Luna Piena 29 maggio

Oggi è il 30, ieriera la luna piena, trascrivo una buona parte della lettera inviata al Circolo della Luna, con un pensiero a tutte le donne nel mondo che guardano alla luna per recuperare energie e per riconoscere la magia che vive in noi.

Luna dei fiori

LUNA PIENA 29 MAGGIO 2018, LUNA DEI FIORI

Una luna splendente dei colori della primavera e dei fiori che sbocciano ovunque, una luna forte e piena di energie che ci guida ad agire, a prendere decisioni, ad accogliere ciò che viene con forza ed amore. Scrivo questo testo a pochi giorni dal rientro in Italia per qualche mese, è il momento di muoverci, siamo concentrati su questo movimento, e un po’ divisi tra ciò che lasciamo, per il momento e ciò che speriamo di incontrare tornando in Italia. I giorni ci sfuggono in questo accavallarsi di preparativi per partire e per lasciare, e così mi ritrovo a scrivere ora che per l’Italia è già sera e la Luna Piena arriva veloce. Ci sono le decisioni da prendere, il seminario da preparare, le persone da vedere, le decisioni su che cosa lasciar andare e corsa trattenere con noi. Il testo che segue è preso dal sito “Cammina nel sole” a questo link l’articolo completo :https://camminanelsole.com/la-luna-piena-del-fiore-in-sagittario-29-maggio-2018/ ;

La Terra è più fertile in questo momento, quindi è ora di iniziare a piantare! È una grande notte per  piantare qualcosa in giardino. Prendi un alberello e piantalo in onore della luna dei fiori! Porta fiori freschi nella tua casa o progetta un aiuola  di fiori per te.

La luna del fiore simboleggia anche noi umani. Come i fiori, è tempo per noi di fiorire, di crescere giorno dopo giorno assorbendo i raggi del sole e di raccogliere la nostra energia da esso.

Qualunque cosa sia… ciò che deve essere fatto – o qualunque cosa tu stia evitando – è il momento di assumersene la responsabilità. Fai un piano per pagare o per rimediare, o potresti dover affrontare le conseguenze della tua inazione.

La luna piena simboleggia anche una luce nei nostri giorni più bui e illumina gli angoli più profondi e oscuri di noi stessi, permettendo la luce della consapevolezza nei luoghi più oscuri dell’ignoranza, della vergogna, della colpa e dell’imbarazzo. La luna del fiore è lì per aiutarci a liberare la nostra pelle esterna come in una forma di rinnovamento.

L’energia nella notte di una luna piena è molto potente. È una notte perfetta per ricaricare le tue energie (…)

La luna piena è il momento perfetto per rendere grazie a tutto ciò che ti ha aiutato come Dio, i tuoi angeli, antenati e guide spirituali. Tendiamo a dimenticare di essere grati e credo che la luna piena sia il momento perfetto per mostrare gratitudine per ciò che abbiamo. Alcune persone credono che devi avere tutto prima di poter essere grato, ma non è vero. Essere grati quando non hai tutto ciò che vuoi è quando inizi a vedere i miracoli accadere nella tua vita.

Accendi una candela e ringrazia per la luna piena.Potresti essere sorpreso di come le cose inizino a cambiare. (…)

Per celebrare la luna del fiore, puoi iniziare ad accendere un falò quando il sole tramonta.Usa il fuoco per guidare la strada sul tuo cammino. Puoi anche fare una cerimonia con la ciotola che brucia (la copalera, nota mia) per liberarti di ciò di cui non hai bisogno.

(…) La luna piena in tutta la sua gloria ardente vuole che tu smetta di procrastinare e di entrare in un mondo di nuove esperienze e avventure. Tutti quei mesi in cui hai avuto paura di provare qualcosa di nuovo, ora la luna piena in Sagittario ti sta facendo cenno di farlo

(…) Ricorda, però, che questa luna piena è governata dalla dualità del mezzo uomo mezzo cavallo segno del Sagittario e ti richiede di rivalutare questa sete di avventura e il tuo atteggiamento con un modo di essere più equilibrato. Fai attenzione e ripensa alla differenza tra la necessità di affrontare il mondo con audace fiducia contro il tuo senso di avventura ingannevole che potrebbe essere un pretesto per la fuga. Cherokee Billie

Mi sembra che ci siano tutti gli elementi per riflettere.

