Il bambino è bello paffuto e roseo, ed è morto

Ho sognato il bambino, bello, roseo con le guance paffute e un sorriso che faceva subito innamorare, la bellezza della nascita, della promessa di una vita felice, aperto a tutte le possibilità che il mondo offre. Nella notte un annuncio su facebook: il bel bambino è morto, stanotte alle tre. Cerco conferme e giustificazioni, non trovo nulla, tutto sembra continuare come prima, vado a vedere, incontro suoi familiari seduti al bar, sembrano sereni, perlano della situaziole sociale, del nuovo governo, nulla dicono del bambino o della sua morte. C’è uno strano evadere il tema, si parla d’altro, si lavora, si spera… Mi sono svegliata con questa situazione di angoscia, eco del disagio provato la sera prima, leggendo su facebook alcuni post velenosi contro gli zapatisti, che li accusavano di connivenza con il PRI di complicità quasi e non riconoscevano nulla di questa storia che ha scosso il Messico e cambiato per molti il modo di vedere il mondo e la politica..

Ho capito che il sogno era la mia risposta a quei post: Amlo è il nuovo, la speranza di un cambiamento positivo, promette di far pulizia e di sostenre i più deboli. É andato a cercarsi degli indigeni che facessero per lui una cerimonia pubblica, in piazza, e gli consegnassero il bastone del comando coram populo. Cerimonia commovente, ho anche apprezzato la capacità di coloro che l’hanno condotta di mantenre un tono sacro e guidare e contenere la folla, festante e gaudente, e disponibile a tutto per riconoscere il cambiamento e la novità di questo governo.

Ora io non voglio mettere in dubbio la sincerità delle intenzioni di Amlo, e dal punto di vista della visibilità è stata una grande mossa la sua, si è persino preso le raccomandazioni di una indigena tuttaltro che compiacente, che gli ha più volte raccomandato di tenere in conto ed ascoltare gli indigeni, e gli ha ricordato che il bastone del comando serve per comandare obbedendo al popolo…

Bene, ora è insediato, ha il comando, ha fatto subito delle azioni esemplari, come togliere la pensione troppo ricca ai parlamentari e ridurre lo stipendio di tutti nelle alte sfere. In un paese che ha visto sino ad ora lo spoglio delle risorse da parte dei governanti, che ha visto furti, richiesta di tangenti ad ogn passo, che si è impoverito mentre una risicata maggioranza si arricchiva, sono azioni importanti e significative. Qui davvero si può dire che è finita per gli approfittatori ed i ladri, c’è addirittura chi è arrivato ad ipotizzare che l’incidente in cui è morta la goverante di Puebla e il suo sposo sia un falso per poter sparire indisturbati e non dover rispondere delle loro ruberie… Chissà, forse semplicemente c’erano troppe cose legate a loro e che sarebbero inevitabilmente emerse, e quindi metterli definitivamente a tacere è apparsa una buona idea. Ma questo la dice lunga sul cliama che si sta vivendo.

Allora AMLO tira fuori i suoi progetti, il meraviglioso Treno Maya, che porterà nel cuore delle città più sepolte nella giungla, come Palenque o addirittura Calakmul, che si trova all’interno di una area protetta, una delle riserve dell’umanità. E poi l’istmo, e vai! Entriamo in concorrenza con altre vie delle merci e creiamo un corridoio per loro !

Si tratta di grandi progetti, grandi opere che rischiano di modificare l’aspetto del paese, ed aprono una via comoda ai turisti per raggiungere le grandi aree di interesse comodamente. Oltre a questo, pur essendosi impegnato ad aprire progetti solo con corporacion che si comportino eticamente, ha ricevuto il responsabile della Nestlè, quello per intenderci che ritiene che l’acqua non sia un bene primario e un diritto, ma solamente una merce, e come tale se la vuole rubare per rivenderla trattata e imbottigliata… Bene io non so che progetti abbia questo signore per il Messico, ma la sua presenza mi fa paura.

A fronte di tutto ciò, l’EZLN si è pronunciato pesantemente contro questi progetti e questo modo di agire, ha contestato la consulta che non è stata fatta secondo le regole, ed ha detto che non intende lasciare che il treno passi nel suo territorio, e che difenderà la Selva Lacandono da ogni tentativo di disboscamento o monocultura…

E immediatamente tutto il veleno della “sinistra di governo” si scatena contro gli zapatisti con le peggiori accuse, insieme ai ragionamenti più dispregiativi e le accuse più fantasiose. Mi fa male leggerle, anche perché ho sempre seguito l’attività ed i documenti degli zapatisti e sinceramente potrei spiegare anche io un paio di cose a questi critici.

La cosa non mi stupisce: gli zapatisti sono portatori di un progetto radicale di una visione del mondo che ribalta quella prevalente ed il loro lavoro di questi anni è stato proprio quello di evidenziare le crepe del sistema, i baratri che si stanno aprendo, e quello che loro cercano di proporre e di costruire si scontra direttamente con l’idea di progresso infinito, di gestione della cosa pubblica per lo sviluppo, di sfruttamento delle risorse della madre terra.

AMLO non ha mai detto di essere contro lo sviluppo, anzi cerca lo sviluppo, e noi sappaimo che non esiste un modo sostenibile di svilupparsi ad oltranza. Eppure è una speranza per il Messico, che almeno si finisca con la spoliazione, con le ruberie, con la complicità con gli Stati Uniti, da cui ha preso evidentemente le distanze.

Ma la sensazione che il bambino sia bello e paffuto, ma morto, rimane nella voce dei suoi sostenitori che non riescono nemmeno a comnprendere l’importanza della azione degli zapatisti e che sputano veleno, invece di misurarsi sui contenuti, sulla possibilità di gestire il cambiamento.

Mi ricorda molto l’atteggiamento in Italia della sinistra istituzionale, del PCI persino contro l’agitarsi e cercare alternative dei vari gruppi della sinistra antagonista e delle donne. Non è riuscito al PCI di governare quella deriva, e non è riuscito nemmeno a contenere la forza delle donne, ed ora è il partito che non esiste più, ed ha trascinato con sé nel disastro tutti i gruppuscoli di sinistra che hanno tentato di rendersi credibili ed accettabili per il sistema, rinunciando così alla loro essenza stessa.

