Sogno un grande pic nic – 2 parte

Pic nic è una parola orribile, mi fa notare Giovanna con una etimologia che è meglio dimenticare.

Ha ragione è terribile come ci lasciamo trasportare dalle abitudini, e dalla incoscienza, a usare termini il cui significato originario è stato cancellato. Pic nic viene da “pic nigger” azioni “festose” per i bianchi razzisti contro i negri americani, e il fatto che nell’immaginario sia associato al barbecue vi lascio immaginare che caratteristiche avesse di caccia e fuoco…

Ci ho pensato, e alla fine ho deciso di lasciarla lì, quella parola terribile, per segnare da dove veniamo specie noi occidentali, e come possiamo prenderne coscienza e decidere che il senso e l’uso della parola deve passare ad altra immagine, altro significato.

E adesso il sogno continua e si fa racconto, mi sono ritrovata a ricostruirlo questo pic-nic, a dargli una storia:

Un giorno come tanti, le prime riunioni del governo, Palazzo Madama circondato da transenne e protetto da un manipolo di poliziotti attenti e preoccupati perché il nuovo corso potrebbe portare delle reazioni. Fuori dallo spazio chiuso giornalisti in attesa di notizie, e la gente, i turisti vanno e vengono camminano attraversano lo spiazzo, si fermano ad osservare il palazzo, parlano, sono un po’ tanti, ma nemmeno troppi in fondo. Un gruppo di anziani e anziane si avvicinano conversando tra loro, ridendo, qualche battuta, ma niente di che. Alcuni hanno un bastone da passeggio, una signora è spinta sulla sedia a rotelle, un’altro tiene a passo lento la sua moto elettrica adatta a una persona con difficoltà motorie, per rimanere nel gruppo. Si avvicinano alle transenne come svagati, una anziana piccola si lamenta: “fermiamoci, sono stanca!” e apre il piccolo sedile collegato al suo bastone da passeggio, si siede, quasi sostenendosi alle transenne. Gli altri si fermano, alte due la imitano mentre la moto elettica decide di fermarsi.

Il poliziotto si avvicina al gruppo per controllare che succede: Non potete fermarvi qui, questa zona è solo di transito! – La vecchia signora lo guarda seccata, e poi

Giovanotto, ma che ti ha insegnato tua mamma? Non hai un po’ di rispetto per la nostra età?

Non stiamo facendo nulla di male, solo riposiamo un momento!

Il giovane poliziotto è sulle spine: ci sono giornalisti e fotografi, non vorrebbe attirare l’attenzione facendo una scenata, ma gli ordini sono ordini: nessumo si deve avvicinare e fermarsi davanti al palazzo, per evitare rischi.

Questi signori sono anziani, decide di provare a convincerli, anche se sa che sarà difficile, sai come sono caparbi alle volte i vecchi, e quella signora sembra davvero stanca.

Signora, mi rendo conto che lei è stanca, ma perché non cercate nella piazza lì accanto qualcosa di più comodo per sedervi e riposare? Se vi allontanate di un poco troverete persino un bar …

Ma guardalo questo bellimbusto! Esclama un signore elegante con bastone e cappello:

Chi sei ragazzo per tormentare degli anziani a questo modo?

io sono a guardia del governo, e non sto tormentando nessuno, il governo ha dei diritti particolari, e io ho degli ordini! Dovete andarvene!

Intanto intorno al gruppo di anziani si è creato un capannello che andava ingrossandosi, il poliziotto era prossimo al panico, anche perché ovviamente si erano avvicinati anche i vari fotoreporter il vecchio infierì quasi gentilemnte:

Tu sei a guardia del governo, ma noi siamo il popolo, se il governo è separato dal popolo questo è molto grave!

Prossimo all’isteria il poliziotto quasi gridò: –dovete andarvene, ho i miei ordini! O vi faccio arrestare tutti!

Freneticamente si aggrappò al telefono per chiamare qualche superiore, l’anziano signore lo guardò con tenerezza e rispose: Ma davvero? Noi siamo il popolo, e qui ci sediamo! E lo invitò a guardarsi intorno:

Nel tempo della discussione la strada e la piazza adicente si erano riempite, e le persone stavano tranquillamente sedendosi, i più anziani su sedili comparsi misteriosamente, gli altri tranquillamente in terra, non c’erano urla, non c’erano slogan, solo tanta determinazione.

