Inizio d’anno al gelo

Il nuovo anno è oramai iniziato, anche l’ Epifania che “tutte le feste le porta via “ è passata, e noi siamo tornati ai nostri quotidiani affanni, tra guerre guerreggiate in nome della pace e altre senza nemmeno più l’alibi di portare la democrazia. Sbugiardati dalla realtà, i vari potentati continuano imperterriti a depredare, uccidere per affermare il loro potere e sostenere gli affari.

È passata anche la Luna piena di gennaio, prima luna piena dell’anno, e luna del gelo. Sconcertati in Italia assistiamo al ritorno della neve, che è caduta abbondante anche al sud, e purtroppo al gelo che copre e tormenta i luoghi dove il continuare delle scosse va di pari passo con la incapacità dei governi di fare fronte in mopdo costruttivo alla emergenza.

Persino qui a Valladolid, nello Yucatan, le temperature si sono un po’ abbassate, e la sera uscendo bisogna mettersi un golfino.

Ma il freddo, differente nei vari luoghi, va di pari passo con il gelo delle menti contorte che non sanno altro che blaterare sui migranti assistiti al meglio mentre i terremotati, le persone sole, i senza tetto italiani… Io mi chiedo perché mai ci devono essere dei senzatetto italiani che non vengono assistiti adeguatamente, perché la impreparazione di tutti alle difficoltà e al freddo può permetterci di chiamare in causa i migranti ospitati, mentre nessuno chiama in causa e chiede conto a chi di dovere per le mancanze che si evidenziano nelle difficoltà. Abbiamo una organizzazione sociale così carente che qualcuno riesce a trovare assurdo che ci preoccupiamo degli animali senza foraggio ed esposti al freddo senza protezione, dato che con il terremoto le stalle sono cadute. “ Come fate a preoccuparvi per gli animali quando la gente sta morendo di freddo?” . Già ma perché mai la gente deve essere in condizioni di morire di freddo? E perché mai va tenuta in una condizione di bisogno continuo invece di essere sostenuta perché possa tornare a curare i propri animali, lavorare la propria terra, vivere dei propri prodotti? Credo che la situazione sia emblematica del modo distorto cui ci ha condotto la delega continua e il mugugnare invece di agire. Si sono avuti episodi incresciosi, le case regalate, o auto comperate, per avere subito un riparo nella propria azienda e vicino al proprio lavoro non hanno potuto essere usate perché al di fuori del piano regolatore, da cui non si può prescindere nemmeno nell’emergenza. A me sembra che il buonsenso non aiuti. Lo so anche io che c’è il rischio di un proliferare di casette che poi diventino permanenti e rovinino il territorio, ma la emergenza c’è, ed è grave. Lasciare che chi può si autoorganizzi, al massimo verificando la temporaneità della cosa, sino a ricostruzione avvenuta? Sarebbe forse un tempo troppo lungo data la difficoltà di organizzarsi e di fare piani utili… Se penso che due dei luoghi previsti come rifugio sicuro in caso di terremoto ad Amatrice sono crollati, vorrei chiedere perché mai qualcuno dovrebbe ora rispettare regole che si sono rivelate inattendibili e inefficaci.

Se poi vogliamo allargare un attimo lo sguardo, e usare il terremoto come metafora, mi sembra che anche qui l’unica possibilità sia quella di auto organizzarsi, condividere, fare insieme, insieme liberare le strade, proteggere i più deboli, ritrovare punti di incontro e di sostegno, decidere l’uso dei soldi di aiuti, indirizzare i soccorsi. Invece le popolazioni colpite da un disastro vengono passivizzate e invitate a subire gli interventi, la organizzazione altrui su di loro, alimentando così il sospetto del guadagno di altri sulla loro pelle.

Auto organizzarsi in molti casi è l’unico modo di emergere da un disastro e di avere una prospettiva, mentre sappiamo bene che aspettare aiuti esterni che non sono mai adeguati alle esigenze fa sì che tutto si blocchi, tutto si fermi, e il panorama rimane quello del disastro, non del progetto e della vita, che deve proseguire, e adeguarsi alle nuove condizioni. Il continuo tremare della terra ci ricorda che nulla è sicuro e definitivo, ma che il procedere giorno per giorno non può essere basato sulla continua emergenza ma sull’adattarsi e interagire con il territorio e con gli eventi. Ovvio che di fornte alla emergenza gli aiuti ci devono essere, l’esercito che è attrezzato per accampamenti temporanei, che ha personale e strutture per aprire strade, costruire ponti e ripari dovrebbe essere impegnato totalmente, e almeno se ne vedrebbe l’utilità, invece di mantenere una struttura per coinvolgerci nelle guerre altrui e andare a far danni in giro per il mondo.

Danni da cui poi vengono i migranti, pochi, ospitati da noi, e i tanti che stanno morendo di freddo davanti a confini chiusi nella indifferenza generale. Il tema di fondo di tutto mi sembra questo: indifferenza, divisione, individualismo che impediscono di guardare alle persone oltre al loro stato: un “terremotato”non esiste, esistono persone che vivono in un luogo colpito dal terremoto, un immigrato non esiste come entità a se stante, si tratta di persone, uomini, donne bambini che affrontano rischi tremendi per sfuggire ad altri rischi gravissimi, e che in troppi si augurano che muoiano in silenzio senza disturbare le nostre vite tranquille.

Informazioni su ragionandoci

scrittrice, artista, mi piace riflettere sulle cose, scrivo poesie, racconti, ci ragiono e ne scrivo... sono responsabile delle edizioni per l' associazione Stelle Cadenti
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