Io spero che non succeda lo stesso con gli zapatisti, e nemmeno con Morena, spero che si faccia tesoro di questa entità altra, di questa opposizione radicale e del suo progetto di mondo, non può che trarne vantaggio, fermandosi almeno a riflettere e valutare insieme le possibilità per creare comunque una società più umana.

La comandanta Ramona con il suo passamontagna: ci copriamo il volto perchè finalmente riusciate a guardarci! In questi giorni cade l'anniversario della sua morte, riamne una delle figure simbolo del levantamiento zapatista
La comandanta Ramona con il suo passamontagna: ci copriamo il volto perchè finalmente riusciate a guardarci! In questi giorni cade l’anniversario della sua morte, riamne una delle figure simbolo del levantamiento zapatista
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Amos Oz . Lacrime e ipocrisia

La notizia che corre sul web è la morte di Amos Oz, scrittore israeliano conosciuto anche in Italia, e celebrato come “grande” scrittore specie dopo l’apparizione nella trasmissione con Fazio,

Molti commentano questa morte con grande cordoglio, asserendo che è morto un uomo di pace !!!!

Impossibile non meravigliarsi, e magari anche dispiacersi per la poca lucidità con cui si vivono gli eventi e si misurano le persone: tutto è vissuto sulla base dell’opportunismo mediatico.

La mia affermazione che personalmente non mi interessa particolarmente la morte di Amos Oz è stata giudicata, triste e impresentabile, addirittura il commento è stato: “questo non aggiunge niente e non sulla mia bacheca”. E allora ok, scrivo sul mio blog e poi sulla mia bacheca, così almeno la cosa è chiara e non disturbo nessuno: Amos Oz è uno scrittore israeliano sionista, ha approvato insieme a David Grossman e Jhosua, la invasione del Libano e il muro di separazione facendolo passare come una azione di difesa, mentre ruba spazi terre e vita ai palestinesi, e poi la mattanza palestinese di Piombo Fuso, solo dopo una settimana di bombardamenti e morte a Gaza lui e i suoi compagni hanno chiesto che la mattanza cessasse.

Niente è mai stato detto per lo stillicidio di uccisioni, per gli sniper che ogni venerdi fanno la loro azione di morte, per tutti i ragazzini incarcerati, maltrattati, feriti dall’esercito israeliano. Nel suo incontro con Fazio Amos Oz è riuscito anche ad affermare che un grande poeta palestinese, Mahmud Darwish, non è poi così importante, che viene gonfiato per motivi politici, però se io dico che a me non piace come scrive qualcuno si scandalizza e si offende! Bene, davvero non mi piace, quel modo di presentare come normale e tranquilla la situazione di occupazione, il racconto persino banale di cose che andrebbero disapprovate in modo netto, la presentazione della situazione di occupazione come normale, già data e definitiva, e l’immagine dei coloni come brave persone, tutte cose che a me fanno ricordare la “banalità del male” di cui parla una grande ebrea come Anna Harent. Ma il gusto personale è una cosa, il giudizio politico e morale è netto, anche se la sua scrittura può piacere. Il suo definirsi “sionista di sinistra” mostra ancora di più, se mai ce ne fosse bisogno come ci fosse uno sforzo consapevole di presentare il sionismo come un dato corretto, che può avere al suo interno diverse correnti e diverse posizioni.

Allora, perché dovrebbe interessarmi la sua morte? Perchè dovrei accodarmi alle espressioni di cordoglio che non ho visto così precise e diffuse sulle stesse bacheche quando si parla della continua quasi quotidiana uccisione di palestinesi? L’uso del cordoglio e della stima così differente anche di fronte alla morte, mentre uno ha concluso la sua vita e gli altri hanno avuto la vita stroncata da un cecchino, da un militare ultraarmato e superprotetto, questo mi indigna, e mi fa chiedere anche che cosa guida i nostri giudizi e a quale verità ci affidiamo.

aggiungo questa immagine di un ulivo tenuto da due mani palestinesi con la kefia. Nessuna deprecazione per tutti gli sradicamenti commessi dai coloni...
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Nel negozio sotto casa mia

Riprendo dal bollettino de La Non Violenza in Cammino questa poesia-riflessione di Beppe Sini, che tiene il bollettino. Vale come riflessione di fine anno, e la conclusione vale come invito-augurio-proposito per l’anno nuovo!

Prologo

Le storie che racconto sia ben chiaro
non hanno nulla a che vedere con il nostro
magnifico paese e il suo governo
del cambiamento che ai sudditi ariani
donera’ latte e miele e altri tesori
e sapra’ castigare quelle cose
che solo all’apparenza son persone.

Le storie che racconto sia ben chiaro
riguardano un paese immaginario
un posto lontano che nessuno ha visitato
e che io chiamo il reame di Nusmundia.

Di quel paese immaginario parlo
che mica sono scemo nossignori
non voglio fare la fine di Gobetti
di Gramsci di Maria Luisa Alessi
di Paola Garelli di Franca Lanzone
d’Irma Marchiani e di Rosaria Lopez
di Jerry Masslo e di Soumaila Sacko.

I.

C’e’ un paese in cui lo stupro e il femminicidio
e’ lo sport piu’ amato e praticato
piu’ dei calci al pallone e ai barattoli di birra
palloni e barattoli non urlano di dolore
i corpi di donna invece si’
e un uomo che e’ un uomo vuole la sua soddisfazione.

C’e’ un paese in cui i giovani hitleriani
stanno al governo e condannano a morte
i naufraghi fuggiaschi dai lager di Libia
ripristinano l’ordine ariano
fanno valere la gerarchia della stirpe imperiale
sulle genti che schiave di Roma iddio le creo’
s’ingegnano d’istituire l’apartheid
affinche’ gli schiavi non osino ribellarsi alla razza padrona.

C’e’ un paese in cui dai terrazzi
si spara alle bambine e agli operai
ci si diverte a esercitarsi al pogrom
con la benedizione del governo
razzista che nega che i crimini razzisti
siano crimini e siano razzisti
e’ solo giovanile esuberanza.

