Incontri al parco, verso sera

IMG_20171019_180957Dribblando tra un temporale e uno scroscio di pioggia oggi siamo usciti il pomeriggio. Il parco verso sera assume un’aria quasi magica, con le luci che si accendono tra le fronde degli alberi rimasti. È cambiato molto il parco dalla prima volta che l’abbiamo visto e ci siamo seduti sulle panchine ad ascoltare il concerto degli uccelli che si preparano al sonno. I grandi alberi erano pieni di fiori rosa, e una luce appena accennata li illuminava da terra, creando delle zone poetiche e senza tempo, almeno a me così pareva. Ora sembra tutto più normale, anche per l’assenza di molti alberi che hanno sofferto questa estate caldissima e arida. Ora ci sono dei tronchi piantati in terra, a ricordare l’albero che era, alcuni, quelli che sono morti prima, sono già in qualche modo vestiti di orchidee e altre piante che li circondano e li affiancano, altri invece sono solamente testimoni della storia del parco. Oggi è pieno di gente, molti pullman turistici si sono fermati e parecchie persone passeggiano, fanno fotografie con la fontana al centro, chiacchierano, si mangiano una marquesita: una specie di crep secca arrotolata cosparsa di formaggio rallado, grossolanamente grattato, e dell’inevitabile pimiento, una mescolanza di chile, pepe, e altro piccante che da un certo carattere a tutti i cibi che vendono per strada, sia un “elote”, una pannocchia lessata e condita con una crema bianca, o persino il sacchetto di frutta tagliata.

Troviamo la nostra postazione sulle due sedie bianche che si guardano, e osserviamo.

Arriva un gruppetto di persone, due ragazze ed un uomo. Le ragazze, vestite normalmente con jeans e maglietta, portano dei cartelli in inglese che chiedono attenzione alla cultura maya e all’uso delle parole maya. Mi sorprende che il tutto sia scritto in inglese, osservo per un poco il movimento, vedo che le ragazze cercano di parlare con un gruppo di giovani turisti, si scambiano fogli e sorrisi.

Ad un certo punto si siedono sulle panchine centrali, e io non resisto, vado a chiedergli che cosa stanno facendo, e perché il testo è in inglese. Il tipo mi spiega che lui è insegnante di inglese e sta facendo questa esercitazione per aiutare le ragazze a intervistare i turisti americani come compito. Una delle due ragazze mi mostra un foglio che aveva poggiato in cui c’è lo schizzo di un volto, e le varie parti sono indicate con il loro nome maya. Ancora una volta tutto non è come sembra, non si tratta di una protesta stramba, e fuori senso, ma di un compito di scuola. La presenza di molti turisti americani consiglia di usarli per imparare la conversazione, e questa è una cosa reale, attiva, non una simulazione scolastica, e di sicuro è divertente, intrigante e complicato in modo diverso dalla lezione tradizionale. Mi sembra una buona idea. Scambiamo due chiacchiere, e gli passo l’indirizzo del blog, così vedranno le loro foto e il mio racconto in italiano. Ancora una volta sono io quella che impara, anche se il professore mi dice che padroneggio bene lo spagnolo, e io mi inorgoglisco, e so bene che non è molto vero, me la cavo, con una certa dose do sfacciataggine e poca dimestichezza con la pronuncia, che difatti mi viene corretta due o tre volte, per rendere comprensibile quello che dico.

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Per Asia Argento, e per tutte noi

Cara Asia Argento, da un paio di giorni ho letto della vicenda che ti ha coinvolto e penso a te con gratitudine, perché so bene quel che ci vuole per avere il coraggio di affrontare il pregiudizio e lo stereotipo e mettersi in gioco. Ti ringrazio, hai osato anche per tutte quelle che hanno osato parlare solo tra amiche, solo sottovoce, per quelle che non hanno detto nulla, perché così va il mondo, lo sappiamo, e che ci vuoi fare, stringi i denti e vai avanti, nonostante tutto.