Ci sono eventi di questo periodo che ci hanno attraversato, e alcuni che mi hanno particolarmente segnato. Vi invito a leggere le riflessioni sul mio blog: https://ragionandoci.wordpress.com/2018/05/23/amore-o-indifferenza/, scritto pochi giorni dopo il mio compleanno con un ragionamento sull’amore ai tempi del disastro che stiamo attraversando, in Italia e nel mondo, e i due precedenti, l’indignazione e il dolore per la piccola morte di Lily a Gaza, soffocata dai gas israeliani, e prima un ragionamento sul confronto tra le culture, la capacità di apprendere e imparare dall’altra, l’altro, invece che respingerla come “selvaggia” “incivile” e magari terrorista perchè non subisce in silenzio e non si piega.

In tutto questo panorama soffocante come i gas che vengono sparsi a piene mani, c’è la nostra realtà, le soddisfazioni, da condividere, la gioia: Gaia ha discusso la tesi della laurea magistrale ed ora è architetta. Una bimba è nata a un’altra donna della nostra lista, benvenuta piccola, qualcuna trionfa sulle difficoltà del suo quotidiano e continua a scrivere e a spargere doni come Maria G. di Rienzo, di cui vi invito a seguire il blog: Lunanuvola, qualcuna fatica a superare le sue condizioni di salute precarie, qualcuna si è chiusa, qualcuna si apre al mondo con gioia, qualcuna è stanca. Questa luna ci può ricaricare con le energie potenti di questa magica notte, e riportarci in casa una candela da accendere per prolungare la luce nel buio della nostra camera può essere un aiuto, così come bruciare qualche rametto di rosmarino per ripulire dalle energie negative e propiziare le nuove energie che si preparano all’arrivo del solstizio con il trionfo della luce.

* * *

Ieri era una sera strana, prima un accenno di pioggia, poi le nuvole si sono ritirate ed ho potuto accendere il mio piccolo fuoco e la copalera, generando un incontro attraverso il mondo e le donne che nel mondo intrecciano i loro percorsi e si impegnano per un mondo migliore.  Ecco una foto di questa cerimonia molto intima, ma aperta al mondo:IMG-20180529-WA0001

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Amore o indifferenza

E allora parliamo d’amore! Ma cerchiamo di capire di che cosa stiamo parlando! Pochi giorni fa era il mio compleanno, 74 anni, un passaggio non particolarmente significativo, solo un altro anno che è passato. E ho fatto l’esperienza diretta di che cosa vuol dire sentirsi amata, un amore che non ha bisogno di fronzoli e orpelli, ma del calore che viene dal fatto che tu senti che conti per gli altri intorno a te, auguri e gentilezze corrono sul web o sul telefono da tutte le persone lontane, mentre chi mi è accanto dedica tempo e condivisione alla giornata con me. E mi trovo a riflettere su tutto il bisogno d’amore che circola in questo mondo malato, e sulle strane attese che questo si trasformi in parole gentili, gesti teneri e dolci, sorrisi forzati, un amore di apparenza.

Così fomentate l’odio, tuonano gli scandalizzati di turno quando esprimiamo rabbia e pena per l’orrore creato dai potenti, e qualche volta quando riusciamo ad inventare congiunzioni ironiche che svelano ciò che si nasconde dietro il pranzo di gala. Eppure io credo che questi siano gesti d’amore, non adeguarsi al perbenismo di facciata e insieme non lasciarsi trascinare nella rabbia impotente e nello sconforto, non accettare che Tina ( there is no alternative) è l’unica possibilità a cui possiamo fare riferimento, e ribaltare i parametri dati.

Misurare il successo in relazioni felici, in amore appunto, e non in ricchezza, svalutare la violenza della occupazione, della denigrazione dei popoli nativi, per invece valorizzare e apprezzare la loro forza e la determinazione con cui resistono all’annientamento.

