La cerimonia del fuoco secondo la tradizione Maja Quichè del Guatemala.

Continuo il racconto delle esperienze vissute nel Cuarto Encuentro de Mujeres Medicina:

Ceremonia de fuego ” Tradición Maya Quiché de Guatemala” dedicada a la Medicina del Nahual Ix y la bendición del camino como portadoras del fuego sagrado a cargo de la Maestra Floridalma Pérez.(Nos trasladaremos a las faldas de la montaña sagrada del Huitepec, al centro ceremonial Nahual-Ha para esta Ceremonia.)

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Per questa cerimonia così significativa e forte ci trasferiamo alle falde del monte sacro, in un centro di incontri che ha uno spazio predisposto . Arriviamo che è ancora presto il pomeriggio, ed abbiamo così l’opportunità di assistere e partecipare a tutta la preparazione del fuoco per la cerimonia dal suo inizio.

Quando arriviamo il terreno è uno spazio circolare delimitato, dovremo fare due cerchi, perchè siamo in molte e non riusciamo a stringerci in una sola fila. Il prato ha al centro il segno di altri fuochi, con la guida della maestra Floridalma si ripulisce il terreno da tutto quello che può disturbare, come pietre o tracce di sporco o di avanzi dei fuochi precedenti.

Quando lo spazio è sufficientemente pulito si inizia la preparazione, si prendono i fiori dividendone le corolle dal gambo così da fare quattro mucchi colorati per poi disporli a stella indicando le quattro direzioni, mentre la maestra Floriana inizia a organizzare il fuoco, disegnando con lo zucchero sul terreno. una figura che indica le quattro direzioni Sopra questa vengono poste molte palle di copal nero, ancheil numero ha un senso, mi sembra 20 come i mesi maya, e sopra questi altri 13 più piccoli, che sono i giorni della settimana, a coprire il tutto le candele che serviranno ad accendere il fuoco e a sostenerlo insieme ai legnetti di ocote, un legno profumato e resinoso che si usa anche per accendere il fuoco delle copalere. Viene versato ancora miele e un poco di alcool (fuoco liquido) per questo fuoco che deve invitare gli ancestros e gli animali di potere. Offrire il dolce rende più piacevole l’incontro e fa comprendere anche come noi siamo attente e accoglienti. Intorno si dispongono le offerte, candele, tabacco, cioccolato, miele, semi. Una scoperta è che non si possono bruciare sul fuoco i semi di mais e del cacao, entrambe piante sacre che non si devono bruciare, una eccezione si fa con il mais per fare i popcorn, pechè questo non brucia, ma salta fuori con i pop corn che vanno in giro e si possono condividere.

Queste immagini mostrano la preparazione del fuoco, sino alla sua accensione e poi alla realizzazione della cerimonia. Intanto le shaumadoras accendono le loro copalere, mentre noi mettiamo le nostre non ancora usate accanto a noi sul terreno.

La cerimonia procede dopo la limpia, e quando il fuoco comincia a prendere bene, all’inizio sembrava che non fosse molto soddisfatto, ma con le offerte e le nostre parole, il saluto alle quattro direzioni, alla terra e al cielo, sembra che tutto proceda, ci viene distribuito un sigaro rituale, la raccomandazione è di non inalare il fumo, si aspira e si ributta subito fuori, serve solamente come tramite per invocazioni e poi verrà offerto al fuoco, caricato dalle nostre richieste.

Inizia l’invocazione dei venti nawales. I nawales sono energia, spirito o forza degli esseri ed elementi della natura, rappresentata dagli elementi della natura, sono 20, come i giorni del calendario maya. Nelle fotografie si vedono dei cartelli ognuno con l’indicazione di un nawale, disposti tutto intorno al luogo del cerchio. Ognuno dei 20 nawales viene invocato con le sue caratteristiche per tredici volte, e questo fa sì che ci accostiamo a questa suddivisione dell’anno propria del calendario maya,: se i venti nawales corrispondono ognuno ad un giorno del mese, nel calendario Cholq’ij o calendario sacro, si realizzano raggruppamenti di 13 giorni, il 13 rappresenta i tredici piani del cielo, a cui corrispondono anche le tredici articolazioni del corpo umano

Si inizia invocando Baatz (la scimmia) che rappresenta l’inizio, il tessuto, il sentire per ilproprio paese, la famiglia, l’unità. Il Baatz è anche in ralazione con le vene e le arterie del corpo. e con il pollice della mani destra. Si chiede aiuto per tutta l’umanità, per sostenere la semina , l’inizio di un lavoro, di un progetto, di una vita..

