La libertà nella gestione del nostro corpo e l’accesso alle cure

Un incontro al consultorio.

La legge 194 era passata da poco, ma persino nei paesini di montagna oramai si sapeva che , magari con qualche giro, qualche colloquio in più, però si poteva abortire!

Si presenta un uomo sui 50 anni, che in stretto dialetto dell’alta valle mi chiede un aborto: mia moglie deve abortire, si può fare a casa?

– Scusi, sua moglie dove è, perché viene lei?-

– Abbiamo cinqie figli tutti piccoli, mia moglie non può lasciarli, così sono venuto io. Prima chiamavo la signora e veniva a casa, faceva tutto lei, ora mi han detto che bisogna venire qui, chiedere al consultorio, e che poi non costa nulla…

Cerco di approfondire la situazione, ma il dato è questo: cinque bambini che hanno bisogno delle cure materne, lui che ha bisogno di scoparsi la moglie tutte le volte che gli gira, e allora, se lei resta incinta, si abortisce, l’han già fatto almeno altre 5 volte, sempre a casa, una piccola spesa, però tutto filava via, e lei poteva continuare ad occuparsi della casa, dei bambinio, del marito… Ora con la legge, è venuto lui al consltorio, a chiedere l’intervento.

Gli spiego la procedura, e gli faccio notare che la salute di sua moglie è a rischio con questi continui interventi, ma sembra non capire: prima era più semplice! Perchè mai complicare le cose? Cinque figli sono un bel numero, non possono permettersene altri. Contraccettivo, prevenzione non sono parole che rientrano nel suo immaginario, anche se forse potrebbe starci, se è lei che provvede, e lui non ne ha alcun fastidio.

Cerco di far rientrare questa storia nei binari della cura, gli faccio presente che sua moglie ha bisogno di controlli medico ginecologici, e che non avrà alcun aborto a tavolino. Dovranno organizzarsi per lasciare i figli qualche giorno, o dovrà occuparsene lui, mentre lei si cura e si occupa un poco di sé. Forse un paio di giorni in ospedale le saranno necessari…

Se ne va poco convinto, ma alla fine la donna verrà a farsi visitare e a concordare il ricovero per l’aborto e per valutare insieme le soluzioni possibili perché la storia non si ripeta.

Mi è venuta in mente questa storia leggendo l’invito di Biden a spostarsi per poter abortire, mi sono immaginata una donna che non si è mai mossa da casa, che si arrangia da sola, che ora per poter abortire con una certa sicurezza prende su, va in un altro stato, trova assistenza e alloggio, e cure che non puiò ricevere a casa sua…

Se la 194 ha voluto dire in alcuni casi una piccola evoluzione, uno stacco ed una attenzione alla vita delle donne, anche di quelle che mai avevano trovato il tempo per sé, mi sembra che questa decisione della corte suprema americana ricacci la parte più povera ed indifesa della popolazione femminile statunitense, ai tempi degli aborti clandestini e delle mammane. Come non chiedersi che senso ha “salvare” la possibile vita di un embrione e invece lasciar correre sulla vita delle donne, sugli abusi, sulla fatica, sui bimbi denutriti, morti alla nascita, trascurati, ma nati?

Mi sembra di vivere un incubo, rivivere giorni bui, dove la vita e la salute delle donne passano sempre in seconda linea di fronte a “principi” che esse sono impegnate ad incarnare, e d’altronde con la privatizzazione della salute si passa dal diritto alle cure, alla salute, al prezzo per le cure, per la sdalute cui ha accesso solo chi paga. Benvenuti nel mondo liberale, patriarcale capitalista, mi sembra che questo fatto spieghi bene tutto, e metta di fronte al futuro che cercano di prepararci, con i pochi privilegiati, le poche privilegiate, in condizione di curarsi, prevenire, e se mai abortire in sicurezza, mentre la massa dei diseredati si arrangia come può, cerca disperatamente il medico non obiettore, l’ospedale pubblico dove sia possibile abortire, anche a costo di umiliazioni e anatemi.

E lo stesso vale per le cure, abbiamo visto con l’emergenza come si sono mosse male e in difficoltà le strutture pubbliche, con la medicina di base distrutta, mentre nelle cliniche private si poteva curarsi adeguatamente e con pochissimi rischi… ed ora si inventano nuove malattie, nuovi allarmi mondiali che però non vengono affrontati con una cura ed una prevenzione di base, no vengono affrontati con il controllo di massa, gli anatemi, le regole imposte.

Bene il nostro futuro è qui davanti ai nostri occhi, il nostro presente è la distruzione dei diritti e delle possibilità per una sottomissione senza sbocchi…

Ho letto articoli molto interessanti che discutevano sul diritto dello stato ad intervenire nelle nostre vite, nelle scelte più intime, come quella di abortire, e che segnalavano il rischio connesso con questa interferenza, che per quanto ne so è sempre esistita, se ci è voluta una lunga lotta per poter parlare di contraccezione, e se una altra lunga lotta ci è voluta perché l’aborto non fosse più un reato, anche se in realtà anche ora l’aborto clandestino viene perseguito. In tutti questi ragionamenti, in questa fretta di mettere norme prescrittive su tutto, sulla cura, sul corpo, sulla vita di ognuno, chi puoi frequentare, e per quanto tempo, chiudendo persino palestre e scuole, limitando in modo indegno la vita, si evidenzia come il potere dello stato si insinua nell’intimo di ogni persona, e in questo l’aborto è emblematico!

Una volta pensavo che una semplice depenalizzazione avrebbe “lasciato sole” le donne che sceglievano di abortire, ma anni di consultorio, e la mia personale esperienza , mi hanno messo di fronte alla ingerenza pesante del potere nelle vite delle persone, e al carico di angoscia, riprovazione, limiti che consente e favorisce questa legge. Il problema è ampiamente aperto, non c’è un diritto che possa valere per le persone che possono permetterselo, che in genere se lo prendono, ricorrendo a cliniche private e a cure a pagamento, mentre per le altre c’è il vuoto e lo squallore l’assenza di servizi vicini alle necessità, in cui ottenere risposte adeguate

La strada da fare è ancora lunga

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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