Mi sono trovata più volte a confrontarmi con queste posizioni di perbenismo ottuso ed escludente, che richiedono parole gentili, urbanità del comportamento, prima e oltre i contenuti. Siamo al punto che Israele può lamentarsi con le ambasciate per le manifestazioni di solidarietà con i Palestinesi e di rigetto della mattanza: si può schierare cecchini dietro un terrapieno e mandarli a sparare uccidendo gente inerme se solo si avvicina e ferendo in modo distruttivo, che lascerà il segno per tutta la vita, tagliare gambe, sogni e progetti, tutto si può, ma denunciare questo come un crimine contro l’umanità, chiamare gli assassini col loro nome, questo è scortese, è odio fomentato… E invece è amore per le persone, per i palestinesi martoriati e aggrediti, ma anche per gli israeliani che venogno trascinati nel baratro della violenza assassina e vivono una realtà assurda, in cui l’altra, l’altro non esistono se non come disturbo, non hanno diritti, non sono persone. E noi le mettiamo in evidenza queste persone, i loro volti, i loro sguardi, e qualche volta le loro ferite e la loro morte, perchè si prenda coscienza, si svegli un’onda di amore per la vita, per la resistenza e vengano salvati sia i palestinesi, che gli israeliani, e persino gli ebrei della diaspora, che cominciano sempre più numerosi a prendere le distanze da una terra che si vuole patria degli ebrei, costruita sulla distruzione di vite, di interi villaggi, sulla negazione di un altro popolo. La Palestina è il simbolo e il punto nodale di ogni riflessione perchè da lì partono altre mille azioni di violenza e di sterminio, basta citare i curdi, ma lo Yemen, la Siria, e poi L’afganistan da una parte e i Mapuche, i nativi americani dall’altra: interi continenti costruiti sulla violazione e la menzogna, sull’eccidio e la spoliazione.

Se non cominciamo a guardare in faccia le cose, e dirigere il nostro amore e il nostro sostegno ai popoli nativi, è inevitabile che si cada nella ottusa quiete degli ospiti del Titanic, che ballano mentre la nave si inabissa.

A questo punto siamo, e stiamo in bilico tra l’ottundimento di chi non vuole, o non può più vedere la crisi e il pericolo e non vuole essere disturbato nella sua squallida quotidianità, vuole i cuoricini, i sorrisi, le sensazioni superficiali, i fiori, i palloncini, e chi vuole sentire davvero amore e indignazione, il dolore delle ferite e la solidarietà tra eguali.

Certo, anche noi dobbiamo curarci anche di noi stesse, di ciò che sentiamo e ci coinvolge, perchè se rischiamo di dimenticarci di noi, possiamo essere travolte dalla rabbia, dallo scoramento.

Un ragazzo si è dato fuoco a Gaza, qualcuno dice in questi giorni, qualcuno dice che è un fatto di un anno fa, ma resta il fatto: morire di dolore, di solitudine, di abbandono, perdere forza e speranza, questo produce la mancanza di un amore solido, fattivo, che ti sostiene e ti protegge e non ti lascia solo. Siamo carenti, non siamo capaci di un amore grande come il mondo, ma dobbiamo curarci di tutto ciò che incontriamo, che attraversiamo perchè l’indifferenza è peggio ancora dell’odio, che può ritornare ad essere amore, mentre l’indifferenza è il vuoto. auguri

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LILY, 8 MESI UCCISA DAL GAS ISRAELIANO

Dove siete?
Guardate gli occhi di questa bimba
che non vedranno il domani
Il suo volto non cambierà crescendo,
non vedrài fiori e le stelle,
il nascere del sole e il tramontare,
la Luna piena e quella calante
non vedrà i fiori e gli uccelli
non vedrà
non costruirà il suo futuro
tutto si è fermato nei suoi occhi bambini
nulla potrà più essere per lei
Che germoglino fiori di indignazione
che la condanna degli assassini sia diffusa e
che il mostro assetato di sangue bambino
venga fermato una volta per tutte!
BIMBA DI 8 MESI UCCISA A GAZA
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Dopo il temporale