Credo che quanto hai raccontato sia molto più importante di quanto vogliono far credere i commenti aggressivi e sessisti contro di te, che nascondono, nemmeno tanto bene, il timore che venga davvero stigmatizzato un comportamento che è insito nelle relazioni sproporzionate uomo-donna, in cui a lei non si chiede solamente abilità, competenza, ma anche di piacere, di essere accogliente e condiscendente verso i bisogni maschili.

E tante donne hanno introiettato e dato per scontato che le cose vanno così, e allora usi quel che hai, e ti arrangi, ma non sarai mai sullo stesso piano di un uomo, che può chiedere la tua comprensione, la tua gentilezza, e se è abbastanza sveglio, furbo, potente rispetto a te, le tue prestazioni sessuali. Io ho 73 anni, meno della signora Aspesi, e questo mi ha dato forse l’opportunità di vivere dall’interno gli anni ribollenti della ribellione femminista, mentre lei già si barcamenava e pontificava. La complicità femminile avviene in tanti modi, ma questo non cambia la realtà della prevaricazione insita nella disparità di potere.

Tra parentesi, ho provato un momento ad immaginarmi la scena che hai descritto tu al contrario, che fosse lui il giovane che chiede una collaborazione e tu la potente regista o produttrice. Mi è venuto da ridere solo a pensarci: a quale donna mai verrebbe in mente di presentarsi in accappatoio e chiedere un massaggio? Non è pensabile! Perché va completamente fuori dai ruoli dati… ma che qualcuno possa dire così vanno le cose, dovevi denunciarlo prima, e altre amenità in realtà mi fa venire da piangere.

Me li ricordo io i piccoli fatti che ci hanno insegnato quale è il tuo posto, in quanto donna, e come ci si adattava sin da ragazzine. Mi ricordo ancora con affetto ed ammirazione la professoressa di matematica al liceo, una donna in gamba, forte, una insegnante severa ma anche giusta e pronta a sostenerci, senza troppe concessioni all’aspetto ed ai modi “femminili”. L’anno della maturità era commissario interno nella commissione d’esame: la vedemmo trasformarsi, tutta sorrisi e dolcezze, pronta a ricordare chi dei professori presenti voleva il caffè e chi una spremuta, più curata nel vestire, carina…, e poi ci riuniva per informarci sulle domande ricorrenti e i tic dei vari insegnanti, rendendo più agevole per noi di superare lo scoglio della maturità. Per noi aveva attuato una trasformazione usando le sue “arti” femminili.

Poco dopo ai primi anni di università avrei incontrato i professori che “gradivano” gli atteggiamenti più femminili, ci passavamo informazioni: non andare all’esame con un abito troppo serio, il professore ha diminuito il voto ad una che si meritava il 30, ma non era vestita in modo seducente… e alle sue lezioni, se ti siedi davanti e lasci che butti un occhio sotto la gonna, all’esame sarà più comprensivo… succede ovunque no, lo sanno tutti. E succede che alla giovane ricercatrice molto seria e preparata, impegnata nel suo lavoro, si dica chiaramente :”Che cosa aspetti a darla al professore? Se passa il tempo sarai troppo vecchia, e non gli interesserai più”.  Intanto al professore devi concedere di prassi che usi per le sue pubblicazioni il tuo materiale, o che faccia firmare ad un collega maschio il tuo articolo, perché lui deve fare carriera, tu tanto hai quell’altro mezzo per riuscire ad entrare vero?, e se non vuoi usarlo, forse è meglio cambiare lavoro… E in qualunque lavoro ti ritrovi che devi piacere al capo per ottenere semplicemente di fare il tuo lavoro, per non essere bloccata, isolata, derisa, o ignorata.

La mia capo ufficio doveva discutere con l’assessore il finanziamento del nostro programma, ritornò dal colloquio con un sorriso ironico e mi disse che in fondo la sua scollature le era servita ad avere 400 milioni in più. Chiacchierando con l’assessore, mentre lei cercava di entrare nel merito del progetto, dati, documentazione eccetera, lui butta un occhio alla scollatura e poi le dice, va beh, ma 200 milioni non sono sufficienti?, Ma dottore, sono pochi per tutto questo impegno! Vede, non finanziano neanche metà del lavoro! Lui borbotta, riguarda la scollatura, ammira il seno, e dice, va beh, va beh, facciamo 400! Ecco questo è quello di cui le donne fanno esperienza ogni giorno in modi diversi, a volte più infami e sbracati, ma anche con questa modalità di relazione.. Tutti sanno che va così, tu esisti per piacere all’uomo, e servirlo come richiede, dal fargli il caffè al massaggio alla prestazione più strettamente sessuale, via sanno tutti che va così.