Il bracciante l’ambulante il sindacalista assassinato a fucilate
e’ morto di freddo o e’ stato uno sbaglio
si sparavano quattro colpi in aria per ammazzare il tempo
per farsi due risate e tenerli al posto loro
la giovane donna schiava sessuale
fatta fuori e abbandonata ai cani
in fondo perche’ preoccuparsene
visto ce ne sono tante altre piu’ giovani e piu’ carine
chi ammazza la moglie ha le sue buone ragioni
qualcuno in casa deve pure comandare
se una ragazza va in giro da sola
vuole dire che se l’e’ cercata.

Dalla televisione la gente importante
lo spiega bene come deve andare il mondo
chi e’ vittima se l’e’ meritato
chi ha pieta’ e’ un imbecille e un sovversivo
col duce i treni arrivavano in orario
nel migliore dei mondi possibili
chi non e’ maschio chi non e’ bianco chi non e’ padrone
e’ giusto e naturale che subisca
ridurre in schiavitu’ ed assassinare
e’ cosa buona e giusta e fonte di ricchezza.

II.

Nel negozio sotto casa mia
vendono accendini con l’effigie del duce
mi dicono che non vuol dire niente.

Che il ministro padrone del governo
riproponga il motto fascista “Me ne frego”
e insieme ai motti del fascismo la ferocia
e i crimini e il contagio della corruzione
mi dicono che non vuol dire niente.

Che l’estrema destra razzista e golpista al governo
violi la Costituzione perseguiti i piu’ oppressi
propagandi l’odio ed inciti alla violenza
e la barbarie pratichi ed allevi
mi dicono che non vuol dire niente.

Non vuol dire niente lasciare affogare il naufrago
non vuol dire niente ricacciare nel lager il fuggiasco
non vuol dire niente imporre l’apartheid
non vuol dire niente ridurre in schiavitu’ l’esule
non vuol dire niente negare l’umanita’ di un essere umano
non vuol dire niente negare l’umanita’ dell’umanita’
non vuol dire niente negare il diritto alla vita e alla dignita’
nulla vuol dire niente
godetevi la televisione
seguite sui social le gesta
del governo del cambiamento
che giorno dopo giorno ci riporta
ai fasti del fascismo.

Congedo

Alla violenza maschilista
opponiti tu
alla violenza razzista
opponiti tu
alla violenza guerriera e fascista
opponiti tu
al governo criminale dell’omissione di soccorso
opponiti tu
al regime dell’apartheid
opponiti tu
al modo di produzione schiavista
opponiti tu
al golpe che fa strame della Costituzione e della repubblica
opponiti tu
e’ oggi che occorre resistere al fascismo
e’ oggi che occorre difendere la legalita’ che salva le vite
e’ oggi che la nonviolenza deve contrastare e sconfiggere la violenza.

Sii tu l’umanita’ come dovrebbe essere
ogni essere umano ha diritto alla vita alla dignita’ alla solidarieta’
vi e’ una sola umanita’ in un unico mondo vivente
qui non si abbandona nessuno
salvare le vite e’ il primo dovere.

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Solstizio d’inverno e Luna Piena

Venerdì 21 cade quest’anno il sostizio d’inverno e sabato 22 è luna piena con la quntità di significati ed anche celebrazioni che riconoscono la speciale significanza di questo evento, in cui la curvatura della luce solare e la distanza sole-terra fanno sì che il giorno sia il più breve dell’anno, e che rappresenti il rientro dentro noi stessi, il silenzio, il buio, con la necessità di incontrare la nostra luce e le nostre ombre interiori e di farci amicizia, di conoscerle-riconoscerle ed accettarle come parte importante del nostro essere. I riti del sosltizio hanno un forte legame con la luce, con il ritorno della luce che piano piano dal giorno successivo, o dai due otre giorni successivi ricomincia a rosicchiare minuti alla notte che lentamente retrocede. Tutti i popoli hanno guardato al cielo e agli eventi meteorologici di questo tempo, il freddo che avanza, il buio, la luce che riprende. Pare che anche le pietre di Stone Henge avessero un legame con questo giorno, e per il solstizio infatti si moltiplicano le presenze e le celebrazioni. Anche qua vicino in una basilica costruita nel medioevo da monaci che sapevano di cielo e di stelle si possono ancora vedere i giochi di luce: “Domenica 23 dicembre 2018 nella Basilica di Sant’Elia, a Castel Sant’Elia,  il solstizio d’inverno sarà oggetto dell’iniziativa “Sol Invictus. La luce svela i segreti del tempio”.

Un’evento unico che a partire dalle 7:45 si rivelerà in tutta la sua naturalezza grazie all’opera ideata dai monaci medioevali e riscoperta dallo studioso di Civita Castellana, Stefano Cavalieri, autore del saggio Il tempio d’inverno, che sarà presentato durante la manifestazione che si ripete ogni anno in questo periodo durante il solstizio d’inverno.

La luce del sole che dall’alba al tramonto costruisce la basilica romanica di Sant’Elia aprendo le porte del cielo: giochi di luce naturali che si verificano in prossimità della giornata più breve dell’anno all’interno dell’edificio sacro. All’alba e al tramonto fasci di luce creano suggestive proiezioni all’interno del sito.”

“l solstizio d’inverno è anche il giorno in cui si ha la maggior differenza fra la durata del dì e della notte. Nell’emisfero australe, accade esattamente l’opposto: a quelle latitudini è il solstizio d’estate.

Il moto del Sole (bisognerebbe parlare in realtà di “moto apparente”, perché come sappiamo è la Terra a muoversi), tornerà a cambiare pochi giorni dopo il solstizio, con relativo allungamento delle giornate. E’ per questo che da millenni i giorni intorno al solstizio sono segnati da importanti feste e celebrazioni, di cui il Natale è solo l’ultima dimostrazione.