Il temporale tropicale ha sfogato il suo torrenziale fiume d’acqua, che ora lentamente defluisce lasciando la strada e il patio ripuliti e nuovamente praticabili. I fiori si scrollano di dosso l’acqua, anche la campana del floripondio, e pian piano aprono di nuovo le corolle, ora che il cielo splende ma il sole sulla via del tramonto non è così infuocato. Tra poco comincerà il concerto serale degli uccelli, che si affollano sui rami degli alberi del parco per la loro performance più spettacolare, sino all’acuto che precede il silenzio. Vicino a casa cominceranno i loro canti le rane che continuano fino a notte, felici della pioggia che regala zone di umido per la loro pelle sensibile. Ogni pioggia porta nuovi semi e nuovi tesori che si raccolgono nel patio, cade qualche limone oramai maturo, qualche piuma persa nella violenza del vento. Io raccolgo tutto, i doni della madre terra anche in questo angolo di città, che però non dimentica il rigoglio della natura intorno. Sì, forse una natura un po’ addomesticata, qui non c’è la ricchezza e la sovrabbondanza della selva, con la vita ricchisisma non sempre in sintonia con le necessità degli umani occidentali.

Ecco, succede che qua ogni piccolo evento ci metta a confronto col nostro essere alieni, un po ammirati e un po’ sorpesi, ma mai davvero in sintonia con i ritmi della natura.

Sto seguendo con empatia le vicende della popolazione mapuche in Cile e la lotta del Machi Celestino ora, e insieme la lotta dei palestinesi, la grande marcia del ritorno, le manifestazioni dterminate e fantasiose che si portano dietro per smuovere l’attenzione del mondo e ottenere rispetto e diritti .

Quello che mi sembra abbiano in comune queste due lotte è che si tratta di popoli che non si arrendono alla cancellazione e alla spoliazione, che non si fanno omologare e nemmeno confinare e ridurre a curiosità etnica. Sarà anche un caso che in tutti e due i luoghi, in Palestina in modo plateale, ma anche nei territori mapuche come esploratori e vigilantes, ci siano i soldati israeliani che intervengono e reprimono.

Già, ma a me, nella mia casetta a Valladolid, che interessa in realtà dei Mapuche, o anche dei palestinesi? Politica, repressione, solidarietà, va bene, ma che tu soffra le loro ferite e che senta la violenza che stanno subendo come rivolta anche a te non ha senso! E invece sì c’è un senso profondo in questo sentirsi parte solidale, anche se differente e un poco aliena, e non solo per quel sentire di fratellanza universale in cui siamo creciute, ma anche perchè a me sembra di percepire nel profondo che la salvezza verrà giusto dai popoli nativi, da quelli che non si piegano e non si confodnono con le leggi del mercato e del potere legato al denaro, ma rimangono a ragionare sulle relazioni nel gruppo dei vicini, nella famiglia allargata, nella tribù e non dimenticano la relazione con la madre terra.

Intanto che noi occidentali distruggevamo i nostri legami con l’universo intorno, e Cartesio parlava di “violentare la terra per strapparle i suoi segreti”, e sognava che con la scienza e la tecnica l’uomo avrebbe “spianato le montagne e colmato i mari”, segnando così la nascita della società occidentale moderna, caratterizzata dall’idea del possedere, rubare, prendere strappare, i popoli nativi sviluppavano altri sensi e un’altra cosmologia, in armonia con la madre terra, era l’essere umano che chiedeva per favore i doni della terra, e non più di quanto gli necessitava. Era il governante, il responsabile del benessere del suo gruppo che versava il suo sangue per fecondare la terra e perchè essa donasse i suoi frutti. Studiavano le stelle, avevano specole molto prima che in Europa questo fosse comune, e avevano una ricca cosmologia in cui le direzioni e le energie avevano una importanza fondamentale.

