Per continuare: Migranti e noi

E allora per i popoli che fuggono dai disastri creati dall’occidente, dalla rapina di terre e materie prime, dallo scempio che rende invivibili interi territori, facciamo un piano di scambio e di accoglienza che contempli le possibilità di vita e arricchimento reciproco, invece che lo svuotamento di sentimenti e di vite che ci stanno buttando adosso!

Quanti soldi vengono spesi, e poi sottratti dai vari gestori, per creare carceri di presunta accoglienza, per pagare la terribili galere libiche, per sostenere i respingimenti e gli assassini?. E potrebbero essere meglio usati per il benessere di chi arriva e di chi sta qui. Noi sappiamo che chi può, chi ha un minimo di agibilità e può presentare un documento, ottenere un visto turistico, viene tranquillamente in aereo, e una volta in Europa si muove e si organizza come può, in base a legami con chi è venuto prima e con chi è disponibile ad accogliere.

Quelli che arrivano alle coste libiche hanno già attraversato molti inferni, molte torture e respingimenti, non hanno documenti, sono fuggiti con quel che avevano a tiro, nascondendo i propri progetti in situazioni disastrose in cui la vita propria e dei figli era in grave rischio. Bene, persone disperate, costrette a rischiare e subire di tutto, dovrebbero trovare ancora prima di partire una accoglienza e una indicazione, delle proposte, dei progetti temporanei da cui poi far emergere cose più a lungo termine, magari un ritorno, come fecero una volta i nostri migranti, che alla fine tornavano a casa con due lire per costruirsi una casetta, far studiare i figli, avere una vecchiaia serena, e le rimesse dei migranti   erano utili anche per l’economia nazionale!

Ora ci troviamo con questi mondi ribaltati, molti dei nostri figli che se ne vanno per trovare migliori opportunità rispetto a quello che avviene in Italia, e tutti questi disperati che cercano di arrivare, tenuti in situazioni impossibili, e quindi facile preda di sfruttatori e malavitosi.

Il problema viene da lontano, ricordo in Val Trompia tanti anni fa, quando nei lavori più pesanti capitava che i  nuovi arrivati, in genere allora erano senegalesi, sostituissero i lavoratori locali, la signora che  “ci tengo tanto ai miei negretti” e li infilava in otto in due stanzette fatiscenti, facendogli pagare salato il letto dove dormivano.  Intanto anche le occupazioni “legali” quelle con cui uno otteneva il permesso di soggiorno, avevano una specie di secondo canale, le persone venivano pagate di meno, in edilizia spesso molto meno, o pagate con cose da vendere, quasi mai legali… Proprio nei paesi dove la lega cominciava a spopolare c’erano traffici e abusi di cui risentivano tutti: i migranti che venivano sfruttati, ricattati, esposti ad ogni tipo di angheria, e gli italiani che perdevano alcune possibilità di lavoro venendo tutti insieme esposti ai ricatti ed alla prepotenza. Abolire i diritti dei lavoratori è iniziato da lì, quando i sindacati non si sono fatti carico, non hanno voluto, offrire sostegno e protezione ai nuovi arrivati su un piano di eguaglianza dei diritti e dei doveri.

E tornando all’oggi, una buona parte dei vecchi immigrati si sono sistemati, hanno portato qui le famiglie, e succede magari che quattro giovani donne con la pelle scura vincano la medaglia d’oro nella staffetta! E altrettanto avvenga nel judo. Cittadine italiane, in gamba, che portano con orgoglio la divisa nazionale e si qualificano in vari sport.

Ma quelli che arrivano sono stati investiti da un alone di paura, non sono più esseri umani, persone che fuggono dal disastro, ma invasori, quasi che il loro stesso esistere sia un delitto, un marchio di pericolo.

È stato fatto uno sporco lavoro per ribaltare la percezione della realtà: le vittime della rapina europea e occidentale, dello scempio creato dalle multinazionali sul loro territorio, compresa l’ENI e l’ENEL,  sono gli invasori, quelli indolenti che fuggono per comodo, per rubarsi la nostra ricchezza! Eppure se cerchiamo di informarci e di guardarci un po’ in giro ci rendiamo conto che siamo noi tutti che rubiamo la loro ricchezza, le materie prime, il coltan per i nostri cellulari salvo indignarci perchè loro vengono nei nostri paesi e usano il cellulare… Rubiamo petrolio, pietre preziose, diamanti e risosrse, trasferiamo le monoculture per le nostre comodità su territori che vengono completamente alterati, perchè non c’è più relazione tra la coltivazione ed il cibo. Questi prodotti sono per il primo mondo, per rifilare ai ricchi occidentali frutti e ortaggi esotici a prezzi stracciati, uccidendo le produzioni locali, variate e rispettose dell’ambiente, per le monoculture che portano sulle nostre tavole prodotti artificiali, cerati, tutti eguali, lucidi e brillanti. Questi alterano la nostra percezione di che cosa è un ortaggio o un frutto e ben nascondono sotto il loro aspetto accattivante i veleni con cui sono stati coltivati e le vite che stanno distruggendo in quell’altrove che vogliamo ignorare e da cui vengono le orde minacciose di donne e uomini disperati. Persone a perdere, che possono morire in mare o essere schiavizzate qui con assoluta indifferenza. Fuori i migranti, dice il bambino ottuso, e qualcuno  applaude, ma i migranti sono il frutto secondario delle nostre rapine, della nostra ignavia consumistica, dello spreco con cui buttiamo cibi e oggetti che tornano ad inquinare quegli stessi territori che noi rapiniamo.