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2018/12/solstizio-inverno-2018-2/1193457/#CZu9UB13lCsjg2bk.99

Ai due link trovate molte storie legate al solstizio cui possiamo aggiungere quella del gatto del solstizio, citata da Maria G di Rienzo in Lunanuvola, a questo link https://lunanuvola.wordpress.com/2018/12/17/il-gatto-del-solstizio/.

Il nostro legame con gli eventi naturali si acuisce e si fa evidente in questi momenti eclatanti, sentiamo nella nostra pelle e nei nostri cuori il peso del buio invernale, il freddo, il bisogno di luce e di risveglio ed anche di rapporti umani caldi e solidali. Credo che il senso di tutte le festività di Natale e Capodanno alla fine siano queste: restare insieme, accogliere ed aiutare i vicini ed anche quelli più lontani, sentire nei nostri cuori, nei visi di chi ci sta intorno il calore della condivisione e dell’amore, per questo si accendono le luci a sconfiggere il buio, si accendono fuochi, si cucinano cibi ricchi di calore si offrono e condividono regali e dolci.

Sembra strano ed anacronistico in questi giorni di muri, di chiusura, di prima gli italiani e gli altri che crepino, parlare di amore e condivisione, siamo stanchi ritirati nel nostro guscio per non affrontare lo scontro quotidiano con chi pretende di uccidere la solidarietà, e riduce la festa ad uno strafogarsi tra simili ignorando chi sta fuori. Ma il solstizio, con la luna piena che illumina la notte e ci regala un di più di luce, ci parla anche di un rivolgimento, di una rivoluzione, della morte e rinascita, dalla luce che trionfa sulla oscurità e quindi prendiamo nuova energia, nuova determinazione da questi giorni così speciali e profondamente magici. La magia è nei cuori, e nella nostra coscienza di possedere una saggezza interiore che può guidarci attraverso il labirinto degli ostacoli, dei muri, delle armi e della violenza quotidiana.

È il momento di cambiare, il momento è adesso, non abbiamo più tempo per esitazioni e recriminazioni, noi possiamo, insieme siamo tante e tanti. Loro, i potenti che vogliono mantenere lo status quo, il modello di vita di pochi cui tanti aspirano lottando e indebitandosi senza essere più felici, sono in realtà pochi, per questo ci spaventano, ci sventolano davanti i problemi di sicurezza, la violenza degli altri, cercando di sostenere un modello di vita insostenibile ai più. Siamo arrabbiati perché non riusciamo, non possiamo, non raggiungiamo lo standard di benessere, bellezza giovinezza che ci viene sventolato sotto il naso ogni momento da una pubblicità ingannevole e feroce, e ci concentriamo sul furtarello che sì, ci toglie un poco di benessere al momento, ma non vediamo il furto quotidiano e continuato di vita, di allegria, di speranza che ci viene propinato con il gioco della paura, che ci rende impotenti, con il gioco del perbenismo che ci fa rifiutare il diverso e ce lo fa sentire pericoloso, con il gioco a sottrarci cose dicendo che è per il nostro bene, salvo sventolarci davanti macchine ed oggetti di lusso che non possiamo permetterci e che se ci permettiamo dovremo cambiare velocemente perché diventano inservibili.

Bene, il cambiamento è adesso, rifiutiamo questo sistema e i suoi muri, apriamo le nostre case ed i nostri cuori, chi viene ci arricchisce di amore, di storie diverse, di vite vissute, di altri panorami e altre memorie. Chiediamo ai nostri amministratori che si facciano pranzi collettivi, feste aperte, che si accolgano e proteggano i senza tetto, che nessun bambino debba soffrire perché non ha abbastanza cibo o vestiti. E tutto questo va fatto con gioia, con allegria, godendoci dello stare insieme, aprite le case vuote, le stanze inutilizzate, mettetevi in gioco. E smettete di cambiare il cellulare ad ogni stagione, di cambiare abiti e macchine, cercate di muovervi con i vostri piedi e le vostre forze, date tempo alle cose, recuperate, riciclate, salvate tutto il salvabile, non buttate niente che sia ancora usabile, se mai regalate. Il cibo cucinato in più per queste feste, o in tanti altri momenti, potrebbe morire nel frigo per giorni, prima di essere buttato. Sarebbe bello iniziare la vicenda dei frigo condivisi, magari riutilizzando una vecchia vasca per i sugelati o per prodotti congelati messa in un luogo adatto in cui ognuno possa depositare i pacchetti o in sacchetti del congelatore, selezionati e con una scritta che dica che cosa contengono, da cui ognuno possa attigere in base ai suoi bisogni per fare festa con le nostre smodate manie di cibo e bevande oltre l’usabile.

E non abbiate paura di parlare alzare la voce, muovere le situazioni, opporvi alla oppressione.

La femminista antropologa Rita Segato in una intervista al giornale messicano La Jornada osserva che il capitalismo e il patriarcato hanno fracassto: non riescono, non sono riusciti a rendere le persone felici, a far avere a tutti il necessario, ma continuano a sequestrare per pochi, pochissimi, le risorse limitate del pianeta: essa osserva che solo i movimenti delle donne e dei popoli nativi, insieme a tutti quelli che davvero vogliono un mondo diverso sono gli unici che possono salvare il mondo e offrire una nuova speranza. Sul feminicidio, le violenze dice “L’aumento dei femminicidi, l’aumento della crudeltà verso il corpo delle donne è un sintono di quel che sta succedendo con il modo in cui vediamo la vita, il pianeta. Vi è una sintonia, una affinità simbolica molto forte tra quello che succede al corpo delle donne e quel che succede al pianeta, soprattutto nei territori dove da sempre siamo i fornitori, equilibratori delle risorse naturali del nostro mondo.”

Rita Segato: “El aumento de feminicidios, el aumento de crueldad sobre el cuerpo de las mujeres es un síntoma de lo que está pasando con la forma en que vemos toda la vida, el planeta. Hay una sintonía, una afinidad simbólica muy fuerte entre lo que le pasa al cuerpo de la mujer y lo que le pasa al planeta, sobre todo en los territorios donde siempre somos los entregadores de recursos naturales en nuestro mundo” su la jornada

Riporto di seguito la poesia tradotta e inviata da MariaTeresa Messidoro,

POESIA

Dicono che le storie (pluraliste, nostre, vissute, tutte quelle senza gerarchia, quelle che si muovono ai margini dei grandi libri, della grande storia, della grande verità che l’uomo bianco ha scritto)

si passano di bocca in bocca

di mano in mano,

di voce in voce,

e che vanno tra le venditrici di polli e le canzoni di culla,

tra esilii e viaggi a piedi,

tra abusi e soprusi,

facendo dei cerchi e gridi di guerra.

