chiacchiere, o di aspettare il Messia, siamo noi il nostro guro, la nostra profetessa, noi sappiamo come affrontare la lotta dura, come crescere piante ed animali senza sprecare acqua, senza rubare le risorse del vicino. Ci sono un mucchio di esempi nel mondo, finché le persone lavorano insieme, piantano alberi e allevano i pochi animali che servono in zona, trovano il modo di recuperare energie dal sole e dalla terra senza grandi impianti stravolgenti., ma bisogna mettere insieme, scambiare competenze e risorse per quel che serve qui, subito in una strategia di sopravvivenza per cui si fa attenzione a tutto, si aggiusta, si ricicla, si ammoderna, si cucina, si conserva, non si spreca nulla, perché rimanga qualcosa per i momenti bui. Tutta la tecnologia messa in moto per tenerci separati, ognuno a casa sua ha almeno il vantaggio di averci fornito degli strumenti, e quindi ora possiamo usarli, decodificare i messaggi e arrivare al nocciolo delle questioni così che tutto sia utile per una vita migliore, meno isolata e più costruttiva.

Alcune cose che sembrano ovvie in questo momento di crisi sono ad esempio usare le risorse del sole e del vento, della terra: se si lascia alcune ore una auto al sole, diventa un forno infuocato, e potresti davvero cuocerci il pane. Ma organizzare il recupero di questa ricchezza di cui ora sentiamo solo il peso non dovrebbe essere il primo passo? Quante persone ci sono in ogni paese, in ogni città, che sanno come montare un pannello solare, o magari che sono a conoscenza anche di sperimentazioni diverse che evitano lo spreco di risorse limitate? Quanti possono costruire dei forni solari per cucinare senza usare ulteriore energia?, anche se questo comporta nuovi modi di cucinare, tempi diversi, quanti sono in grado di preparare conserve, di mettere a frutto ogni prodotto perché nulla si sprechi nel momento dell’abbondanza? Come si raccoglie l’acqua dalla umidità dell’aria? Come si fa a non sprecare acqua, a riusare, riciclare, per le piante, per la terra, recuperiamo i bordi erbosi delle strade perché persino l’acqua che eventualmente cade sul selciato trovi delle vie per penetrare nella terra ed essere assorbita prima che evapori nuovamente, non favoriamo le piscine, però piccole pozze utili a noi e agli animali quello sì, perché nulla vada sprecato.

Ovviamente questi sono solamente alcuni esempi, che mi vengono in mente sentendo le lamentele sul caldo e sull’acqua, ma piantate alberi che possano crescere e recuperare un clima più vivibile, lasciate crescere le erbacce e poi tagliatele lasciandole in loco, a recuperare umidità e humus per il terreno, Se si fanno comitati di zona per le necessità specifiche, le scelte sono orientate dalla situazione, dalle competenze che si mettono in gioco, dalle risorse. Tetti verdi ad esempio potrebbero rendere più fresca la casa senza condizionatore, e trattenere più umidità delle tegole lisce..

Mettendosi insieme bisogna darsi delle regole minime e precise: si ascoltano tutti, si sentono tutti i pareri si discute di tutto, poi si mettono insieme le risorse per mettere in atto le soluzioni trovate. L’accoglienza non è semplice pietismo verso chi arriva, ma condivisione, e quindi si ascoltano le differenti forme di fare le cose, si scambiano progetti e realtà. Nessuno deve essere messo in ridicolo, ricordando che a volte proprio dalle idee che sembrano più bislacche può venire lo spunto risolutivo

Se impariamo a lavorare insieme, a collaborare, ad ascoltare e condividere, questo è il primo passo per sorvegliare il potere, che deve rispondere alle persone, e non può arrivare su un territorio devastandolo per un bene superiore, di non si sa di chi, e deprivandolo delle sue risorse. Credo che il cambiamento possa solamente venire dal basso, e che se impariamo anche a gestire i conflitti senza faci schiacciare avremo trovato la nostra “resilienza”

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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