BISOGNA SPEZZARE QUESTA SPIRALE  che conduce verso il precipizio non solo quelli che fuggono e cercano di arrivare, ma tutti noi, già trasformati in carogne senza cuore, individui senza comunità, incapaci di creare vita, di costruire bellezza, di accogliere, di comunicare, ascoltare le storie altrui e dire di sè senza menzogne e infingimenti. Mentre ci pensiamo superiori e potenti, stiamo preparando la nostra distruzione perchè non riusciamo più a sentirci parte, ad amare, ad aprirci, e finiremo davvero nella discarica della storia.

Siamo disponibili ai buoni sentimenti, certo, quando la televisione ci proprina più o meno in diretta la tragedia che avviene a migliaia di chilometri da noi, sentiamo con i genitori in attesa, e in ansia, speriamo e tremiamo con loro. Poi vengono salvati, il programma finisce, il politico di turno si congratula, intanto che chiude i porti a altri bambini, ad altri genitori disperati, e questo non ci coinvolge ne sconvolge, perchè non somiglia alla telenovela che ci propina lo schermo.

Stiamo perdendo il senso della realtà, della umanità, diventiamo schizofrenici, incapaci di empatia, incapaci di leggere la realtà, di governare le nostre emozioni senza farci influenzare dalla narrazione tossica che ci viene fornita.

Ho visto reazioni indignate e scomposte al solo definire una azione con autobomba terrorismo, quando questa è stata fatta da Israele, perchè la narrazione corrente ha ucciso la realtà, e il diritto a riconoscere ciò che avviene, e nella narrazione quotidiana,  sono i palestinesi i terroristi, i palloncini con uno straccio incendiato sono più gravi, delle aggressioni, mentre i bombardamenti israeliani, l’assedio soffocante di Gaza, le continue uccisioni extragiudiziali sono la norma e la giusta azione di un paese finto, costruito su un territorio non suo e che si appella alla narrazione biblica  fraintesa e alterata, per rubare terra e vite. Ma se lasciamo che questo succeda con assoluta indifferenza, anzi, congratulandoci con l’oppressore, che alcuni nostri politici definiscono il loro faro, perchè poi non si dovrebbero mettere in gabbia i bambini migranti, come avviene ai confini tra Messico e USA?, se si può sparare ai bambini, dargli fuoco, sparargli in testa quando già sono a terra feriti, perchè non si dovrebbe lasciar morire altri bambini in mare?

Io credo che bisogna avere il coraggio di decostruire la narrazione tossica, di tenere la barra diritta, e affermare che non si può uccidere, sparare, occupare terre, bombardare territori, non è così che vogliamo vivere. Questo immane sforzo che alcuni potenti fanno per mantenere un modello di vita assurdo e mortifero in alcune sacche di privilegiati, mentre gli altri vengono distrutti e uccisi per salvaguardare quel modello, va combattuto e  demolito persino dentro le nostre teste, dobbiamo cambiare il filtro con cui guardiamo la realtà, dobbiamo ficcarci in testa che le alternative allo scempio e alla rapina ci sono, che il lavoro è una parte della vita, e deve essere soddisfacente remunerativo, e non può essere assassino. Dobbiamo ficcarci in testa che noi esseri umani, uomini e donne, bambine e bambini, contiamo molto di più delle multinazionali che rapinano, che possiamo tornare a godere di una passeggiata, di una chiacchiera insieme, di tempo da perdere, di sole e di luna, di pioggia e vento. Potremmo cambiare se  ci guardassimo in giro con uno sguardo differente e ci dicessimo tutte e tutti, prima gli esseri umani.

 

 

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Migranti e accoglienza, facciamo un piano!

Da un po’ di tempo mi trattengo dallo scrivere un post che conterrebbe solamente una serie di insulti e di accuse indignate su come viene gestita la questione dei migranti in Italia. Intanto  mi viene spontaneo affermare che

NON IN MIO NOME

non in mio nome si chiudono i porti

non in mio nome si ignorano le morti

la schiavitù, le galere

costruite con la connivenza e i soldi europei

NON IN MIO NOME

si ignora ciò che avviene a Gaza

si ignora lo scempio della Palestina

si ignora la guerra allo Yemen

si ignora la costruzione delle bande

che possano destabilizzare un mondo

NON IN MIO NOME

si armano i bombardieri

si aggredisocno altri popoli

ci si inserisce nel malcontento,

nella richiesta di diritti e democrazia

per farlo divenire rivolta e distruzione

Vicina ai popoli, alle lotte e alla libertà, mi indigno per il lucro, l’indifferenza alla vita che ha accompagnato ogni intervento occidentale, mascherato spesso da difesa dei diritti umani.