I venti nawales hanno ognuno delle caratteristiche proprie e sono legati anche ad un animale, così ci troviamo ad invocare EE, gato de monte poi AAJ, l’armadillo, quindiIX, il giaguaro, e TZ’IKIN, che potrebbe essere Aquila, o il condor, o il quetzal,- AJMAQ, ape,-NOJ, il coyote- TiJax, il tucano- AJPU, che rappresenta il cacciatore, o un uomo con le ali, e poi la tartaruga,il cocodrillo, il colibri, il pipistrello,la rana,il serpente, il gufo,il cerbiatto, il coniglio, il puma, il cane, o lupo.

Come si vede ognuno di questi animali ha diverse caratteristiche che aiutano ad individuare quelle del giorno ad essi dedicato e offrono indicazioni e sostegno in direzione dei loro poteri e delle qualità che vengono associate loro. Tutto questo ci verrà spiegato meglio i giorni successivi, nelle lezioni che intervallano le cerimonie, per ora è l’esserci che conta, l’agire insieme, coralmente per trovarci a condividere il potere che ci circonda e una spiritualità ricchissima e intensamente collegata alla terra, al cielo all’universo. I maya infatti non si ritengono superiori alla natura e agli altri animali, ma insieme ad essi, in una rappresentazione circolare.

Non è un caso che nessuna delle fotografie mostri in fuoco acceso: ci era stato espressamente chiesto di lasciare solamente al periodo della preparazione e se mai alla fine le fotografie, per concentrarci su quello che insieme si stava facendo.

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I morti che celebrano la vita

Ringrazio Maria Teresa messidoroper aver messo a disposizione questo articolo:

I morti che celebrano la vita

A quattro mani

Ollantay Itzamná, difensore latinoamericano dei diritti della terra riletto da Maria Teresa Messidoro, vicepresidente Associazione Lisangà

Tutte le civiltà cercano risposte alle grandi domande esistenziali, dall’origine del mondo e dell’umanità al significato della morte.

Le civiltà Quechua, Aymara, Maya eAzteca spiegano la morte come parte di un ciclo della Vita in continua rigenerazione, non come un evento negativo o una sconfitta esistenziale: non si piange la morte di un caro parente o amico, si celebra invece con feste, in allegria. Chi ci lascia in realtà ritorna al ventre umido e fresco della Madre Terra, senza sparire definitivamente dalla nostra convivenza quotidiana. Le donne e gli uomini che muoiono rinascono in un’altra dimensione esistenziale, continuando ad essere soggetti “vivi”, nella e per la comunità cosmica.

Ollantay Itzamná ci ricorda che in queste filosofie indigene i defunti non scompaiono, continuano dunque ad esistere e a coesistere con noi, e di questo dovremmo essere tutti certi per sconfiggere la terribile paura della morte.

Quando sopraggiunge il Aya marq’ay killa (mese della processione dei defunti in quechua), la condivisione con chi ci ha lasciato raggiunge il suo massimo tra l’1 e il 2 novembre. I herq’es (bambini in quechua) possono mangiare in abbondanza dolci e caramelle, con ben altro significato della festa importata e ormai globalizzata di Halloween.

Guamán Poma, “aquila tigre” in quechua, cronista indigeno del Perù del 1500, nipote del sovrano Túpac Yupanqui, racconta che era consuetudine che i clan famigliari, in novembre si recassero ai chullpares (i luoghi dove si depositavano i corpi dei defunti per la loro dispersione organica nella Madre Terra), portando regali, cibo e bevande in abbondanza, musica. I festeggiamenti si ripetevano per tre anni dopo la morte. Poi, sempre in novembre, gli scheletri venivano portati in processione, per renderli partecipi delle feste comunitarie e famigliari. Terminata la festa, li si collocava in qualche spazio significativo per la comunità, in modo che potessero continuare a svolgere il loro ruolo protettore

Oggigiorno, nelle Ande soprattutto, o nel Sud del Messico, si continua a celebrare la festa “dei defunti” tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre, mettendo ancora in risalto la loro condivisione con ciò che succede sulla faccia della Terra: sono gli altri esseri viventi, presenti oggi in altre forme in mezzo a noi. Questi Altri esseri visitano in gruppo i propri famigliari, partecipano sicuramente ai momenti di festa e poi nuovamente in gruppo se ne vanno, condividendo i viveri ed i regali ricevuti, continuando a far parte della storia delle proprie comunità.

La giornata dei defunti diventa dunque la commemorazione del rinascere verso un’altra dimensione; la morte non può essere vissuta con disperazione e lutto, perché si nasce non per morire ma per rinascere. Chi ci lascia allora rinasce, e continua a costruire quelle storie mai concluse del suo popolo, in interazione permanente con il cammino dei “vivi” sulla terra.