Ecco , sei venuta fuori, e hai detto quello che tutti sanno, e hai denunciato che non è normale, non è giusto, si tratta di violenza, anche se mascherata da volgari complimenti e magari dal ricatto della possibilità di un lavoro. Perciò grazie Asia, hai avuto la forza di parlare e denunciare, per questo si accaniscono, hai svelato il gioco, e spiegato che non ha nulla di giocoso e piacevole. Vent’anni dopo, fa ancora male, non è una cosa da dimenticare, è da denunciare, da tirar fuori, perché non continui così anche per le altre. Un abbraccio

Catene spezzate, opera di Grazia Marino, tempera su tela

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Incontri al parco

L’albero morto è ancora cercato dagli uccelli, mentre lo scoiattolo passeggia indifferente tra panchine e prato

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Giornate normali

Scorrono tranquille, si fa per dire queste giornate di inizio autunno. Piove di frequente, a volte per intere giornate, altre una spruzzata violenta e poi torna il sole, e si fanno i più diversi incontri, animali in riassestamento, che sembra godano della pioggia più di noi, probabiolmente paghi che la siccità sia oramai lontana, come questi uccelli radunati sui fili della luce davanti a casa…

Sono venuti a stare temporaneamente con noi due mici di Giovanna, Gatita, piccola, bianca e nera, la reginetta diffidente che si è nascosta subito nel capanno degli attrezzi nel patio e si avvicina lentamente a casa, e Chipy,  nero, più grosso, che ricorda da sempre Mario come il fornitore di pollo asado, e che sempre ce lo chiedeva quando andavamo a trovarlo a Tulum. Grazie al pollo è stato più semplice calmarlo e fargli accettare la nuova sistemazione. Piano piano si inseriscono, e si piazzano come credono, facendo anche amicizia con i gatti di passaggio nel patio, specie con Gatto Nero, che continua a presentarsi a chiedere i suoi croccantini. Gatita ha inpiegato un po’ a decidersi a entrare in casa, ma eccoli che si guardano attraverso la porta antizanzare, un poco aperta per lasciare loro spazio di manovra:

Gatto Nero è molto perplesso, lui schivo e diffidente, pronto a scappare ad ogni movimento appena più brusco, si trova con questi due nuovi gatti piazzati fin dentro casa, si guardano, si annusano, prova a dire qualche versaccio per affermare la sua priorità, ma c’è poco da fare… i gatti di casa sono loro, lui è un amico di passaggio.

Noi cerchiamo di governare questi incontri, frenando se mai la baldanzosità del gatto bianco, altro visitatore, presenza prepotente e sfacciata, che una mattina prima dell’alba ho trovato tranquillamente in cucina, col muso nel piatto di Chipy, il quale  non ha detto niente, anche perchè era impegnato a decidere se poteva piazzarsi sul nostro letto.

E ancora una volta verifichiamo che il personale è poltico, in senso lato se volete, ma il progetto di trasformare Tulum sempre più in un luogo solo per turisti, dove ogni casa viene affittata a prezzi più bassi degli alberghi, ma straordinariamente alti per chi a Tulum dovrebbe vivere, sta espellendo le persone dalla città, costrette a cercare altre sistemazioni, spesso fuori  e non facili da individuare. Nel frattempo noi offriamo “asilo politico” ai due gatti, e se servità anche alle due canette, e gli amici che hanno dato un passaggio per il trasbordo degli animali e delle cose che si sono appoggiate qui da noi, si sorprendono, con una certa invidia, che in questa casa, ampia e comoda, viviamo solo noi due, mentre loro si trovano costretti a convivere per dividere un affitto troppo alto.