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Donne e Luna, di Grazia Marino

E i cerchi tornano sempre al punto di origine, ma le spirali tornano in una dimensione leggermente diversa, e così ci troviamo a rivivere tempi e pensieri, ma sempre con una vibrazione un po più alta, una maggiore lucentezza e chiarezza, così ho reincontrato Roberta, incontrata sette anni fa alla cerimonia della Luna Piena a Valladolid, anzi nella tenuta delle hadas, le fate. Lei ha fatto un percorso, e io il mio, per cui ora lei è terapeuta di biomagnetismo, di rejki e fiori di Bach, ed è tornata ad operare in Italia, io invece mi sono trasferita in Messico, proprio a Valladolid, e rientro in Italia solo per l’estate. Fili che si rincorrono e si intrecciano, amicizie che resistono al tempo e ai tempi con una trasformazione e un arricchimento, così ora ci siamo trovate per godere della ricchezza dei doni di questo incontro, Roberta ha trattato Grazia, e presto verrà qui a Bassano per un lavoro su alcuni di noi,di questo, tra l’altro, parleremo nel seminario di giovedi 28.
Trascrivo di seguito il messaggio mandato con watzapp a quelle che sono in zona:
Giovedì 28, dalle quattro del pomeriggio, seminario sulla salute e il benessere, la capacità di autocura e notizie sulle possibilità di trattamento con il biomagnetismo, che noi abbiamo già sperimentato. Poi cena condivisa e cerimonia della Luna Piena, vi aspetto, è il nostro incontro annuale, spero di vedervi tutte e tutti.”
Ieri è stata la notte di San Giovanni, abbiamo raccolto i fiori e riempito una bacinella d’acqua in cui li abbiamo messi a raccogliere la luce della luna e delle stelle fino al mattino. Per lavarci poi oggi. E ieri, nel casale umbro dove sta lavorando Roberta, ho raccolto molti fiori di iperico, e tra una chiacchiera e l’altra uno è venuto fuori a dire che sua nonna raccoglieva l’iperico, i maggi (le ginestre) e le rose e metteva tutto questo nella vasca piena d’acqua, per lavarsi poi al mattino.
Viviana mi conferma che sua mamma lo faceva sempre, ed io mi commuovo per questo filo lontano che giunge fino a noi e stamattina nel lavarmi con quest’acqua fiorita mi sono venuti in mente i bagni di erbe consigliati in varie occasioni in molte culture, e mi sono resa conto che la spirale raccoglie e distribuisce le storie del mondo.
Questa Luna Piena viene vicino al solstizio, vicino al trionfo della luce che appena comincia a declinare lentamente e dolcemente, come farà fino al solstizio d’inverno quando saranno il buio e le ombre ad avere la meglio. Ma adesso è il momento della massima apertura, del trionfo delle relazioni e dell’ascolto degli altri, per lunghi mesi abbiamo maturato e sentito dentro di noi, è ora di aprirsi, i semi sono germogliati, le piante sono fiorite, e iniziamo a raccogliere i frutti. Un bilancio di luce e di amore che ci deve aiutare a resistere alla grettezza, alla indifferenza e al buio di questi giorni dolorosi in cui assistiamo al crescere della repressione, del rifiuto e del respingimento. Non mi meraviglierei se questo clima ci avesse afflitto e addolorato, facendoci sentire impotenti di fronte al male che avanza e magari un po’ malate, così da non avere più la forza di opporci. Ma noi siamo l’argine, noi siamo la speranza , vi trascrivo il post di Maria G: Di Rienzo su https://lunanuvola.wordpress.com/2018/06/19/storia-e-orgoglio/ che vi invito ad andare a leggere per intero insieme ai suoi altri post che sono un continuo dono.
Storia e Orgoglio 19 giugno 2018 di lunanuvola
Fuori posto. Così ci sentiamo in molti nell’Italia del 2018 e del governo dei soccorsi negati, dei censimenti etnici (illegali) e delle corruzioni passate e presenti. Ci sentiamo così pochi, così diversi, così impotenti che spesso preferiamo persino non essere visti.
Quando arriviamo al punto di cancellare noi stesse/i, abbiamo bisogno di Storia e di Orgoglio. Quando la situazione permette alle persone di essere legittimate all’odio, all’abuso, alla discriminazione, all’ignoranza e all’avidità, abbiamo bisogno di Storia e di Orgoglio.
Quando cominciamo a dimenticare la Storia, quando essa viene ridefinita, ripulita, manipolata e noi scordiamo che sono stati i poveri e i diseredati a sollevarsi in ogni lotta per la dignità umana, abbiamo bisogno di ricordarli, di nominarli, di dichiararci loro eredi – con Orgoglio.
Sono donne e uomini radici dell’albero della Storia: hanno acceso fuochi sacri, creato interi nuovi sistemi di pensiero, rovesciato bigottismo e oppressione; hanno sognato – e lottato affinché i sogni divenissero realtà e nel fare questo hanno aperto per se stesse/i e per noi migliaia e migliaia di strade.
Quindi stracciate i fondali che li coprono, perché sono gli stessi fondali che cancellano voi. Se sappiamo da dove veniamo, prenderemo migliori decisioni su dove andare.
Deliziatevi di chi voi siete, dentro e fuori.
Dispiegate le vostre ragioni, le vostre passioni, la vostra forza come rami di quello stesso albero della Storia. E preparatevi a diventare radici, per coloro che verranno dopo di voi.
Pensateci bene: non siamo noi a doverci vergognare. Maria G. Di Rienzo