Mentre leggevo queste riflessioni di Ollantay Itzamná, pensavo ai difensori della Terra morti ammazzati in America Latina, a Bertha Caceres in Honduras, a Marielle Franco in Brasile, Juana Raymunfo in Guatemala, …

Pensavo ai combattenti guerriglieri morti in El Salvador per costruire un paese più giusto, a quelli che sono sopravissuti per continuare a cercare ostinatamente i propri cari desaparecidos. Pensavo a Cristina Romero che fino al giorno della sua morte ha cercato la verità su sua figlia Marta, scomparsa nel nulla tanti anni fa. Cristina ha voluto sulla sua bara la bandiera del Frente, per cui ha sempre lottato. Qualcuno ha chiamati Cristina e le altre, gli altri come lei, “las/los imprescindibles”.

Ed anche loro, in altre culture ed in altre storie, continuano a vivere, ne sono certa.

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Luna Piena 24 Ottobre

IMG_20180908_182719Per prima cosa metto un link al video che parla di questa Luna Piena ed offre alcuni riferimenti interessanti:

– YouTube https://www.youtube.com/watch?v=Rjmarx-vjC4

Ebbene sì, questa luna così forte e complicata si merita che vi guardiate il video di cui ho messo il link sopra: è un modo simpatico di presentare la situazione, astrale e non solo, di questa luna e di offrire spunti di riflessione e consigli… Una luna piena così energica, ben rappresentata dalla opera di Grazia Marino, che ci fa “esplodere in faccia” i sentimenti e le emozioni, le parti nascoste e messe via per non vederle!

Uffs, dovrebbe essere un momento di riposo, un attimo di respiro, un passaggio verso ciò che ci attende, ma pare che i momenti di riposo ce li possiamo scordare: abbiamo iniziato delle cose, dei percorsi con la luna nuova? e allora adesso tiriamo la rete e vediamo che cosa abbiamo raccolto! Possiamo farci una buona zuppa di pesce, oppure una zuppa di emozioni, di indignazione, nausea per come va la nostra vita, e il mondo intorno.

Abbiamo vissuto un periodo forse troppo individualista, e ci siamo un poco macerate sui nostri problemi, accettando anche stimoli negativi che ci vengono dalla realtà intorno, pronte ad accusare tutto e tutti di quel che capita, rabbiose e impotenti.

Prese nelle maglie di questo momento storico così difficile, con la sensazione di non avere possibilità di fronte alle guerre, alla repressione, alla ingiustizia, alle difficoltà economiche, ci siamo forse rivolte alla nostra realtà personale, ai nostri problemi e ci siamo trovate isolate di fronte al mostro che avanza.

Questa Luna che ci fa esplodere in faccia emozioni e problemi ci può anche tirare fuori dal nostro isolamento e portarci ad una nuova condivisione, ad un modo di essere insieme e solidali senza perderci, ma anzi, prendendo forza nel gruppo. Ciò che avviene intorno, a me pare evidente nell’acuirsi dei fenomeni negativi, dell’individualismo e del razzismo che sembra non voler lasciare spazi di vita, nei migranti che sempre più si muovono per cercare altrove una salvezza che difficilmente riescono a trovare, date le barriere che vengono erette.

Ma è proprio da qui, dall’essere indignati ed esausti che viene fuori la energia, e sta a noi canalizzarla nella solidarietà, e nell’incontro, nella azione pratica comune di cambiare questo mondo, un pezzettino alla volta o tutto insieme. Ci sono tante pressioni e tante discordanze nell’aria, dobbiamo trovare le cose comuni con cui possiamo condividere e collaborare, ognuna ed ognuno secondo le sue possibilità e capacità, ma senza esitazioni o retropensieri, perchè il non detto, il non esplicitato verrà fuori alla prossima occasione e potrebbe rovinare ancora una volta la festa.

Sento nell’aria le spinte contrastanti di chi non vede altro che la non violenza e di chi invece pensa che solo con una rivolta violenta si potrà riuscire a cambiare. A me pare che dovremmo trovare una terza via, quella che già in alcuni stanno praticando che coniughi fantasia e pratica, volontà ferma e disobbedienza decisa. Stanno cercando di riempire le galere di dissidenti, in Italia dai no tav ai no tap, a chi aiuta i migranti, sottolineando le quisquiglie per mettere in ombra la realtà e la forza di alcune azioni; e in varie parti del mondo diventa ancora più pericoloso esporsi, protestare, dai Mapuche alla Palestina, dai confini chiusi di troppi paesi.