Credo che qui a Valladolid per ora almeno non si corra il rischio che succeda lo stesso, perchè la situazione è molto diversa: la città si trova in un punto nodale per raggiungere varie mete turistiche, come Chichen Itza o Ek Balam, ma è pià una zona di passaggio, i pulman turistici arrivano ogni giorno, depositano le persone per alcune ore, le accompagnano ai cenote, e poi raccattano il loro carico  e se ne vanno. Il turismo di passaggio è molto più che quello stanziale. Spesso incontriamo quei due o tre anziani, soli o in coppia che come noi sembrano aver scelto la città per viverci, e oramai ci riconosciamo, ma la città ha una sua vita, che dipende solo in parte dal turismo.  Osservando la zona intorno alla stazione dell’ ADO, i bus che collegano il territorio, si nota che molti negozi e persino bancherelle puntano più sulla gente che viene in città a fare la spesa  di ciò che le zone intorno non offrono, spesso addirittura per rifornire i piccoli spacci che gestiscono nei dintorni, ed a loro sono diretti sia i negozi di articoli per la casa, le molte mercerie, che anche le bancarelle e le persone che vendono cibo pronto a tutte le ore. Chi arriva e deve andarsene aspettando bus e coincidenze non ha tempo per cucinare, e nemmeno per rispettare orari di pranzo o cena: si fa una ricca colazione e poi quando capita, quel che capita, un panino, una empanada, un sacchetto di frutta già tagliata e condita con l’immancabile pimiento, il tutto offerto nelle vie intorno alla stazione dell’autobus.

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Donna e Luna, di Grazia Marino

Questo il dipinto di Grazia Marino che ho usato come intestazione alla mail sulla Luna piena di ottobre, e inserito nel mazzo di tarocchi come La Papessa

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Luna Piena in ariete, 5 ottobre

Sorgente: Luna Piena in ariete, 5 ottobre

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Luna Piena in ariete, 5 ottobre

Luna piena in Ariete, 5 ottobre
Fuori piove, il cielo grigio prospetta questo autunno umido e “fresco”, ma noi ci teniamo abbracciata la Luna Piena, come nel dipinto di Grazia Marino, che ho rubato per la Papessa dei Tarocchi. Luna di sangue, la chiamano, per il rosso delle foglie autunnali, e anche qui qualche albero perde un poco più di foglie, anche se i fiori continuano a sbocciare su altri, accettando il dono dell’acqua che se a noi infastidisce ripaga la terra di tutta la siccità che ha sofferto nei mesi scorsi. Vediamo sotto i nostri occhi l’esito dei cambiamenti climatici che i potenti ignorano e sentiamo che da noi tutte e tutti deve partire il cambiamento, di abitudini, di concezioni stesse, delle cose che riteniamo importanti e indispensabili, per non essere complici dello scempio che attraversa la Terra e ferisce le persone. Prendersi cura della terra insieme a tutti coloro che in varie parti del mondo stanno lottando per salvaguardare la terra da oleodotti, Tav, Dapl e quant’altro che si inventano questi presuntuosi governanti del mondo che ignorano i danni che fanno e vedono solo il guadagno immediato. Se intere popolazioni si stanno impoverendo e migrano, se le isole scompaiono e gli uragani stravolgono le zone di vita delle persone sembra che questo sia solamente un sopportabile effetto collaterale per mantenere “il nostro stile di vita.” Stile di vita di cui molte e molti di noi provano sulla propria pelle gli svantaggi, e che in realtà è una serie di bisogni indotti, di scomodità che solo la pubblicità ci fa credere comode.
È il momento di cambiare, di agire per il cambiamento in modo concreto, accettiamo gli stimoli che questa Luna Piena ci offre, per scendere nella concretezza della nostra vita e lasciare andare quello che non ci serve per poter avviare da noi, da subito il cambiamento possibile con gioia ed amore.
Incontrandoci realmente o virtualmente accendiamo una candela bianca, o rossa come questa luna, ed affidiamoci alla sua luce per accogliere il lavoro che ci attende e trovare le nostre strade.
Riporto di seguito alcuni brani da