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Ho voluto mettere a commento questo albero fiorito fotografato a Valladolid perchè i fiori, il calore, la dolcezza delle persone che sostano sotto di esso ci diano l’immagine della bellezza e della serenità.
Niente è semplice e lineare nemmeno in natura, e ancora di meno in un parco cittadino, con le necessità contrastanti degli alberi e animali e delle persone. Il pavimento copre spesso la terra e ostacola il libero respirare delle radici, ma l’albero continua a fiorire, a regalarci bellezza e gioia. Gli uccelli riposano sui suoi rami, e vi fanno il nido, e prima di sera intonano il loro concerto straniante e coinvolgente.
Ma per fiorire l’albero deve crederci, deve amarsi e aprirsi alla bellezza e all’amore, persino a volte accettare che vengano tagliati i rami secchi, continuamente si rigenera, non ha un periodo di riposo, perchè lì il clima è sempre caldo, ma afferra i momenti in cui lasciar andare le foglie vecchie e farne crescere di nuove e fresche.
Tocca anche a noi amare noi stesse, amarci e lasciar andare tutto ciò che non serve più, i rami secchi, le foglie che stanno appassendo, per poter fiorire ancora e ancora, e sentirci forti e serene per offrire argine e riparo.
Eccoci a coltivare le nostre energie, ad accogliere il dono della luce, a respirare l’aria dolce e calda della sera, e domani si riparte, la luna si nascone in una eclissi ma riappare poco dopo per rigenerarci e darci nuove energie. Ci incontriamo con amore.
E mentre gli attacchi alla natura e all’ambiente, alla madre terra sono continui, noi ci troviamo a raccogliere l’invito di questo canto, che ho trovato tempo fa e salvato da un fascicolo di esercizi per avvicinare alla madre terra, purtroppo non ho segnato l’autore, o l’autrice, e ringrazio per questi suggerimenti preziosi, anche se in un contesto differente.
Gli uccelli del cielo sono miei fratelli,
I fiori sono le mie sorelle,
Gli alberi sono miei amici.
Tutte le creature viventi,
Le montagne,
E i torrenti,
Accolgo sotto la mia protezione.
Perché questa verde terra è nostra Madre,
E lassù nel cielo è nascosto lo Spirito.
Condivido questa Vita con tutti coloro che sono qui.
A tutti do il mio amore,
Questo esercizio risveglia e amplifica l’amore delle persone per la terra e quindi favorisce un atteggiamento di amorevole responsabilità. Esprimendo gratitudine verso la natura, la invitiamo a risponderci con lo stesso
sentimento. In parecchie occasioni gli uccelli hanno risposto ai gruppi che stavano cantando Gli uccelli del cielo, volando sugli alberi vicini e cantando con tutta la loro esuberanza.
ESPRIMERE AMORE PER LA NATURA
• Strumento musicale o lettore CD / Mp3
Di seguito trovate i versi di Gli uccelli del cielo (in
grassetto) e i movimenti del braccio che li accompagnano:
Gli uccelli del cielo sono miei fratelli, Stendete le braccia ai lati, con i palmi verso il basso. Oscillate dolcemente le braccia come se fossero ali di uccello.
I fiori sono le mie sorelle, Portate le mani giunte di fronte a voi, quindi
allargate le dita imitando un fiore che sboccia.
Gli alberi sono miei amici. Unite le mani giunte sopra la testa e oscillate
con il corpo, imitando il tronco di un albero.
Tutte le creature viventi, Stendete le braccia ai lati in segno di benvenuto a tutte le creature.
Le montagne, Unite le punte delle dita a livello del mento a formare una montagna.
E i torrenti, Tenendo la mano sinistra al mento, portate il braccio destro di lato,
lasciando fluttuare le dita per imitare le increspature dell’acqua.
Accolgo sotto la mia protezione. Mettete le mani a coppa una sopra l’altra, con i palmi verso l’alto all’altezza del cuore, come per prendervi cura di tutta la natura.
Perché questa verde terra è nostra Madre, Portate le mani in alto allontanandole dal cuore, come per includere tutta la Terra.
E lassù nel cielo è nascosto lo Spirito. Guardate verso l’alto, stendendo le braccia verso il cielo.
Condivido questa Vita con tutti coloro che sono qui.Incrociate le mani sul cuore.         A tutti do il mio amore, Tenete la mano destra sul cuore e stendete la mano sinistra di lato con il palmo verso l’alto.                                                                                                                A tutti do il mio amore, Tenete la mano sinistra sul cuore e stendete la mano destra di lato con il palmo verso l’alto.