Bene, dobbiamo sapere che corriamo dei rischi, dobbiamo sapere che niente cambierà solo con il voto o con la politica nei partiti, dobbiamo sapere che dobbiamo cambiare noi, così profondamente da divenire indomabili, semplicemente differenti, incerte/i, forse, insicure, disponibili al cambiamento ma non a cedere al “sistema” personale e politico che ci circonda. Imparare a gestire l’amore, ritrovare parole d’amore, non di giudizio, reimparare ad osservare e ad amare le differenze, a farsene contaminare, perchè da tutte e tutti possiamo imparare, ed a tutte e tutti abbiamo qualchecosa da dare. Aperte, senza barriere, senza difese forse, se non quella dell’amore che ci guida ad accettare noi stesse e poi chi ci circonda senza paura.

Dobbiamo attraversare il buio, riconoscere il buio, questo è il tempo della luce che si ritira e lascia spazio alle tenebre, ma sappiamo che da qui usciremo e potremo avviarci verso una nuova primavera di luce e di colori, di intensità e di serenità.

La candela che potreste accendere per questa Luna Piena sia la piccola solerte fiamma che arde nell’oscurità e illumina piccoli spazi, che risveglia le ombre e le porta fuori, che riscalda e sostiene. Potrebbe essere nella vostra casa, nel silenzio della sera, oppure in gruppo, magari sfidando il freddo e la notte per un incontro breve e forte di consapevolezza e condivisione

Collegandomi alla esperienza del Cuarto Encuentro de Mujeres Medicina, di cui ho cominciato a parlare nel post precedente,  ripeto ciò che ci diceva Arlette all’inizio: le donne si sono sempre riunite tra loro, in circoli di chiacchiere e insegnamenti, insegnando i punti della maglia o del ricamo e insiemea verità così nascoste che a volte neppure sapevamo di passarle, se non nel profondo della nostra consapevolezza interiore :” Attraverso il tempo, noi donne ci siamo sempre riunite in cerchio, con il cuore aperto, per abbracciarci nel mistero, nella creatività, nelle risa e nel pianto, nella compassione e nell’amore, nella complicità e il contenimento, per danzare, e ricordare chi siamo. Ci incontriamo nuovamente ora, in sincronia perfetta per rivivere il naturale empoderamento della nostra essenza, accendere la fiamma della benedizione di tutte le donne per trasmettere amore a risanamento ed essere portatrici e guerriere di luce”

Il lavoro fatto come guerriere di luce è stato riconnetterci alle radici del fuoco millenario, la prima scoperta che ha portato dalla evoluzione della specie e all’homo sapiens, e riflettere e meditare sulla nostra personale connessione con le energie del fuoco, come esperienza di risanamento e crescita personale.

La proposta e l’esperienza conclusiva della danzaterapia ci ha fatto fare un viaggio attraverso luoghi del nostro corpo che abbiamo sempre tenuti a freno, non espressi, per timore di essere viste e giudicate, per timore di non essere composte, a posto, per abbandonarci a ciò che il momento suggeriva, con il suono ritmico del tamburo e la voce che ci guidava, insieme e sole, libere, prese da sè

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Traduco questa poesia di Germana Martin che abbiamo assaporato e goduto:

Unite

Da sempre

millenni indietro,tempo senza tempo.

Noi donne ci siamo riunite le une con le altre.

Abbiamo sempre saputo di reti, di trame, di cerchi e mandala

e cuori aperti.

La Luna ci ripara sotto la sua luce,

dall’inizio delle maree.

Mestruavamo insieme, abbraccio di sangue e mistero.

Sintonia perfetta e cosmica.

Le dee ci guidavano, le mani tessevano magia

intrecciata alle carezze. Gli astri illuminavano i segreti. Gli sguardi

si mescolavano, le visioni si trasmettevano di bocca in bocca, da

anima ad anima

Guerriere, savie, streghe.

Insieme avevamo le risa ed il pianto

Insieme sapevamo di figli, amanti, solitudini, paure, giochi

Insieme crescevamo, condividevamo, creavamo.

Insieme partorivamo, insieme guarivamo, Insieme ci addentravamo

nei segreti della anziana savia. Insieme che ne andavamo da qui

, quando la dea ci chiamava

Insieme

Amiche

Sorelle

Questa scintilla di amore e complicità, di abbraccio e compagnia,

di bacio e contenimento, corre ancora nelle nostre vene

Siamo dee stuzzicanti, turbolente, gentili, solidali,

compagne.

Siamo dee cui piace sederci in circolo, raccontarci

storie, coccolarci

Siamo dee che danzano e ridono, creative, giocose

Siamo donne in circolo: sorelle laboriose, solidali

sciamane, con palpiti quotidiani, con passioni e silenzi.