Li abbiamo sempre descritti come primitivi e selvaggi, ma che cosa c’è di primitivo nello studio delle relazioni con l’ambiente intorno, nella conoscenza degli astri e dello scorrere delle stagioni, nel rispetto e nella capacità di vivere in armonia? Se essi considerano la terra un luogo sacro, e scelgono alcuni luoghi come espressione di questa sacralità, e li proteggono e li rispettano in modo particolare, che cosa c’è di meno sacro delle nostre chiese, sinagoghe, moschee, dove l’occidente ottuso svolge i suoi riti e le sue cerimonie? Perchè mai quelle che si relazionano direttamente con la energia della terra sono primitivi, idolatri, mentre noi sappiamo che cosa è bene, e recintiamo i campi, rubiamo i tesori alla terra scaviamo miniere e inquiniamo i corsi d’acqua, passeggiamo sui territori sacri, ci rubiamo acqua e terra, e sversiamo i nostri rifiuti rendendo impossibile la vita che hanno sempre vissuto in armonia.

L’occupazione e la colonizzazione non sono state, e sono, solamente una appropriazione di terre, sono state la negazione della significanza come esseri umani, la non umanità, la deficienza, di chi non seguiva e non si adeguava. E d’altro canto se ascolti i discorsi e osservi le azioni dei coloni e dei soldati dell’ “unica democrazia del mediooriente” ti rendi conto che di fondo c’è la negazione della umanità dell’altro, la svalorizzazione, il tentativo di piegarlo a subire, o ad andarsene, come se quello che è il loro luogo da sempre non fosse loro, ma di chi se ne è appropriato. Due mondi, stessa storia.

E noi che stiamo a guardare con empatia e che soffriamo questa continua aggressione, ci rendiamo conto che il problema di fondo, la radice è come sempre nella diversa visione del mondo e nella mancanza di ogni ascolto e rispetto per le differenze.

Il problema non è che si diventi tutti degli indigeni, la cultura da cui veniamo è molto diversa, ma che impariamo gli uni dagli altri, che impariamo a misurarci con la saggezza differente dei popoli nativi e non si continui la spoliazione e i tentativi di annichilimento e di assimilazione.

Le azioni di affermazione della propria identità e del proprio territorio vengono viste, e usate, quando va bene, come folklore, se no come aggressione al modello di vita occidentale, e quindi diventa inevitabile la repressione e il rifiuto.

I Palestinesi e i Mapuche sono considerati per definizione terroristi, e le loro richieste di dignità, di rispetto di riconoscimento vengono troppo spesso represse nel sangue.

Anche molti scienziati oggi cominciano a riconoscere che se c’è una speranza di salvezza per questo nostro mondo decadente, questa verrà proprio dai popoli nativi, dalla loro saggezza e dalla capictà di relazionarsi con l’ambiente senza violarlo, ma è proprio questo quello che sembra spaventare: l’idea che dobbiamo imparare da loro, che dobbiamo cambiare, riconoscere che la cultura della espropriazione e della rapina è distruttiva anche per noi e che il “nostro modello di vita” rimane in piedi per piccole sacche di privilegiati mentre aumenta il numero di poveri e di emarginati nelle nostre società opulente, che non ha più gli strumenti per sopravvivere. La guerra tra poveri, l’individualismo, la negazione della importanza dell’altra, dell’altro, sono funzionali ad un sistema rapinoso e repressivo che non vuole morire, e nei suoi ultimi aneliti trascina tutto nel baratro. Mentre ci dicono che non ci sono alternative, e che questo è l’unico modello possibile, distruggono tutto e tutti e tutte le persone che potrebbero portare differenze.

Sta a noi non solamente la solidarietà astratta con le lotte dei popoli, ma la comprensione profonda della ncessità di un cambiamento di visione del mondo, di costruzione di una identità aperta e accogliente, pronta a misurarsi con l’altro, a mescolarsi, a imparare, invece che allontanarsi e dividersi.

elemental soul

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Taxi collettivo e politica

Mentre in Italia imperversa il dopo elezioni, qui in Messico la campagna elettorale è al suo culmine.