Mentre pronunciate i versi, sentitene il significato e proiettate quei sentimenti all’esterno, verso l’ambiente che vi circonda. Ad esempio, mentre dite: «Gli alberi sono i miei amici», sentite la vostra vicinanza con essi. Dite a tutti di concentrarsi per inviare alla natura pensieri di amore e di bontà. Quindi cantate o suonate la canzone Gli uccelli del cielo, invitando tutti a unirsi a voi.

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Luna Piena 29 maggio

Oggi è il 30, ieriera la luna piena, trascrivo una buona parte della lettera inviata al Circolo della Luna, con un pensiero a tutte le donne nel mondo che guardano alla luna per recuperare energie e per riconoscere la magia che vive in noi.

Luna dei fiori

LUNA PIENA 29 MAGGIO 2018, LUNA DEI FIORI

Una luna splendente dei colori della primavera e dei fiori che sbocciano ovunque, una luna forte e piena di energie che ci guida ad agire, a prendere decisioni, ad accogliere ciò che viene con forza ed amore. Scrivo questo testo a pochi giorni dal rientro in Italia per qualche mese, è il momento di muoverci, siamo concentrati su questo movimento, e un po’ divisi tra ciò che lasciamo, per il momento e ciò che speriamo di incontrare tornando in Italia. I giorni ci sfuggono in questo accavallarsi di preparativi per partire e per lasciare, e così mi ritrovo a scrivere ora che per l’Italia è già sera e la Luna Piena arriva veloce. Ci sono le decisioni da prendere, il seminario da preparare, le persone da vedere, le decisioni su che cosa lasciar andare e corsa trattenere con noi. Il testo che segue è preso dal sito “Cammina nel sole” a questo link l’articolo completo :https://camminanelsole.com/la-luna-piena-del-fiore-in-sagittario-29-maggio-2018/ ;

La Terra è più fertile in questo momento, quindi è ora di iniziare a piantare! È una grande notte per  piantare qualcosa in giardino. Prendi un alberello e piantalo in onore della luna dei fiori! Porta fiori freschi nella tua casa o progetta un aiuola  di fiori per te.

La luna del fiore simboleggia anche noi umani. Come i fiori, è tempo per noi di fiorire, di crescere giorno dopo giorno assorbendo i raggi del sole e di raccogliere la nostra energia da esso.

Qualunque cosa sia… ciò che deve essere fatto – o qualunque cosa tu stia evitando – è il momento di assumersene la responsabilità. Fai un piano per pagare o per rimediare, o potresti dover affrontare le conseguenze della tua inazione.

La luna piena simboleggia anche una luce nei nostri giorni più bui e illumina gli angoli più profondi e oscuri di noi stessi, permettendo la luce della consapevolezza nei luoghi più oscuri dell’ignoranza, della vergogna, della colpa e dell’imbarazzo. La luna del fiore è lì per aiutarci a liberare la nostra pelle esterna come in una forma di rinnovamento.

L’energia nella notte di una luna piena è molto potente. È una notte perfetta per ricaricare le tue energie (…)

La luna piena è il momento perfetto per rendere grazie a tutto ciò che ti ha aiutato come Dio, i tuoi angeli, antenati e guide spirituali. Tendiamo a dimenticare di essere grati e credo che la luna piena sia il momento perfetto per mostrare gratitudine per ciò che abbiamo. Alcune persone credono che devi avere tutto prima di poter essere grato, ma non è vero. Essere grati quando non hai tutto ciò che vuoi è quando inizi a vedere i miracoli accadere nella tua vita.

Accendi una candela e ringrazia per la luna piena.Potresti essere sorpreso di come le cose inizino a cambiare. (…)

Per celebrare la luna del fiore, puoi iniziare ad accendere un falò quando il sole tramonta.Usa il fuoco per guidare la strada sul tuo cammino. Puoi anche fare una cerimonia con la ciotola che brucia (la copalera, nota mia) per liberarti di ciò di cui non hai bisogno.

(…) La luna piena in tutta la sua gloria ardente vuole che tu smetta di procrastinare e di entrare in un mondo di nuove esperienze e avventure. Tutti quei mesi in cui hai avuto paura di provare qualcosa di nuovo, ora la luna piena in Sagittario ti sta facendo cenno di farlo

(…) Ricorda, però, che questa luna piena è governata dalla dualità del mezzo uomo mezzo cavallo segno del Sagittario e ti richiede di rivalutare questa sete di avventura e il tuo atteggiamento con un modo di essere più equilibrato. Fai attenzione e ripensa alla differenza tra la necessità di affrontare il mondo con audace fiducia contro il tuo senso di avventura ingannevole che potrebbe essere un pretesto per la fuga. Cherokee Billie

Mi sembra che ci siano tutti gli elementi per riflettere.