Dicono che quando riusciamo a sentirli,

la vita scorre a gorgoglii,

tra tanto litigio e tanto dolore,

e non c’e’ nessuno che abbia così tanta forza e tanto amore.

Dicen que las historias (plurales, nuestras,

vividas, toditas ellas sin jerarquías,

las que andan al borde de los grandes

libros, de la gran historia, de la gran

verdad que el hombre blanco ha escrito)

se tejen de boca en boca, de mano en

mano, de voz en voz, y que andan entre

polleras y canciones de cuna, entre destierros

y viajes de a pie, entre abusos y

atropellos, circulando en rondas y gritos

de guerra. Dicen que cuando logramos

escucharlas fluye la vida a borbotones

entre tanta bronca y tanto dolor, y que

no hay quien detenga tanta fuerza,

tanto amor.

Tratto da Mujeres por la vida digna, tejiendo feminismo desde abajo, Uruguay, 2016

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La commissione europea risponde al Centro di ricerca per la pace

DALLA COMMISSIONE EUROPEA UNA PRIMA RISPOSTA ALLA DENUNCIA DELLE POLITICHE RAZZISTE DEL GOVERNO ITALIANO

Con una lettera a firma del direttore Henrik Nielsen, Capo dell’Unita’ per il Diritto d’Asilo della Direzione generale per l’Immigrazione e gli Affari interni, la Commissione Europea risponde all’esposto presentato dal “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo che denunciava le politiche razziste del governo italiano chiedendo un adeguato intervento europeo in difesa della legalita’ e dei diritti umani violati.
Nella lettera dell’autorevole rappresentante si evidenzia che “le regole dell’Unione in materia di asilo si basano sul rispetto dei diritti umani e del principio di non refoulement (che vieta di respingere un rifugiato verso le frontiere di uno stato dove la sua vita o la sua liberta’ siano minacciate) sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la quale e’ vincolante sia per le istituzioni UE, sia per gli Stati membri nell’attuazione del diritto dell’Unione” e che quindi “ove fosse necessario, la Commissione Europea intraprendera’ le azioni opportune al fine di garantire il rispetto di tali diritti e principi, esercitando il ruolo attribuitole dai Trattati”.
Il direttore Nielsen evidenzia inoltre che “L’attivita’ di ricerca e soccorso in mare cosiddetta SAR e’ disciplinata dal diritto internazionale codificato nella Convenzione di Amburgo del 1979 e nella Convenzione per la sicurezza della vita umana in mare”.
Quanto alla propaganda xenofoba e razzista l’autorevole funzionario evidenzia che “la Commissione Europea e’ fortemente impegnata nella lotta contro il razzismo, la xenofobia e tutte le forme di intolleranza e ha sempre espresso la sua determinazione a utilizzare a tal fine tutti i mezzi previsti dai Trattati”.
*
Il responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, Peppe Sini, nel ringraziare per l’attenzione, rileva che con tutta evidenza, sia pur con enorme ritardo, anche nelle istituzioni europee cresce la consapevolezza dell’estrema gravita’ delle illegali politiche razziste del governo italiano. Tale consapevolezza deve tradursi al piu’ presto in interventi che contribuiscano a far cessare la commissione di crimini razzisti da parte del governo italiano.
Poiche’ in quanto tali politiche razziste del governo italiano violano diritti umani fondamentali, violano il diritto internazionale (oltre a violare in primis la stessa Costituzione della Repubblica italiana), esse devono essere contrastate a tutti i livelli applicando le leggi e i trattati internazionali vigenti.
Rinnoviamo pertanto l’appello affinche’ le istituzioni europee e le altre istituzioni sovranazionali competenti intervengano con atti concreti, con provvedimenti cogenti, per far cessare immediatamente la commissione di crimini razzisti da parte del governo italiano.
Rinnoviamo l’appello affinche’ intervengano le competenti magistrature italiane, europee, internazionali.
Il razzismo e’ un crimine contro l’umanita’. Salvare le vite e’ il primo dovere.

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

Viterbo, 14 dicembre 2018

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com (segnaliamo che il Centro cura dal 2000 la pubblicazione del notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino” cui e’ possibile abbonarsi gratuitamente attraverso il sito www.peacelink.it)