Succede così che persino un percorso in taxi, un collettivo, da Tulum a Valladolid, divenga l’occasione per ascoltare un lungpo dibattito. Il tassista è iscritto al sindacato e in qualche modo attivista. Volendo partire a pieno carico, quattro persone più il conducente, decide di accogliere un passeggero che si ferma prima, contratta un prezzo ragionevole per questo, e quindi si parte.

La strada scorre abbastanza diritta, il distributore appena fuori Tulum è una tappa fissa. Mentre entra la benzina, il volo di una zanzara mi convince che è meglio mettersi il repellente, e lo passo anche a Mario, che è seduto dietro. Io spesso sfrutto il fatto dell’età, e dell’essere donna per farmi lasciare il posto davanti, che mi permette di seguire meglio la strada ed è più comodo per la mia schiena. In realtà non c’è rischio di malesseri, perchè la strada è praticamente diritta, al massimo un paio di svolte, quando si cambia di direzione, a Cobà, e poi a Chemas per entrare nella statale che viene da Cancun, e ogni attraversamento di villaggio è segnato dalla presenza di topes, specie di cunette spesso molto alte, prima e dopo l’attraversamento pedonale, per cui le macchine rallentano moltissimo, se non vogliono essere danneggiate.

Questo autista mi sembra un po’ sportivo, spiega che spera di portarsi avanti il più possibile prima del temporale che il cielo segnato da nuvole nere sta preannunciando. Racconta che ha sperimentato queste piogge torrenziali, che riducono la visibilità quasi a zero, e rendono necessario procedere a passo d’uomo.

Dopo questo avviso, parte a ruota libera facendo una specie di analisi della situazione con lamenti e critiche su tutto: le difficoltà, le spese che aumentano, dieci e più anni per ottenere la propria licenza, le regole che divengono più restrittive per la circolazione dei taxi e che potrebbero creargli problemi, ma lui è pronto a combattere per il proprio diritto a lavorare, d’altronde ci sono altri che hanno macchine molto più vecchie e scassate della sua che guidano tranquillamente e trasportano persone, certo non fanno viaggi di un centinaio di chilometri tre o quattro volte al giorno! E poi il comportamento della polizia, e la gente ignorante che non capisce i problemi, “io glielo dico, criticate i maestri che manifestano, ma che ne sapete voi della riforma della scuola, o del progetto per il commercio? Loro hanno letto e compreso i rischi, protestano anche per noi, per voi che non capite e subite quel che viene!”

È evidente che partecipa attivamente all’attività del sindacato, e accanto alle critiche ha anche un atteggiamento costruttivo sperando nel cambiamento che AMLO sembra promettere. “Sapete che vuol dire PRI? Partito rivolizionario istituzionale! E che vuol dire?, la rivoluzione è contro le istituzioni!” Accenna anche alla situazione dei popoli indigeni, e del Chapas, e a questo punto l’ultimo passeggero arrivato interloquisce e spiega un po’ di cose sulla presenza della guardia zapatista in alcune zone, dove per entrare nel loro territorio vieni fermato e ti è chiesta una piccola tassa, dieci pesos, dicono, io direi che è una cifra simbolica, giusto per far presente che stai entrando in un territorio con altre regole. Il ragazzo spiega che lì non c’è intervento dello stato, loro si occupano di tutto, dalla cura delle strade, alla salute e alla scuola, e la loro presenza è rassicurante: loro si preoccupano che non ti succeda niente, la zona è presidiata, per il bene di tutti.