Ci sono eventi di questo periodo che ci hanno attraversato, e alcuni che mi hanno particolarmente segnato. Vi invito a leggere le riflessioni sul mio blog: https://ragionandoci.wordpress.com/2018/05/23/amore-o-indifferenza/, scritto pochi giorni dopo il mio compleanno con un ragionamento sull’amore ai tempi del disastro che stiamo attraversando, in Italia e nel mondo, e i due precedenti, l’indignazione e il dolore per la piccola morte di Lily a Gaza, soffocata dai gas israeliani, e prima un ragionamento sul confronto tra le culture, la capacità di apprendere e imparare dall’altra, l’altro, invece che respingerla come “selvaggia” “incivile” e magari terrorista perchè non subisce in silenzio e non si piega.

In tutto questo panorama soffocante come i gas che vengono sparsi a piene mani, c’è la nostra realtà, le soddisfazioni, da condividere, la gioia: Gaia ha discusso la tesi della laurea magistrale ed ora è architetta. Una bimba è nata a un’altra donna della nostra lista, benvenuta piccola, qualcuna trionfa sulle difficoltà del suo quotidiano e continua a scrivere e a spargere doni come Maria G. di Rienzo, di cui vi invito a seguire il blog: Lunanuvola, qualcuna fatica a superare le sue condizioni di salute precarie, qualcuna si è chiusa, qualcuna si apre al mondo con gioia, qualcuna è stanca. Questa luna ci può ricaricare con le energie potenti di questa magica notte, e riportarci in casa una candela da accendere per prolungare la luce nel buio della nostra camera può essere un aiuto, così come bruciare qualche rametto di rosmarino per ripulire dalle energie negative e propiziare le nuove energie che si preparano all’arrivo del solstizio con il trionfo della luce.

* * *

Ieri era una sera strana, prima un accenno di pioggia, poi le nuvole si sono ritirate ed ho potuto accendere il mio piccolo fuoco e la copalera, generando un incontro attraverso il mondo e le donne che nel mondo intrecciano i loro percorsi e si impegnano per un mondo migliore.  Ecco una foto di questa cerimonia molto intima, ma aperta al mondo:IMG-20180529-WA0001

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Amore o indifferenza

E allora parliamo d’amore! Ma cerchiamo di capire di che cosa stiamo parlando! Pochi giorni fa era il mio compleanno, 74 anni, un passaggio non particolarmente significativo, solo un altro anno che è passato. E ho fatto l’esperienza diretta di che cosa vuol dire sentirsi amata, un amore che non ha bisogno di fronzoli e orpelli, ma del calore che viene dal fatto che tu senti che conti per gli altri intorno a te, auguri e gentilezze corrono sul web o sul telefono da tutte le persone lontane, mentre chi mi è accanto dedica tempo e condivisione alla giornata con me. E mi trovo a riflettere su tutto il bisogno d’amore che circola in questo mondo malato, e sulle strane attese che questo si trasformi in parole gentili, gesti teneri e dolci, sorrisi forzati, un amore di apparenza.

Così fomentate l’odio, tuonano gli scandalizzati di turno quando esprimiamo rabbia e pena per l’orrore creato dai potenti, e qualche volta quando riusciamo ad inventare congiunzioni ironiche che svelano ciò che si nasconde dietro il pranzo di gala. Eppure io credo che questi siano gesti d’amore, non adeguarsi al perbenismo di facciata e insieme non lasciarsi trascinare nella rabbia impotente e nello sconforto, non accettare che Tina ( there is no alternative) è l’unica possibilità a cui possiamo fare riferimento, e ribaltare i parametri dati.

Misurare il successo in relazioni felici, in amore appunto, e non in ricchezza, svalutare la violenza della occupazione, della denigrazione dei popoli nativi, per invece valorizzare e apprezzare la loro forza e la determinazione con cui resistono all’annientamento.

Mi sono trovata più volte a confrontarmi con queste posizioni di perbenismo ottuso ed escludente, che richiedono parole gentili, urbanità del comportamento, prima e oltre i contenuti. Siamo al punto che Israele può lamentarsi con le ambasciate per le manifestazioni di solidarietà con i Palestinesi e di rigetto della mattanza: si può schierare cecchini dietro un terrapieno e mandarli a sparare uccidendo gente inerme se solo si avvicina e ferendo in modo distruttivo, che lascerà il segno per tutta la vita, tagliare gambe, sogni e progetti, tutto si può, ma denunciare questo come un crimine contro l’umanità, chiamare gli assassini col loro nome, questo è scortese, è odio fomentato… E invece è amore per le persone, per i palestinesi martoriati e aggrediti, ma anche per gli israeliani che venogno trascinati nel baratro della violenza assassina e vivono una realtà assurda, in cui l’altra, l’altro non esistono se non come disturbo, non hanno diritti, non sono persone. E noi le mettiamo in evidenza queste persone, i loro volti, i loro sguardi, e qualche volta le loro ferite e la loro morte, perchè si prenda coscienza, si svegli un’onda di amore per la vita, per la resistenza e vengano salvati sia i palestinesi, che gli israeliani, e persino gli ebrei della diaspora, che cominciano sempre più numerosi a prendere le distanze da una terra che si vuole patria degli ebrei, costruita sulla distruzione di vite, di interi villaggi, sulla negazione di un altro popolo. La Palestina è il simbolo e il punto nodale di ogni riflessione perchè da lì partono altre mille azioni di violenza e di sterminio, basta citare i curdi, ma lo Yemen, la Siria, e poi L’afganistan da una parte e i Mapuche, i nativi americani dall’altra: interi continenti costruiti sulla violazione e la menzogna, sull’eccidio e la spoliazione.