* * *

Allegato: testo integrale della lettera del direttore Nielsen
EUROPEAN COMMISSION DIRECTORATE-GENERAL MIGRATION and HOME AFFAIRS
Directorate C: Migration and Protection
The Director
Brussels, 13/12/2018
Gentile Sig. Sini,
La ringrazio per la Sua comunicazione indirizzata al presidente della Commissione Europea Juncker, a me e ai commissari Avramopulos e Jourova.
L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno gradualmente messo a punto una risposta strategica forte e articolata mirata a salvare vite umane e gestire meglio i flussi migratori nel Mediterraneo centrale.
Questi due grandi obiettivi si articolano nel concreto nell’intensificare la lotta contro i trafficanti; proteggere i migranti, incrementare il reinsediamento e promuovere il ritorno volontario assistito; gestire i flussi migratori attraverso le frontiere meridionali della Libia; rafforzare il dialogo e la cooperazione operativa con i partner nell’Africa settentrionale; aumentare il finanziamento del Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa.
La gestione di tali flussi migratori inoltre non puo’ che esercitarsi nel pieno rispetto delle normative internazionali ed europee in tema di protezione internazionale. Va ricordato che le regole dell’Unione in materia di asilo si basano sul rispetto dei diritti umani e del principio di non refoulement (che vieta di respingere un rifugiato verso le frontiere di uno stato dove la sua vita o la sua liberta’ siano minacciate) sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la quale e’ vincolante sia per le istituzioni UE, sia per gli Stati membri nell’attuazione del diritto dell’Unione.
Ove fosse necessario, la Commissione Europea intraprendera’ le azioni opportune al fine di garantire il rispetto di tali diritti e principi, esercitando il ruolo attribuitole dai Trattati.
L’attivita’ di ricerca e soccorso in mare cosiddetta “SAR” e’ disciplinata dal diritto internazionale codificato nella Convenzione di Amburgo del 1979 e nella Convenzione per la sicurezza della vita umana in mare cosiddetta “SOLAS”.
La potesta’ di intervento in materia di ricerca e soccorso e’ demandata, per i Paesi contraenti le predette Convenzioni, alle autorita’ nazionali competenti, nel rispetto dei vincoli derivanti dagli obblighi internazionali.
La materia di cui trattasi non rientra tra le competenze dell’Unione Europea, tuttavia sino ad oggi la Commissione europea ha sviluppato ed attuato una serie di misure finalizzate a supportare, sotto il profilo tecnico e finanziario, gli Stati membri direttamente interessati nella gestione dei soccorsi in mare in favore dei migranti.
Con riferimento alla sua doglianza circa la propaganda xenofoba che lei ritiene numerosi esponenti del governo italiano stiano ponendo in atto, voglio informarla che la Commissione Europea e’ fortemente impegnata nella lotta contro il razzismo, la xenofobia e tutte le forme di intolleranza e ha sempre espresso la sua determinazione a utilizzare a tal fine tutti i mezzi previsti dai Trattati. Essa ha esercitato ed esercita tali poteri in vari modi.
La Commissione controlla rigorosamente il recepimento e l’attuazione, da parte degli Stati Membri, della legislazione comunitaria sulla lotta contro alcune forme di criminalita’ razzista e xenofoba, ossia la decisione quadro sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, che definisce il quadro per una risposta comune ai discorsi e ai crimini motivati dall’odio, garantendo la responsabilita’ degli autori dei reati. Questo strumento obbliga gli Stati Membri a sanzionare l’istigazione pubblica alla violenza o all’odio contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo definito in riferimento a razza, colore, religione, ascendenza o origine nazionale o etnica (discorso di odio). Inoltre, per qualsiasi altro reato, gli Stati membri devono garantire che la motivazione razzista e xenofoba sia considerata una circostanza aggravante o, in alternativa, che tale motivazione possa essere presa in considerazione nella determinazione delle sanzioni (reato di odio).
La Commissione sta lavorando intensamente per garantire che questa legislazione sia effettivamente recepita e attuata in tutti gli Stati membri.
Spero che queste informazioni possano esserle di aiuto.
Henrik Nielsen

La determinazione e la insistenza hanno prodotto una risposta, certamente non si può rassegnarsi e affidarsi ai tempi lunghi di un eventuale intervento europeo, ma credo che tutto possa essere utile per costruire la resistenza e la demolizione di questa legge ingiusta e di tutto l’atteggiamento razzista di questo governo. Di seguito l’ atrapasuenos omaggio ai popoli nativi e oppressi e perseguitati, per affermare ancora una volta che esiste un diritto dei popoli e delle persone al rispetto dei propri diritti e alla libertà, di muoversi o di restare non per costrizione ma per scelta: Terra e Libertà per tutti!

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Per Maximiliana.. e le altre che non arrivano

Ho tradotto la storia di Maximiliana, la ragazzina indigena di un piccolo pueblo in Chiapas che ha avuto il coraggio e la determinazione di contnuare a studiare opponendosi al padre che la voleva confinata tra casa e campo, ed affrontando tutte le angherie e le ingiustizie che attendono una ragazzina indigena che esce dal suo pueblo e affronta la città, la scuola dove i compagni “acomodados” la deridono. A questo link il post originale storia di Maximiliana, dalla pagina Gallorojomx di facebook.

Vi invito a leggerla, così come lei la racconta, con le poche agiustature della traduzione, o in originale al link sopra:

“Mi chiamo Maximiliana Saintz Perez, sono originaria del municipio di Chamula, in Chiapas, dove ho terminato la scuola primaria e affrontai la mia prima sfida. Al concludere la scuola ebbi la prima discussione con mio padre per i vestiti per la “graduacion” (il diploma simile alla nostra terza media), che le mie compagne scelsero di indossare, a lui pareva non adatto.

A causa di questa disapprovazione mi proibirono di frequentare la Secondaria in una scuola vicina. Supplicai mio padre, che mai cambiò la sua decisione. Io avrei dovuto occuparmi dei lavori di casa e del campo, disse. Ma io resistetti.

Ho inizato il mio cammino abbandonando la casa ed andando a San Cristobal, dove pensavo dilavorare e studiare. Qui trovai la seconda sfida: non sapevo parlare lo spagnolo!

I miei compagni mi spingevano, si burlavano di me, ridevano. Io capivo appena quel che dicevano, ma ricordo bene la parola “india” usata come una pugnalata di odio. Io resistevo, studiavo ed imparavo lo spagnolo.

Le notti che passavo incollata a libri e quaderni si formavano idee nella mia mente. In tuttye io trionfavo, dimostrando ai miei familiari e a quegli studenti ben piazzati che una donna, india come mi chiamavano, sarebbe arrivata lontano.

Sul lavoro – che era compatibile con la scuola, – mi dicevano di cercare un marito, e di smetterla di soffrire, ma io non soffrivo, mi riempivo di rabbia, una rabbia che mi spingeva a cammi9nare più forte di tutti i diavoli che mi rincorrevano.

Fui lavapiatti, cameriera, aiutante di cucina e domestica. Niente mi impediva di andare a scuola, nemmeno l’abuso di cui fui vittima da parte di uno dei miei padroni.

Tenni per me il dolore, non avevo con chi sfogarmi. I miei genitori non dovevano sapere niente, perché quando andavo a trovarli sentivo le voci che dicevano “ Lei se ne è andata da sola, va a cercare marito, tornerà con un figlio!”