Una canzone si alza tra le mani e ci strizza l’anima

sino al luogo più sacro

Danziamo con la ruota magica della creazione

Sognamo sospese nel Respiro Infinito della dea.

 Una e altra volta nasciamo

noi partoriamo insieme, unite

Nello stesso battito, regaliamo la vita all’Universo.

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Cuarto Encuentro Internacional de Mujeres Medicina – l’inizio

Sono tornata a San Cristobal, come due anni fa per incontrare le altre donne nel Cuarto Encuentro de Mujeres Medicina. Questo l’invito trasmesso da Tanya, intenso e coloratissimo nella sua parte iniziale :

CARTEL ENCUENTRO 2018

“Cuarto Encuentro Internacional de Mujeres Medicina

5,6 y 7 DE OCTUBRE 2018

San Cristóbal de Las Casas Chiapas, México

DEDICADO AL DESPERTAR DE LA MUJER JAGUAR Y EL FUEGO CHAMÁNICO

Convocamos a este evento especial a Mujeres dispuestas a abrazar el camino de sanación y autoconocimiento.

Aprendiendo los secretos de la sabiduría Ancestral.

La Mujer Jaguar sana a la humanidad, con la fuerza de la palabra creadora, la medicina de las plantas, la fuerza de las cuatro direcciones, el poder de los elementos y el amor del corazón de la Madre tierra, abriendo el camino a la sabiduría, equilibrio, armonía y paz.

Sanar nuestro Linaje Ancestral Femenino es empoderar a una mujer,

es devolverle la confianza en ella misma,

despertar su conciencia, curar sus heridas, sanar su autoestima, vestirla de alas para que deje atrás las limitaciones miedos y culpa.

Te invitamos a vivir una experiencia de hermandad en este encuentro de sanación.”

Cioè : Quarto incontro di Mujerese Medicina, dedicato al risveglio della Mujer Jaguar e il fuoco chamanico. Convochiamo a questo incontro speciale donne disposte ad iniziare il cammino di salute, risanamento, e autotoconoscimento. Imparando i segreti della saggezza ancestrale. La Mujer Jaguar risana l’umanità con la forza della parola creatrice, la medicina delle piante, la forza delle quattro direzioni, il potere degli elementi e l’amore del cuore della Madre Terra, aprendo il cammnino di sapienza, equilibrio, armonia e pace.

Risanare il nostro lignaggio ancestrale femminile è dare potere a una donna, restituirle fiducia in se stessa, risvegliare la sua coscienza, curare le sue ferite, risanare la sua autostima, vestirla di ali perchè lasci indietro le limitazioni, i timori e il senso di colpa.

Ti invitiamo a vivere una esperienza di sorellanza in questo incontro di risanamento.

E ci siamo ritrovate di nuovo a San Cristobale, nello stesso albergo accogliente e rispettoso degli altri incontri,l’ Hotel Rincón del Arco.

Il ritrovarsi di chi già si era incontrata, lo spontaneo inserimento di quelle nuove che arrivano qui con il peso di ansie e timori, insieme all’entusiasmo di esserci finalmente, superando le barriere e le esitazioni che la vita frappone troppo spesso tra noi e le nostre scelte. Il registrarsi, il verificare vicinanze e distanze, di età e di storie.

Ci siamo: il cammino attraverso il fumo delle copalere delle maestre ci accompagna fino alla sala dove si svolgerà il nostro incontro. Da subito ci chiedono di prendere coscienza del nostro essere qui, insieme alle altre, evitando di riunirsi in gruppetti con le amiche già conosciute, ma scambiandoci di posto e di compagne per intrecciare con cura un incontro fra tutte.

La benedizione iniziale è anche un invito a raccogliere le nostre energie e ad inviarle in cerchi concentrici alle donne vicine, anche quelle che nell’albergo ci lavorano, alle donne lontane, alle emigranti, alle violate, ferite, alle donne del mondo. Noi discendiamo da altre donne e a nostra volta allarghiamo la nostra inflluenza a coloro che ci seguiranno. L‘importanza di essere forti e sane nel profondo, per influenzare al meglio anche le generazioni future è una cosa che non viene mai dimenticata, così come non viene mai dimenticato che il nostro essere qui oggi, con questi limiti, ostacoli, timori, fiducia ed esitazioni, fa parte anche del retaggio di una conquista che ha cercato di cancellare o di appropriarsi della spiritualità originaria, legata alla Madre Terra e agli eventi naturali, facendo anche della fede delle anime terra di conquista.

Recuperare la storia ed i credo originari non vuol dire creare, o ricreare una nuova religione, ma entrare nel meccanismo del pensiero ancestrale, del legame e dell’inserimento dell’essere umano all’interno dei cicli naturali di vita e morte rinascita che apre nuove prospettive sul mondo.