Se non cominciamo a guardare in faccia le cose, e dirigere il nostro amore e il nostro sostegno ai popoli nativi, è inevitabile che si cada nella ottusa quiete degli ospiti del Titanic, che ballano mentre la nave si inabissa.

A questo punto siamo, e stiamo in bilico tra l’ottundimento di chi non vuole, o non può più vedere la crisi e il pericolo e non vuole essere disturbato nella sua squallida quotidianità, vuole i cuoricini, i sorrisi, le sensazioni superficiali, i fiori, i palloncini, e chi vuole sentire davvero amore e indignazione, il dolore delle ferite e la solidarietà tra eguali.

Certo, anche noi dobbiamo curarci anche di noi stesse, di ciò che sentiamo e ci coinvolge, perchè se rischiamo di dimenticarci di noi, possiamo essere travolte dalla rabbia, dallo scoramento.

Un ragazzo si è dato fuoco a Gaza, qualcuno dice in questi giorni, qualcuno dice che è un fatto di un anno fa, ma resta il fatto: morire di dolore, di solitudine, di abbandono, perdere forza e speranza, questo produce la mancanza di un amore solido, fattivo, che ti sostiene e ti protegge e non ti lascia solo. Siamo carenti, non siamo capaci di un amore grande come il mondo, ma dobbiamo curarci di tutto ciò che incontriamo, che attraversiamo perchè l’indifferenza è peggio ancora dell’odio, che può ritornare ad essere amore, mentre l’indifferenza è il vuoto. auguri

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LILY, 8 MESI UCCISA DAL GAS ISRAELIANO

Dove siete?
Guardate gli occhi di questa bimba
che non vedranno il domani
Il suo volto non cambierà crescendo,
non vedrài fiori e le stelle,
il nascere del sole e il tramontare,
la Luna piena e quella calante
non vedrà i fiori e gli uccelli
non vedrà
non costruirà il suo futuro
tutto si è fermato nei suoi occhi bambini
nulla potrà più essere per lei
Che germoglino fiori di indignazione
che la condanna degli assassini sia diffusa e
che il mostro assetato di sangue bambino
venga fermato una volta per tutte!
BIMBA DI 8 MESI UCCISA A GAZA
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Dopo il temporale

Il temporale tropicale ha sfogato il suo torrenziale fiume d’acqua, che ora lentamente defluisce lasciando la strada e il patio ripuliti e nuovamente praticabili. I fiori si scrollano di dosso l’acqua, anche la campana del floripondio, e pian piano aprono di nuovo le corolle, ora che il cielo splende ma il sole sulla via del tramonto non è così infuocato. Tra poco comincerà il concerto serale degli uccelli, che si affollano sui rami degli alberi del parco per la loro performance più spettacolare, sino all’acuto che precede il silenzio. Vicino a casa cominceranno i loro canti le rane che continuano fino a notte, felici della pioggia che regala zone di umido per la loro pelle sensibile. Ogni pioggia porta nuovi semi e nuovi tesori che si raccolgono nel patio, cade qualche limone oramai maturo, qualche piuma persa nella violenza del vento. Io raccolgo tutto, i doni della madre terra anche in questo angolo di città, che però non dimentica il rigoglio della natura intorno. Sì, forse una natura un po’ addomesticata, qui non c’è la ricchezza e la sovrabbondanza della selva, con la vita ricchisisma non sempre in sintonia con le necessità degli umani occidentali.

Ecco, succede che qua ogni piccolo evento ci metta a confronto col nostro essere alieni, un po ammirati e un po’ sorpesi, ma mai davvero in sintonia con i ritmi della natura.

Sto seguendo con empatia le vicende della popolazione mapuche in Cile e la lotta del Machi Celestino ora, e insieme la lotta dei palestinesi, la grande marcia del ritorno, le manifestazioni dterminate e fantasiose che si portano dietro per smuovere l’attenzione del mondo e ottenere rispetto e diritti .

Quello che mi sembra abbiano in comune queste due lotte è che si tratta di popoli che non si arrendono alla cancellazione e alla spoliazione, che non si fanno omologare e nemmeno confinare e ridurre a curiosità etnica. Sarà anche un caso che in tutti e due i luoghi, in Palestina in modo plateale, ma anche nei territori mapuche come esploratori e vigilantes, ci siano i soldati israeliani che intervengono e reprimono.

Già, ma a me, nella mia casetta a Valladolid, che interessa in realtà dei Mapuche, o anche dei palestinesi? Politica, repressione, solidarietà, va bene, ma che tu soffra le loro ferite e che senta la violenza che stanno subendo come rivolta anche a te non ha senso! E invece sì c’è un senso profondo in questo sentirsi parte solidale, anche se differente e un poco aliena, e non solo per quel sentire di fratellanza universale in cui siamo creciute, ma anche perchè a me sembra di percepire nel profondo che la salvezza verrà giusto dai popoli nativi, da quelli che non si piegano e non si confodnono con le leggi del mercato e del potere legato al denaro, ma rimangono a ragionare sulle relazioni nel gruppo dei vicini, nella famiglia allargata, nella tribù e non dimenticano la relazione con la madre terra.