http://camminanelsole.com/luna-piena-in-ariete-5-ottobre-2017
che penso possano esserci utili:
“Per tutti, la presenza dei due grandi trigoni rende possibile la manifestazione sul piano pratico, concreto, materiale (la terra) delle nuove idee (il fuoco).
L’energia della settimana è ben rappresentata dalla Luna Piena che si formerà giovedì 5 ottobre alle ore 20.40: la Luna sarà in Ariete a 12°42‘, opposta al Sole in Bilancia. Avremo quindi 7 pianeti nei segni cardinali: Luna, Eris e Urano in Ariete, Sole, Mercurio e Giove in Bilancia, e Plutone in Capricorno. I segni cardinali sono associati all’inizio di un’azione orientata al raggiungimento di un obiettivo. Poiché ogni Luna Piena è il punto in cui si ha il culmine di una situazione o il compimento di un progetto, guardate dove si trovano i 12° dell’Ariete nella vostra carta natale e saprete qual è il settore della vostra vita in cui si manifesterà questa energia!
Inoltre, la Luna Piena spesso illumina una zona che prima si trovava in ombra, ovvero porta alla luce qualcosa di segreto o ignorato. In questo caso, i luminari sono in aspetto di quadratura con Plutone: da una parte, l’Ariete indica il coraggio, il desiderio di essere pionieri, indipendenti e determinati ad arrivare alla realizzazione dei propri obiettivi. Dall’altra parte si trovano Sole e Mercurio congiunti, e Giove in Bilancia, che rappresenta invece l’equilibrio, l’uguaglianza, l’equità, la collaborazione e l’armonia. Attenzione quindi alle dinamiche di potere e manipolazione messe in scena all’interno delle relazioni, in particolare se sono interessate la quinta e la settima casa del vostro tema natale. Restate vigili, in ascolto. Osservate sentimenti ed emozioni, che saranno particolarmente forti in questi giorni, e ricordate che si può imparare a gestirle. Chiedetevi cosa potete imparare da quello che si sta manifestando e quali ferite si sono attivate in voi.
Naturalmente, come sempre, tutto ciò che accade si inserisce in una successione di eventi astrali, e rappresenta il ciclo evolutivo delle nostre vite: questo cielo ci sta accompagnando al passaggio di Giove nel segno dello Scorpione, archetipo della trasformazione interiore”
Mentre da Www.sanioggi.it ecco una nota sintetica ma significativa:
Luna piena di ottobre
Conosciuta come Luna di Sangue. Il plenilunio di ottobre richiede la parte vostra la volontà di spirito di lasciar andare le cose che appesantiscono la vostra anima. In questo modo potrete trovare di nuovo il vostro equilibrio. Pietre consigliate: Opale, tormalina e turchese.
Continuo a tradurre brani da Il milionesimo circolo, di Jean Shinoda Bolen:
Introduzione:Lo zen e l’arte di mantenere un circolo
Questo è un libro inusitatamente breve per quello che propone, che non è ne più ne meno che cambiare il mondo e aiutare perché l’umanità entri in una prospettiva postpatriarcale. È diretto alle donne poiché se questo cambiamento può avvenire, dovranno essere loro le artefici: benché anche sarei felice di condividere queste pagine con quegli uomini interessati a leggerle. Ho scritto Il milionesimo circolo per ispirare le donne a creare circoli con un centro spirituale, e per offrire a quelle che attualmente formano parte di essi, una prospettiva di che cosa significa il loro contributo entro un contesto più ampio. Cerco di contribuire così ad accelerare un processo e un movimento che è avviato e che si basa su una ipotesi semplice, il cui meccanismo, l’oggetto di analisi e l’osservazione, è possibile apprendere in forma intuitiva ed immediata: quando un numero importante di persone cambia il suo modo di pensare e di comportarsi, anche la cultura lo fa, e una nuova era comincia.
Quando si comprendono i principi base di un circolo di donne, è possibile rendersi conto del suo significato come movimento rivoluzionario-evolutivo, che a prima vista è difficile da comprendere. In apparenza si tratta di semplici gruppi di donne che si riuniscono e conversano: senz’altro il contributo di ogni donna di ogni gruppo ha una dimensione molto più trascendente.
L’idea del milionesimo circolo mi irruppe in mente inaspettatamente, mentre lavoravo ad un altro dei miei libri. Ero immersa nel manoscritto de La diosa de la mujer madura, che tratta dell’archetipo della donna adulta, a partire dai 50 anni, quando alla base di uno di questi archetipi, – che non è quello della dea, ma quello del cerchio – scrissi prontamente quattro pagine di riflessione che risultarono essere una dichiarazione visionaria completa. Sentii che il proposito intrinseco di quelle pagine non era di far parte, insieme a molte altre, di un grosso del libro, ma di uscire nel mondo da sole, come una idea il cui momento è venuto; e successe qualcosa che ratificò questa impressione. Isabel Allende mi aveva chiesto alcune idee per elaborare il discorso di apertura a un congresso, e le inviai per fax queste quattro pagine. Nel momento in cui le citò, le duemila persone dell’uditorio interruppero il discorso con i loro applausi.
Seguirono dopo i restanti capitoli, dal 3 al 9 che costituiscono la parte di questo libro su Come riuscire a realizzarlo.. Per anni, mentre incoraggiavo le donne a formare dei circoli, vedevo la necessità di poter contare su un manuale di istruzioni, e questo è quello che vuol essere “Lo zen e l’arte di mantenere un circolo” Sono capitoli con l’apparenza di poesia, e contengono un ridotto numero di parole se si considera la ambiziosa impresa a cui servono. Il tutto venne quando scoprii l’effetto di cliccare sul pulsante “centrare” invece di attenermi ai soliti margini del testo. Il risultato fu un “Come riuscire a farlo” scritto con le immagini e le parole che affluivano dal mio lato destro del cervello, parole, più che pretenziose poetiche e che, come avvertii dopo, parlavano lo stesso linguaggio che parla questa parte della psiche di chi legge a cui volevo rivolgermi.