Ci dedichiamo quindi con la guida delle maestre, prima Tanya Duarte, poi Arlette Garcia Lobo, e infine Sofia Mendez, al compito di risvegliare la nostra sapienza interiore.

Arlette ci guida al riconnettersi con la nostra storia ancestrale e con la profondità della nostra vita, fino a muoverci unire corpo e spirito, emozioni e percezioni in una esperienza forte e coinvolgente di danzaterapia.

L’incontro è cominciato in un salendo di coinvolgimento e di emozioni che ci ha da subito inserite tutte insieme in questo spazio, sacro e delimitato. in cui ci troviamo a vivere una esperienza di formazione ed autoformazione. Nel procedere della mattinata alle azioni dirette, le benedizioni la cerimonia di accoglienza e di apertura, si aggiungono le parti di introduzione e spiegazione: abbiamo bisogno della parola che ci guidi a riconquistare brani di saggezza che non sappiamo più riconoscere dentro di noi, e ci aiuti a collocare ciò che stiamo vivendo e sperimentando anche nella visione mapuche del mondo. Sulla danzaterapia che ci ha coinvolte e scosse si chiude la mattinata, nel pomeriggio l’esperienza della cerimonia del fuoco secondo la tradizione Maja Quiche del Guatemale, molto presente anche in Chiapas, per la vicinanza ed i legami.

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San Cristobal, bella e ferita

I muralesd ipinti sulle lamiere che separano la piazza dagli edifici feriti dal terremoto segnano la forza e la capictà di resistenza, o forse di resilienza, di questa gente che affronta mille difficoltà, e che soppravvive vendendo oggetti e tessuti artigianali.

Proprio di questi giorni la notizia della uccisione a tradimento in Chiapas di un maestro, la cui unica colpa era insegnare ai suoi piccoli allievi che l’ingiustizia si combatte, e si deve testimoniare la solidarietà a chi ha subito la violenza. Questo il testo pubblicato su facebook:

¡MATARON A UN MAESTRO, PERO JAMAS SUS IDEALES!

¡MÉXICO ES EL PAÍS DONDE IMPUNEMENTE SE ASESINAN Y DESAPARECEN A MAESTROS, ESTUDIANTES Y PERIODISTAS! HOY 11 DE OCTUBRE fue emboscado y acribillado a tiros un profesor cuando se dirigía a dar clases.
Apenas el pasado 2 de octubre había marchado con sus pequeños alumnos para recordar la masacre de TLATELOLCO.(1)

“Se llamaba Martín Gómez López, vivía en el barrio Jonuta, de 38 años, Profesor de Primaria en la comunidad Calvario Las Delicias, fue ultimado a balazos antes de las 8 am. iba en su moto rumbo a su trabajo y le dispararon, aún alcanzó a llamar para solicitar auxilio, pero cuando llegaron sus compañeros profesores, ya había fallecido”.

¡¡¡ JUSTICIA!!!

José Luis Pavelguevara Pérez Escobar

Il Chiapas resiste, il Messico resiste agitasndosi in questo inizio di legislatura che si spera migliore, ma tutte e tutti sanno che solo dal basso e a sinistra, come dicono gli zapatisti, si può avere un vero cambiamento, che venga dal profondo e non  qualche patacca senza cambiare le radici.

Certo la posta è alta e chiunque si impegni ha da fare i conti con la violenza e la repressione, ma come abbiamo già visto, i morti non sono morti, ma semi di libertà che germogliano anche nelle piccole menti degli allievi di Martín Gómez López. A tutte e tutti noi fare sì che non vengano taciute e svalutate queste morti.

l’acchiappasogni dedicato alle lotte dei popoli nativi e oppressi nel mondo, la mia offerta per un mondo più umano, chiedendo TERRA E LIBERTÀ.

-1 : il massacro di Tlatelolco fu uno degli episodi diù tragici del 1968, a dieci gioorni dalle olimpiadi vennero massacrati studenti ed altri manifestanti, con la scusa di una provocazione, problabilmente architettata dalla polizia https://en.wikipedia.org/wiki/Tlatelolco_massacre
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Di nuovo a San Cristobal