Appena terminata la secondaria, pensai al futuro e decisi di spostarmi a Tuxtla Gutierres a studiare per la maturità utilizzando lo stesso metodo: lavorare e studiare molto per mangiare e dormire poco.

Ho studiato nella Preparatoria n 5, con un orario dalle 7 della mattina alle due del pomeriggio, mentre lavoravo quando potevo, alternando mestieri di servizio, cameriera in una trattoria, lavorando quasi sempre dalle 4 del pomeriggio all’1 di notte.

È stata dura,  ma ho ottenuto il mio diploma di maturità. I miei genitori vennero alla consegna dei diplomi, non si notava, ma erano orgogliosi di me, e io di più.

A questo punto un amico, Carlos Albores, che studiava da bibliotecario nella Università Autonoma del Chiapas (Unach) mi disse: “non finisce qui, ora vierne l’ Università” e mi condusse a vederla.

Lì, di fronte alla massima casa di studi in Chiapas, pensai a mio padre, ricordai il suo lavoro come peone aiuto muratore e seppi quale era il mio prossimo passo: l’architettura.

All’inizio fu difficile seguire Architettura, perché alcuni compagni e persino alcuni docenti utilizzabano un aggettivo per cercare di bloccarmi. Mi chiamavano “loca” (matta) proprio come prima i ragazzi benestanti a San Cristobal mi chiamavano india.

La mia risposta fu la stessa di prima. Decisione, rabbia e lavoro. Mi dicevano che era uno studio caro, che mi sarebbe mancata la testa, il denaro ed il tempo. Ma non sapevano del mio vecchio metodo: studiare e lavorare molto e mangiare e dormire poco.

In questo momento di difficoltà apparve questo potere che gli studiosi chiamano “l’eterno assurdo”: la mano di Dio. Infine una professoressa della preparatoria mi chiamò e disse: “conosco i tuoi progetti, vieni a casa mia, ti offro vitto alloggio e lavoro e tempo per terminare la tua facoltà.”

Era la mia professoressa Helianeth Gonzales, e suo marito Antonio Mota, essi mi videro piangere, restare sveglia ed affrontare le molteplici complicazioni che il destino mi martellava, nella Università dove ottenni solamente una borsa di studio per gli alimenti.

Non ostante tutto oggi, una vita dopo essere uscita dalla mia casa, ho terminato gli studi di architetta e miei genitori vennero a ricevere la mia laurea; più che mai essi credono in me e nella possibilità che un essere minuscolo chiunque sia, sempre che lavori duramente, può cambiare le dinamiche e la propria storia e quella della sua vita e della sua gente.

Oggi mio padre proclama nel pueblo e nel campo, egli che mi voleva come moglie sottomessa, che uomini e donne egualmente possono ottenere ciò che desiderano. E questo mi riempie di orgoglio.

Adesso lavoro come professionista, e cerco un magistero, da studiare in Chiapas o all’estero, inoltre appoggerò le mie sorelle che prima lo fecero con me, ed ora studiano nella proparatoria a Tuxla, chiaro che insegnerò anche a loro il mio metodo per ottenere le cose.”

La storia di Maximiliana, la sua determinazione meritano un grande apprezzamento, ma io credo che essa dovrebbe farci riflettere ancora una volta sulle difficoltà immani che una bambina si trova ad affrontare se è india, sola e senza appoggi. Bisogna che sia davvero eroica per affrontare le difficoltà e le angherie che lei ha dovuto subire. Mi ha colpito particolarmente l’accenno al fatto che venne violata, solo un dolore in più, e nessuno con cui sfogarsi e parlarne. Sembra un passaggio inevitabile, un dato di fatto per una ragazza che lavora e studia lontano da casa, senza protezione alcuna.

PERCHÈ DIAMO QUASI PER SCONTATO CHE UNA RAGAZZA SOLA POSSA TROVARE UN UOMO CHE LA VIOLENTA? e lei stringe i denti e va avanti. Perchè invece della gioia di scoprire cose nuove ci troviamo di fronte al dolore ed alla rabbia che sostengono le motivazioni di questa ragazzina?

Solo molto più tardi arriverà l’insegante che la accoglie e la sostiene: lei e suo marito mi videro piangere, vegliare, affrontare le molteplici difficoltà che il destino mi propinava

QUANTE RAGAZZE SOLE SONO VITTIME DELLE DIFFICOLTÀ E SOCCOMBONO? PERCHÈ UNA RAGAZZA PER RIUSCIRE NON HA LE STESSE POSSIBILITÀ DI MOVIMENTO E DI SERENITÀ DEI GIOVANI “ACOMODATOS” CHE SI BURLANO DI LEI?

I genitori orgogliosi che finalmente riconoscono che lei può, con Maximiliana il giorno della laurea

 

 

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Anniversario della Rivoluzione Messicana, aspettando AMLO

L’anniversario della rivoluzione, è stato festeggiato qui a Valladolid con una sfilata dei bimbi e maestre delle scuole per l’infanzia, venerdi scorso, e il 20 novembre con una sfilata aperta da tre piccoli gruppi di militari che si esibiscono in esercizi di abilità, cui fanno seguito i motociclisti che anch’essi fanno acrobazie, la piramide e altre brevi evoluzioni, e poi a cavallo uomini e donne, e qualche bambina, con i vestiti della rivoluzione. Si festeggia la rivoluzione, una ragazza addirittura indossa due strisce che simulano le cartuccere incrociate a tracolla, come quelle che compaiono in molte foto di Zapata. In effetti le lunghe gonne ampie a fiori sono la “divisa” delle rivoluzionarie, che parteciparono in molte a suo tempo.