Capitolo 3-Come tracciare un cerchio – secondo paragrafo( il primo si trova nel foglio di settembre)
la convocazione: chi verrà?
Riunisci tutte le tue amiche e forma un circolo con loro;
verifica se hanno il tempo e l’interesse sufficiente
perché possiate continuare a riunirvi come circolo.
Oppure,
confida nella tua intuizione,
seleziona una serie di donne
e invitale a riunirsi con te
per considerare la possibilità
di creare un circolo.
O, se preferisci,
fa circolare la idea del circolo
tra le donne che conosci
e invita quelle che sono interessate
a un incontro
per parlare di come formarlo.
O se mai
prospetta l’idea in un gruppo di dialogo
o in un corso a cui stai partecipando.
O ancora
trovati con altre donne per frequentare insieme un ritiro
una assemblea o una conferenza
e progettate quando e dove
potreste riuscire ad incontrarvi
O prova
a fare in invito aperto per scegliere
invitando tutte le donne
che si sentano attratte dal progetto.
Attraverso un bollettino, un manifesto di annuncio
da internet, o di che sia, informa che hai
l’intenzione di creare un circolo,
e aspetta per vedere chi parteciperà alla riunione.-
Forse il modo più rapido
di sapere chi potrebbe avere interesse
a formare un circolo con un centro,
potrebbe essere verificare chi si è sintonizzata su Il milonesimo circolo.

Sempre sul tema donne e ambiente, vi invito a leggere l’articolo postato oggi sul blog di Maria G. Di Rienzo, che con le sue riflessioni ci accompagna nella nostra ricerca:
https://lunanuvola.wordpress.com/2017/10/02/stare-al-cuore-del-problema/

Una preghiera sul fumo:
Entro questo fumo, io lascio andare
tutte le energie che non mi sono servite
tutte le negatività che mi circondano,
tutti i timori che mi limitano dall’anno passato
Io cammino nel nuovo anno
con la luce nel mio cuore
e spero che le cose migliori vengano
Così è
Questa è una preghiera per fine anno, ma in ogni occasione noi possiamo affidare al fumo ciò che vogliamo lasciar andare, le negatività che ci fanno sentire impotenti, le paure che ci bloccano, per cercare la luce in noi e proseguire con gioia il nostro cammino.
Con amore Nicoletta

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