Domani inizia il Cuarto encuentro de mujeres medicina. Stamattina all’alba sono partita da Valladolid con la conecta de l’ADO. I viaggiatori per Cancun alle sei e trenta del mattino sono pochi  e quindi ci tocca questo furgoncino su cui e’ difficile salire, che ha un numero ridotto di posti. In cambio la strada sembra essere tutto pero noi, e alle otto o poco piu’ siamo alle porte della citta’, ma poi il tráffico ci inghiotte e mi farà perdere il pulman delle nove pero l’areoporto. Tutto diventa una corsa straniante, non ho il tempo per valutare se imbarcare in stiva la valigia, e lascio al controllo le creme e il balsamo che volevo portare a Tanya. Pazienza,ne ho lasciato uno a casa che le faro’ avere in altro modo. In aéreo vendono solo bibite e cibo di marche che  boicotto, e quindi aspetto di essere arrivata per bere o mangiare. A Tuzla Gutierres, il bus per san Cristóbal aspetta solo me per partire, l’ impiegata che mi ha fatto il biglietto viene a recuperarmi al bagno e una volta arrivata c’e subito un taxi che mi porta all’ albergo. Mi registro e mi chiedono di pagare in contanti, cosí sono costretta a uscire pero recuperare un bancomat, in centro, e lungo la strada trovo finalmente un ristorante vegetariano con un affabile propietario e cuoco dove finalmente posso bere e poi mangiare. Il mio giro in centro, oltre che farmi litigare con un bancomat a cui non piace la mia carta, mi porta a ritrovare alcune cose, ma anche a vedere i danni ancora evidenti del terremoto. La cupola della cattedrale è caduta e vari edifici intorno sono circodati da una barriera di lamiere, forse sono ancora pericolanti. Le Lamiere sono divenute base pero dipinti coloratissimi e punto di appoggio pero la mercanzia dei venditori ambulante.

Ho in mente di comprare un poncho ma i negozi sulla strada principale mi sembrano molto cari, intanto compro ben due scialli da una donna per strada, belli ed economici, e da allora mi sarà difficile districarmi tra le venditrici che han capito che con me ci possono provare con buoni risultati. Io mi sento in colpa perché per convincermi abbassano i prezzi e aggiungono altre cose. Alla fine mi costringo a dire di no, se non voglio spendere troppo. Trovero’ anche il poncho propio come lo volevo, caldo e che protegge la gola. Intanto comincia a piovere un pioggerellina insistente, autunnale, e il primo scialle va benissimo per proteggermi nella lunga caminata per rientrare al b&b, che è lo stesso di due anni fa, anche la camera e’ la stessa, e mi ritrovo stanchissima e un po’ raffreddata. Prendo subito un oscillococcinum e pare che il raffreddore si fermi. Sento il coro degli scettici, ma io sperimento che e’ útile e quindi lo uso. Stasera a letto prestissimo, domani sara’ una giornata intensa.

Questo post è stato rivisto al rientro a Valladolid, era stato pubblicato dal tablet che ha attivato una correzione automatica verso lo spagnolo per cui era illeggibile, e in più non sono riuscita ad aggiungere nessuna foto, cosa che farò prossimamente, insieme al racconto delle giornate dell’incontro

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Piuttosto che la rabbia… risposta a Paolo Mottana

Paolo Mottana su Comune Info (La rabbia fa solo male Paolo Mottana | 22 settembre 2018 ) ha fatto un lungo discorso per dimostrare che non è vero che la rabbia fa male, è dannosa, ma che essa muove le decisioni, le rivoluzioni e ci aiuta a sostenere la resistenza…

Tutto vero, tutto giusto, forse. Anche a me viene da aggregarmi alla ironia feroce con cui descrive i guru che pontificano e consigliano meditazione e tisane per risolvere il proprio malessere interiore, disinteressandosi del fatto che le condizioni oggettive causano spesso questo malessere e che una tisana appropriata e una meditazione non ti daranno il posto di lavoro che hai perso, la casa da cui sei stato sfrattato, e nemmeno l’amore che ti ha lasciato, ne potranno curare il tumore o riparare al dolore di una perdita.

Sono convintissima che questo spreco di attenzione sulla soluzione individuale e sul potere del tuo inconscio che costruisce la tua realtà siano inutili e persino dannosi, se sbilanciati, però non credo che la rabbia sterile faccia bene, ne che possa produrre tutte quelle energie che ci servono per cambiare il mondo che ora fa oggettivamente schifo.

Io credo che sia necessario trovare dei nuovi modi di comunicazione e di relazione, che sia necessario perdonare e perdonarsi perchè non si è fatto abbastanza, perchè siamo fallibili e quindi più di una volta abbiamo sbagliato e fatto scelte assurde e deleterie per noi e per gli altri, e allora, un po’ di meditazione, o semplicemente una piccola presa di distanza, cercando di comprendere quali emozioni ci muovono e dove ci conducono può essere un buon inizio per incontrare l’altro con fermezza e pazienza, ma senza cedimenti, perchè se io so davvero chi sono, se ho compreso il dolore e le difficoltà degli altri, posso andare ad incontrarli e cercare insieme una soluzione senza confondermi.