Ora mentre sventola la grande bandiera messicana è un momento particolare per il Messico, il nuovo presidente si insedierà a giorni, il primo di dicembre, e già si vedono le avvisaglie della montagna di problemi che si troverà ad affrontare: forte di una buona maggioranza, che ha battuto i brogli e le pressioni contro, AMLO è stato eletto come una speranza che le cose possano cambiare, che si finisca con la corruzione e il furto continuo di denaro pubblico, con una sudditanza agli USA che ha fatto subire di tutto, e non ultimo per le sue promesse di rispettare i diritti degli indigeni e risolvere i problemi base di povertà e mancanza di sostegno per i più deboli. Non si è ancora insediato, ma alcune dichiarazioni sono circolate dando una svolta alla posizione politica, con il rifuto di condannare il Venezuela e la dichiarata volontà di mantenere buoni rapporti con tutti, Maduro compreso. Rispetto alla carovana dei migranti, la dichiarazione è stata che la prima cosa che preoccupa è il rispetto dei diritti umani, e credo non sia un caso che la sfilata di Città del Messico per il giorno dei morti fosse un omaggio all’accoglienza, con l’elenco di tutti i tipi di migranti, dai conquistadores in poi, che sono stati accolti sempre dal Messico. Un altro nodo è il progetto sicurezza che presenta luci ed ombre, e la decisione di fare una consulta popolare per approvare o meno la costruzione del “treno Maya”

Il pri e il pan i due partiti di destra precedentemente al governo, sono scatenati a sottolineare tutti gli errori ed i rischi, a enfatizzare il problema dei migranti con uno stile da “prima i Messicani” cui ho visto rispondere con molta chiarezza in un manifesto che chiama all’impegno per tutti, e con lo svelamento delle fake news tese a mostrare i migranti come invasori aggressivi e pretenziosi. Sono state costruite ad hoc, sfruttando immagini in giro per il web a cui sono state cambiate le didascalie: i migranti buttano i vestiti che vengono loro regalati, dice una foto che mostra cassonetti pieni di abiti che strabordano, questo dimenticando che non ho visto molti cassonetti in Messico come quelli in uso da noi, ma tutto va bene per gettare fango: in realtà si trattava di una operazione fatta in Spagna più di un anno fa in cui la Croce Rossa ha effettuato una disinfestazione e sostituito e buttato i vestiti di alcuni migranti dopo aver verificato che erano infestati e quindi pericolosi per loro. Un altra fotografia mostra un signore con un cartello in mano che si lamenta per la dieta di riso e fagioli che viene loro offerta, il signore esiste, o meglio esisteva, dato che è morto un anno fa, è guatemalteco, ed aveva in mano un cartello con proteste specifiche in una dimostrazione passata, basta l’aiuto di fotoshop per cambiare il tenore del cartello ed usarlo per i propri scopi. La macchina della propaganda si insinua nelle pieghe delle difficoltà che sicuramente incontrerà il nuovo presidente, che è comunque all’interno del sistema corrente, punta allo sviluppo ed è favorevole all’estrattivismo, anche se oramai è già stato venduto tutto dalle amministrazioni precedenti, dal petrolio alle miniere d’oro.

Sarà difficile coniugare questa visione con le richieste dei popoli indigeni che non demordono, e qui si incontrano i problemi maggiori. e quelli che a mio avviso sono i più seri e da ponderare con cura. Mi hanno colpito alcuni articoli di Desinformemos che citando fonti indigene fanno una critica puntuale al piano sicurezza per la parte che riguarda la conferma dell’uso dell’esercito e la assenza di una attenzione rispettosa alle organizzazioni e all’autogverno degli indigeni: riconoscere che hanno propri consigli e proprie organizzazioni sociali, così come previsto dalle leggi e accordi internazionali sarebbe un primo passo, che per ora non si vede. Un altro problema correlato a questo è la consultazione in buona fè, che pare voglia essere fatta non rispettando il senso e le forma del diritto dei popoli che vivono sul territorio che andrà a soffrire per i lavori del treno, mentre si pensa ad una generica consultazione. Giustamente gli indigeni si infuriano per questa mancanza di attenzione. Ciò che più mi ha colpito del loro documento è quando si osserva che farà la stessa fine di Correa e Morales, per per rimanere dentro il mercato hanno negato i diritti e il rispetto dei popoli nativi… Vengono citati due presidenti che abbiamo sempre considerato democratici ed aperti, ma che non hanno rifiutato in toto il sistema corrente e quindi si sono invischiati negli stessi problemi che vogliono combattere.

Mi viene allora da chiedermi se è possibile restare dentro le regole del capitalismo e contemporaneamente cercare di sviluppare una società solidale ed includente, ma rispettosa della storia e delle differenze.

Naturalmente è una domanda retorica, ma che pone dei problemi non da poco a tutte le persone che hanno scelto questo presidente con la sincera speranza di un cambiamento.

Tocca avere una presenza strabica e differente, per evitare che nelle pieghe del dissenso sacrosanto sulle questioni di base non si insinuino coloro che vogliono screditare il cambiamento e la possibilità di cambiare almeno un poco i fondamenti di questa società. Non dobbiamo dimenticare poi che ogni cambiamento crea incertezza e potrebbe succedere che le riforme attese possano richiedere dei tempi per essere attuate e conosciute, e che in questo periodo qualcuno si trovi danneggiato nel momento della eliminazione di strutture e metodi clientelari che fino ad ora erano stati una fonte di sopravvivenza per alcuni che si erano regolati sulle offerte correnti.

È un momento di attesa, di dubbi e speranze, di timori ed interrogativi. Cambiare atteggiamento e punti di vista è difficile, e la attenzione allo “sviluppo” rischia di interferire con la volontà di migliorare le cose per tutti. Vi è anche una forte tensione con i popoli indigeni, perchè l’ammodernamento e lo sviluppo del turismo e dei “pueblo magico” rischia di far diventare la cultura profonda non una solida radice, ma una presentazione da cartolina, con gli indigeni, i maya qui dove vivo, ma non solo loro, a fare da comparse del film del Messico magico.

Le critiche da destra sono cominciate quando AMLO si è espresso dicendo due cose che rendevano evidente la volontà di discostarsi dalla politica di Trump, e quindi è cominciata la macchina del fango, con le invenzioni, la sollecitazione degli istinti peggiori della piccola borghesia che si era adattata al sistema di corruzione, il tentativo di svalutare tutto quel che viene dalla nuova amministrazione. Su questo ci vuole molta attenzione e molta fermezza per non ritrovarsi davvero invischiati in critiche in cui tutti sono perdenti e per impedire il tentativo di confermare lo status quo.

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