Descrive poi la vita degli artigiani in Chapas, che lavorano la pelle in modo da renderla eccezionalmente morbida e maneggevole, e creano molti oggetti con essa, ma poi, dice, svendono il loro lavoro, lo regalano praticamente, perchè se vai sulla quantità sembra che il commerciante che te li compra ti dia molti soldi, “ma sono pochissimi per pezzi tutti lavorati a mano con cura artigianale, non gli danno quasi niente! “

Ogni tanto mi capita di incontrare gruppi di ragazze o di giovani che venendo dal Chiapas vendono al parco i loro prodotti, vestiti, camicette ricamate, scialli, e persino coperte. Ho comprato qualcosa da loro, e parlando con una ragazza ricordavo di aver visto cose simili un poco più economiche a San Cristobal.. e lei mi aveva risposto che se volevo pagarle a quel prezzo, dovevo andare io là.. Per venire sin qui hanno le spese di viaggio, e l’albergo per i giorni che si fermano, e sopravvivere fuori casa… e hanno ragione! In effetti sono comunque prezzi molto economici per oggetti graziosi, fatti con cura, e preferisco certo comprarli da loro piuttosto che dai negozianti per turisti che oramai stanno fiorendo anche qui a Valladolid.

Il viaggio continua, e continuano le riflessioni e le informazioni su quel che succede ora in Messico, sul petrolio venduto agli USA, sul muro, sulla repressione, sulla corruzione di poliziotti e pubblici ufficiali, a ruota libera. Intanto comincia a piovere, e l’attenzione dell’autista è sulla strada e la visibilità, il temporale e l’ora dell’imbrunire col buio che avanza velocemente fanno pensare di essere oramai a notte fonda.

Quando scende il nostro amico del Chapas, dopo Chemas, la pioggia si è oramai ridotta ad una pioggerellina più facilmente controllabile, che ci accompagnerà con alterni momenti sino all’arrivo. L’ultima sorpresa del tassiststa sindacalista è l’aumento del prezzo della corsa, che spiega, è dovuto al rincaro della benzina, la prendiamo per buona, ma credo che il prossimo viaggio a Tulum lo organizzeremo per poter anche tornare con i mezzi pubblici.IMG_20180307_103829

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25 aprile- Nessuno innocente

25 aprile, nessuno innocente

Guardo da lontano, in questo angolo di Messico, le manifestazioni per il 25 aprile, ho seguito le polemiche precedenti, e non mi sorprende, anche se mi dispiace, che a Milano sfilino con il Pd le bandiere di Israele. Solita sceneggiata, soliti battibecchi con la polizia a proteggere i sionisti. La diretta della manifestazione scorre tra slogan e bandiere, con un cordone di polizia a proteggere gli indesiderati dalla presunta violenza degli altri. A un certo punto un signore anziano, non vecchissimo no, non ha fatto il partigiano, non è stato in montagna, ma sfila con tutta la sua convinzione con la camicia rossa e il fazzoletto al collo: un compagno pensi, uno dei pochi che ancora ci sono.. e poi quello, che sta nel suo gruppo del pd, disciplina di partito, anche quando si sta sgretolando, eccolo gridare verso i palestinesi che sfilano in altro gruppo, con altri compagni: “farete la fine dei topi, morirete tutti, fanno bene ad ammazzarvi, devono uccidervi tutti!”

Una frase del genere in bocca ad un “compagno” mi apre una ferita: come si può condividere speranze e amore per la libertà insieme a questa ossessione per la repressione e la pulizia etnica del diverso? Che cosa sa questo signore della Palestina e della sua storia che lo autorizza ad augurarle la distruzione e la morte? Che cosa sa questo signore della vita e della morte’ perchè può con tanta superficiale veemenza augurarla ad altri? Prima ancora della vicenda palestinese, gravissima, vi è uno sbaglio nella umanità, come possiamo sentirci umani mentre auguriamo morte e distruzione ad un popolo? Come si può sfilare per la libertà e insieme usare simili parole verso un altro popolo che lotta per la propria libertà?

È vero che la propaganda israeliana, amplificata e sostenuta da “sinistra per Israele” e altri gruppi simili, è riuscita a fare breccia in molte coscienze, e personaggi che dovrebbero essere informati non si peritano di ripetere le peggiori menzogne e di passarle come verità, ma c’è stato un tempo in cui la coscienza critica dei compagni era vigile, e la solidarietà ai popoli in lotta era una costante. Ora no, possiamo usare le parole più violente, avvallare uccisioni e occupazione perchè a priori Israele ha ragione, e chi disturba la nostra ottusa quiete pretendendo di esistere deve semplicemente morire. Questa volta erano i palestinesi, altre volte sono i migranti che possono pure crepare, purchè non vengano a disturbare.