Pian piano fu evidente che il palazzo stava per essere circondato, e la presenza stessa della gente impediva di muoversi. Sparare lacrimogeni non era il caso, erano troppo vicini al palazzo, e da dietro non si riusciva a raggiungerli. Il prefetto convocato con urgenza si ritrovò circondato da persone tranquille che sembravano intente a fare gli affari loro, ma non lasciavano spazio a macchine o blindati. Non si capiva che cosa si poteva fare. Sembrava una festa, ma questa ostacolava ogni movimento, e sempre più invitati vi aderivano. In poche ore tutto il centro di Roma era bloccato da gente che rideva, cantava, cucinava, curava le persone in difficoltà, ripuliva i bambini, organizzava cerchi che si intrecciavano.

Ogni accesso era bloccato, auto e camion venivano continuamente spostati per allargare lo spazio interno e non passava niente, nessun blindato, nessun lanciatore di acqua sporca e urticante potè raggiungere gli obiettivi, nemmeno un gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa. Vennero lasciati passare, uno alla volta però, in spazi ristretti e si ritrovarono circondati da adulti decisi: via i caschi e gli scudi, siete esseri umani, non robot: le armi le mettere tutte in questo magazzino, chi è il responsabile qui? Bene queste sono le chiavi del magazzino, ecco chiudete e sorvegliate, accanto a noi, che nessuno possa profittare per rubarsi armi e fare danni! Ovviamente gli ordini precendenti sono cancellati, se volete andarvene, fate pure, ma oltre questa zona non passerete, e in fondo meglio stare qui con noi no?

Ma voi che cosa volete? Perché tutto questo?

La risposta fu una lezione di politica e una occasione per riflettere cui partecipavano un po’ tutti.

Un ragazzino urlò ridendo: vogliamo vivere! Vogliamo essere felici, aiutarci, volerci bene e imparare a capire le cose, invece di obbedire!

Con una serie di capriole si allontanò verso un altro cerchio, un altro gruppo.

Si cominciavano a sentire canti differenti, Nostra patria è il mondo intero altri si rifacevano agli Inti Illimani, el pueblo unido jamas serà vencido… e su tutti, ripreso da molte voci: che tremino il cielo e la terra, a las mujeres le quitaron la calma una mescolanza di voci e di attenzioni che si allargavano e si propagavano come onde: davanti all’ambasciata iraniana le donne organizzarono un falò con i loro veli imposti, le madri per la pace curde raccolsero i loro veli e li gettarono contro l’ambasciata turca in un gesto tradizionale di denuncia del potere maschile, e di richiesta. Un gruppo di ragazze e ragazzi palestinesi iniziarono a ballare la dabka, un altro si sedette esausto, nessuno spazio era interdetto, ma nessuno era lasciato scoperto. Le case, i negozi persino, aprivano le loro porte, perché chi aveva bisogno di un tetto, di un bagno, di un letto, avesse una possibilità, senza abbandonare il posto. E sì, comparvero gli striscioni, preparati da giorni o manifesti scritti lì in terra mettendo insieme idee e risorse.

Quando il cielo si oscurò minacciando la pioggia, comparvero impermeabili ed ombrelli, stivali di gomma e teli impermeabili e gazebo che si collegavano creando zone protette dalle case, dalle finestre, coprendo tutto il vicolo dove la distanza non era troppa: un groviglio di azione e resistenza che rese evidente che lì si sarebbero fermati a lungo.

Con i bambini, i cani, gli anziani, i sofferenti, non potranno durare a lungo, aspettiamo che si stanchino, al primo cedimento interveniamo e mettiamo fine a questa pagliacciata!

Ma la resistenza continuava, non si comprendeva come, le persone si avvicendavano, riposavano, portavano cibo e vestiti, coperte e generi di conforto e non lasciavano passare neppure un poliziotto, nessuno si poteva infiltrare, si conoscevano, si aiutavano, e il fenomeno si allargava ad altre città Cominciava intorno al municipio, per poi allargarsi e bloccare ogni attività, tutti fermi, tutti in attesa, i tentativi di repressione erano bloccati sul nascere da un lavoro astuto di ostacoli e depistaggi, funzionava solo internet, e trasmetteva solamente qualche stazione televisiva locale perché quasi tutto era bloccato. Le redazioni estere erano informate attraverso i telefonini

Alla fine fu il potere a cedere, e si dovette tornare a discutere, organizzare, pensare, aiutarsi per consentire alla bellezza che si era vissuta di depositarsi in prassi, in ricerche, in leggi.

Il mondo nuovo nasceva davvero.

Nota: rileggendo questo mio immaginario pic nic, ho sentito echi che vengono dalla narrazione di un altro cerchio di persone, nel libro di Maria G. Di Rienzo Nostra signora della luce. Certamente la sua storia mi ha influenzata, anche se io credo di aver seguito un mio percorso, ma penso che riconoscere ciò che stimola la mia fantasia sia doveroso, con un ringraziamento alla creatività e alla saggezza che contiene.

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Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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