Certo ci sono situazioni e persone che tutte le meditazioni del mondo non mi convinceranno ad amare, e nemmeno a perdonare, finchè loro stesse non si fermano e riconoscono il danno fatto. Giusto per non restare nell’astratto: i fascisti, i sionisti, i colonialisti di ogni risma, quelli che ignorano la importanza delle vite umane, che sono disposti a spianare la Palestina, la Siria, lo Yemen, e magari anche i Rowinda che non inquinino la purezza del popolo buddista, e qui in America i Mapuce o gli altri popoli indigeni colpevoli solo di voler conservare la propria cultura e tradizione e salvaguardare un po della propria terra dallo strapotere distruttivo delle miltinazionali, credo che siano consapevolmente e pienamente responsabili delle azioni che compiono e che vada trovato il modo di fermarli, combatterli, magari distruggere le loro organizzazioni.

Vengo da un periodo in Italia, ho trovato un clima arrabbiato, furioso e insieme impotente, sì i problemi ci sono, ma non certo quelli che sbandiera Salvini, che si tira dietro una montagna di insoddisfatti a cui va bene di trovare qualcuno che sta peggio di loro e così anch’essi si allontanano dalla realtà e vedono solo un aspetto, anch’essi costruiscono la propria realtà, o la lasciano costruire dai loro “guru”: bisogna fermare i migranti, non abbiamo posto anche per loro, vengono a distruggere la nostra cultura e le nostre tradizioni, a violare le nostre donne e via andare, se poi tu gli chiedi che rispetto hanno per le donne, che non sono “nostre”, giusto per fare un esempio, vedi che non andiamo lontano, anche loro guardano un solo aspetto della realtà, quella che è stata costruita per loro e non riconoscono nemmeno più i problemio reali e gli alleati che potrebbero avere se si riconoscessero parte di una comunità umana ed esercitassero pensiero critico e indignazione.

Certo che tutta la nostra classe politica, con pochissime e flebili eccezioni, si è accodata al problema migranti e “invasione” ,molto più semplice da gestire che affrontare il degrado, lo sperpero, la corruzione, la mancanza di impegno e senso civico.

In un mondo in cui è stato sostenuto l’individualismo divenuto unico sguardo sulla realtà, io trovo un aiuto nel distogliere lo sguardo e fare il vuoto, non per non sentire, ma per comprendere ciò che sento e trovare delle vie per uscirne.

E una delle cose che almeno per me ho capito e che nel mio piccolo cerco di diffondere che tutti gli strumenti sono utili, se partiamo da noi e riusciamo ad usarli e non ad esserne usati, e che se anche qualche guru ha qualcosa da insegnarci, tutte le soluzioni preconfezionate sono poco utili nelle situazioni reali, e io non accetto guide nella mia vita. Di maestre ne ho avute tante, e continuo ad incontrarne, ma da ognuna apprendo qualcosa senza votarmi alla sua causa, imparo per costruire la mia realtà, e per maneggiare meglio le mie situazioni.

C’è una frase che mi frulla in testa quando leggo queste prese di posizioni pro o contro una pratica od un modo di vita, l’ha detta uno psicologo greco durante il periodo della dittatura dei colonnelli. Intervenendo ad un convegno su psicanalisi e società, in tempi in cui guardavamo alla psicanalisi con lo stesso sospetto che ora mostra Paolo Mottana per le varie teorie pseudomeditative, temendo che spegnesse appunto la rabbia e la voglia di reagire al malessere, questo signore di cui non ricordo il nome, ma l’intervento sì, disse: “In questo momento nel mio paese sapete tutti come è la situazione, ci sono tante persone che stanno male anche perchè la condizione oggettiva è davvero distruttiva. Ma la malattia non aiuta, il mio lavoro è cercare di permettere a queste persone di non essere più malate, ma ribelli efficaci”

In questo momento in Italia, e nel mondo abbiamo bisogno di persone e di strumenti che ci aiutino ad essere ribelli efficaci, non a perderci nel vuoto, ma nemmeno a farci travolgere dalla realtà. Abbiamo bisogno di aprirci all’incontro e alla solidarietà, cosa che abbiamo lasciato perdere nell’angoscia delle difficoltà quotidiane, abbiamo bisogno di inventare e sognare mondi nuovi per lavorare alla loro realizzazione qui ed ora, abbiamo bisogno di capacità di resistere senza spezzarci, e di farlo insieme, e abbiamo bisogna di dare forza e voce alla nostra indignazione perchè divenga azioni concrete e potenti perchè sbugiardi le menzogne e distrugga i mondi costruiti dalla volontà di prevaricazione e violenza.

Costruire insieme.

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