Io mi chiedo guardando da lontano quali errori sono stati fatti, quale argine abbiamo lasciato crollare, pretendendo che fosse oramai inutile, per ritrovarci a questo punto.

Quante volte abbiamo fatto silenzio? Quante parole non sono state dette, per quieto vivere, per non discutere sempre, per la nostra voglia di comodità e tranquillità, e quante sono state dette distrattamente, senza pesare il significato di quel che dicevamo, o lasciavamo dire, per permetterci di sfogare la nostra piccola rabbia, per ritrarci dalla fatica del confronto collettivo e coltivare il nostro orticello personale?

Ecco questo è il risultato, questo è l’abisso in cui si trova l’ Italia, mi sento quasi disperata, senza nessuna voglia di tornare a condividere questa voragine. Però no, non posso tacere e lasciare che tutto crolli, l’ Italia è davvero nei guai, come metà del mondo, ma siamo tante e tanti che abbiamo capito e non siamo disposte e disposti a lasciare che le cose seguano la loro china, è difficile, ci aggrappiamo a parole come antifascismo, ma dobbiamo riempirle di significato, dobbiamo recuperare solidarietà e condivisione. Dobbiamo recuperare empatia verso l’altra, l’altro, non solo quando una tragedia le travolge, ma nel quotidiano, nella vita di ogni giorno, sorvegliando persino il nostro sentire per evitare di precipitare in qualche trappola nascosta.

resistenza

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PER LA SALVEZZA DEL MACHI CELESTINO

Al governo del Cile,

Siamo artisti italiani che da sempre seguono con interesse e solidarietà le vicende del Cile, avendo sviluppato relazioni e amicizie dai tempi in cui gli esuli cileni cominciarono a venire in Italia. Seguiamo anche la situazione attuale e abbiamo avuto modo di conoscere e approfondire alcuni aspetti della vita del popolo Mapuche, in particolare l’importanza della o del Machi nella vita stessa del gruppo. Oggi siamo profondamente preoccupati per la vicenda del Machi Celestino, non entreremo ora in discussioni sulla sua condanna o altro, ma si tratta della sua stessa vita, messa a rischio da 102 giorni di sciopero della fame. La richiesta del Machi Celestino Cordova non è impossibile da ricevere: egli chiede solamente che gli venga dato un permesso di 48 ore, per recarsi al suo rewe, spazio sacro, e farvi le cerimonie di risanamento e di recupero della stabilità necessarie a lui e al suo popolo.

Ogni paese prevede possibilità di dare permessi ai detenuti, e in particolare se si tratta di richieste basate sulla propria spiritualità e tradizione.

Ci sconcerta, e ci indigna il fatto che non si sia ancora provveduto a rispondere a questa semplice richiesta, e questo ci fa temere che le leggi in vigore in Cile non abbiano ancora dismesso l’impronta lasciata da Pinochet nella vostra giurisprudenza.

Possiamo chiedere un gesto di pace, di comprensione, un passo verso la costruzione di un incontro con le popolazioni native? Non vorremmo assistere alla tragedia che si preannuncia inevitabile se non viene presa una immediata decisione di apertura e non si permette questa funzione subito.

CHIDIEAMO AL GOVERNO DEL CILE DI ASSUMERSI LA RESPONSABILITÀ DI UN PASSO DI COMPRENSIONE ED APERTURA, CHIEDIAMO CHE IL MACHI CELESTINO POSSA RAGGIUNGERE SUBITO. ORA IL SUO REWE, e che possa tornare dopo 48 ore presso l’ospedale interculturale per ricevere le cure necessarie ad un pieno recupero della sua salute.

Certi della volontà di pace di questo governo, attendiamo con ansia una risposta positiva urgentissima.

In fede

Mario Palmieri, artista, presedente dell’associazione Stelle Cadenti, Artisti per la pace,

e Nicoletta Crocella, responsabile editoria per l’associazioneMachi Celestino

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