Intanto che noi occidentali distruggevamo i nostri legami con l’universo intorno, e Cartesio parlava di “violentare la terra per strapparle i suoi segreti”, e sognava che con la scienza e la tecnica l’uomo avrebbe “spianato le montagne e colmato i mari”, segnando così la nascita della società occidentale moderna, caratterizzata dall’idea del possedere, rubare, prendere strappare, i popoli nativi sviluppavano altri sensi e un’altra cosmologia, in armonia con la madre terra, era l’essere umano che chiedeva per favore i doni della terra, e non più di quanto gli necessitava. Era il governante, il responsabile del benessere del suo gruppo che versava il suo sangue per fecondare la terra e perchè essa donasse i suoi frutti. Studiavano le stelle, avevano specole molto prima che in Europa questo fosse comune, e avevano una ricca cosmologia in cui le direzioni e le energie avevano una importanza fondamentale.

Li abbiamo sempre descritti come primitivi e selvaggi, ma che cosa c’è di primitivo nello studio delle relazioni con l’ambiente intorno, nella conoscenza degli astri e dello scorrere delle stagioni, nel rispetto e nella capacità di vivere in armonia? Se essi considerano la terra un luogo sacro, e scelgono alcuni luoghi come espressione di questa sacralità, e li proteggono e li rispettano in modo particolare, che cosa c’è di meno sacro delle nostre chiese, sinagoghe, moschee, dove l’occidente ottuso svolge i suoi riti e le sue cerimonie? Perchè mai quelle che si relazionano direttamente con la energia della terra sono primitivi, idolatri, mentre noi sappiamo che cosa è bene, e recintiamo i campi, rubiamo i tesori alla terra scaviamo miniere e inquiniamo i corsi d’acqua, passeggiamo sui territori sacri, ci rubiamo acqua e terra, e sversiamo i nostri rifiuti rendendo impossibile la vita che hanno sempre vissuto in armonia.

L’occupazione e la colonizzazione non sono state, e sono, solamente una appropriazione di terre, sono state la negazione della significanza come esseri umani, la non umanità, la deficienza, di chi non seguiva e non si adeguava. E d’altro canto se ascolti i discorsi e osservi le azioni dei coloni e dei soldati dell’ “unica democrazia del mediooriente” ti rendi conto che di fondo c’è la negazione della umanità dell’altro, la svalorizzazione, il tentativo di piegarlo a subire, o ad andarsene, come se quello che è il loro luogo da sempre non fosse loro, ma di chi se ne è appropriato. Due mondi, stessa storia.

E noi che stiamo a guardare con empatia e che soffriamo questa continua aggressione, ci rendiamo conto che il problema di fondo, la radice è come sempre nella diversa visione del mondo e nella mancanza di ogni ascolto e rispetto per le differenze.

Il problema non è che si diventi tutti degli indigeni, la cultura da cui veniamo è molto diversa, ma che impariamo gli uni dagli altri, che impariamo a misurarci con la saggezza differente dei popoli nativi e non si continui la spoliazione e i tentativi di annichilimento e di assimilazione.

Le azioni di affermazione della propria identità e del proprio territorio vengono viste, e usate, quando va bene, come folklore, se no come aggressione al modello di vita occidentale, e quindi diventa inevitabile la repressione e il rifiuto.

I Palestinesi e i Mapuche sono considerati per definizione terroristi, e le loro richieste di dignità, di rispetto di riconoscimento vengono troppo spesso represse nel sangue.

Anche molti scienziati oggi cominciano a riconoscere che se c’è una speranza di salvezza per questo nostro mondo decadente, questa verrà proprio dai popoli nativi, dalla loro saggezza e dalla capictà di relazionarsi con l’ambiente senza violarlo, ma è proprio questo quello che sembra spaventare: l’idea che dobbiamo imparare da loro, che dobbiamo cambiare, riconoscere che la cultura della espropriazione e della rapina è distruttiva anche per noi e che il “nostro modello di vita” rimane in piedi per piccole sacche di privilegiati mentre aumenta il numero di poveri e di emarginati nelle nostre società opulente, che non ha più gli strumenti per sopravvivere. La guerra tra poveri, l’individualismo, la negazione della importanza dell’altra, dell’altro, sono funzionali ad un sistema rapinoso e repressivo che non vuole morire, e nei suoi ultimi aneliti trascina tutto nel baratro. Mentre ci dicono che non ci sono alternative, e che questo è l’unico modello possibile, distruggono tutto e tutti e tutte le persone che potrebbero portare differenze.

Sta a noi non solamente la solidarietà astratta con le lotte dei popoli, ma la comprensione profonda della ncessità di un cambiamento di visione del mondo, di costruzione di una identità aperta e accogliente, pronta a misurarsi con l’altro, a mescolarsi, a imparare, invece che allontanarsi e dividersi.

elemental soul

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