Acqua e sale – 1800 palestinesi in sciopero della fame

 

Elio Germano e il CinemaPalazzo bevono un bicchiere di #acquaesale al fianco dei prigionieri palestinesi in sciopero della fame

 


https://m.youtube.com/watch?v= xM3eOhvyLZs

Elio Germano e il CinemaPalazzo bevono un bicchiere di #acquaesale al fianco dei prigionieri palestinesi in sciopero della fame ??

https://www.youtube.com/watch? v=xM3eOhvyLZs&feature=youtu.be

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Acqua e Sale – 1800 prigionieri Palestinesi in sciopero della fame


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1800 prigionieri palestinesi in sciopero della fame- Quasi un mese e mezzo!

Sorgente: 1800 prigionieri palestinesi in sciopero della fame- Quasi un mese e mezzo!

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1800 prigionieri palestinesi in sciopero della fame- Quasi un mese e mezzo!

Sorgente: 1800 prigionieri palestinesi in sciopero della fame- Quasi un mese e mezzo!

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1800 prigionieri palestinesi in sciopero della fame- Quasi un mese e mezzo!

36 GIORNI DI SCIOPERO DELLA FAME E NOI STIAMO A GUARDARE, non so se più indifferenti o impotenti di fronte a questa chiamata di corresponsabilità per il mondo. In qualche modo i prigionieri palestinesi hanno affidato le loro vite a tutti noi: loro mettono in gioco tutto quello che hanno, fino alle estreme conseguenze, ma sono convinti che le coscienze mondiali si smuoveranno e che ci sarà una pressione travolgente su Israele perché accetti le loro richieste, per altro molto moderate, e affronti una volta per tutte le proprie ombre.

Digiunano da 36 giorni, e la solidarietà a loro viene dai soliti noti, che cominciano a sentirsi soli e sfiancati,ma di fronte alla loro forza, alla realtà del rischio estremo che stanno correndo, non possiamo arrenderci, non possiamo tacere.

A me viene da urlare a tutto il mondo RESTIAMO UMANI, come ci ha insegnato Vittorio anche nei momenti più bui ci vuole la forza di restare umani, ma ci vuole la forza di farsi sentire di pretendere che i nostri governi tutti la finiscano di comprendere Israele, che ha bisogno di una scrollata mondiale, non solo un richiamo al rispetto dei dritti umani, ma proprio una chiamata a rispondere delle sue responsabilità, del rispetto degli occupati, al riconoscimento degli spazi e diritti dei prigionieri. Israele deve smetterla con la detenzione amministrativa, con le uccisioni extragiudiziali, con l’educazione alla violenza e alla vendetta. Per molto meno altri stati sovrani sono stati invasi e devastati, Israele viene compreso, perché sbandiera come una coperta per i suoi crimini la storia dell’olocausto e il rischio di antisemitismo. Invece cominciare a riconoscere che il sionismo è una forma di razzismo e di fascismo, e che la pretesa di assimilare tutti gli ebrei del mondo alla appartenenza a Israele è violenza contro gli stessi ebrei, che in molti si ribellano e diffidano Israele dall’usare l’olocausto dei loro cari per coprire le proprie colpe. Ma in questo momento la pressione deve diventare fortissima e senza sbavature per fermare la tragedia annunciata e sostenere i prigionieri palestinesi nella loro lotta.

Israele deve finirla con le punizioni, deve dare i permessi di visita e favorire gli incontri, garantire le cure e il benessere essenziale ai prigionieri, finirla con la detenzione amministrativa senza accuse o processo. Ma io credo che Israele non può farlo senza riconoscere la umanità dell’altro, eguale anche se differente, e cambiare la propria strategia, cosa non facile, che va sostenuta e spinta dalla volontà internazionale, dalla volontà di ognuno di noi, perché altrimenti ricadrà anche su di noi il peso delle vite perse di questi eroici prigionieri.

Subito, che deve diventare virale, potremmo tutti aderire alla richiesta dal figlio di Marwan Bargouti e fotografarci che beviamo acqua e sale: ogni giorno una foto da diffondere, ogni giorno un gesto piccolo ma chiaro di solidarietà, e poi forse dovremmo fare tutti gli appelli che possiamo, lasciando perdere la vergognosa cecità di amnesty international, per agire noi.

Certo, questa non è una bella immagine,un po’ sfocata, ma credo che renda l’idea: Io ci sono, e tutto quello che nel mio piccolo posso fare, parlarne con più persone possibile, boicottare tutto quanto viene da Israele o prodotti di marchi che sostengono Israele, e diffondere l’idea del boicottaggio… Io credo che questo sia uno degli strumenti più forti che abbiamo, difatti viene represso e disapprovato in tutti i modi, il che vuol dire che funziona! E allora sappia Israele, sappiano i suoi complici che non demorderemo, che possiamo fare a meno di tutti quei prodotti sporchi di sangue che ci vengono proposti in modo accattivante, e sappiano che questo è virale, procede sempre di più, e non basta l’azione di disturbo delle ambasciate che cercano di impedire manifestazioni o presentazioni di libri e film, che cercano di demonizzare la propaganda per il BDS, non è possibile fermare il fiume che è fatto di tanti piccoli rivoli silenziosi che si uniscono e divengono travolgenti!

SOLIDALI CON I PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME, NOI RESISTIAMO E PROCEDIAMO!

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Dinosauri e zombi

In Cina anni fa venne scoperto un nido con grandi uova di dinosauro e, un cucciolo morto uscendo dall’uovo 90 milioni di anni fa e ritrovato intatto. Gli studi di una equipe di scienziati di varie nazioni sono giunti alla conclusione che si tratta di un nuovo tipo di dinosauro gigante: oviraptosauro, che si aggira per il nostro immaginario,.

Intanto mentre prepariamo per fine mese il rientro in Italia , le notizie che da lì arrivano sono sempre più difficili da accettare e non invogliano certo a rimettersi nell’onda della politica italiana… Qui sono finalmente arrivati i temporali e l’aria si è fatta un poco più fresca, ma le freddure, i dinosauri, gli zombi cominciano a rendere irrespirabile il cammino…

Ma davvero ancora qualcuno crede alle promesse dello zombi redivivo che va straparlando? Certo, così stando le cose, può promettere anche la lottizzazione della luna, da distribuire un pezzetto ciascuno, tanto il legame con la realtà è lo stesso.

Ancora più che queste figure di redivivi che non si rassegnano ad una dignitosa uscita di scena, mi preoccupa il coro dei servi pronti ad accogliere la promessa di un dono elargito dal potente. Siamo oramai al punto che non abbiamo più sogni, non abbiamo energia, siamo incapaci di pretendere diritti, di provare solidarietà, di distinguere tra padrone e servo, tra oppressore e vittima. Siamo lì a commentare solo che altri potenti hanno fatto peggio, o uguale, e allora, perché non sperare in lui? Ma perché sperare, santo cielo, e in che cosa? Che ti dia una modesta pensione e mantenga tutto come sta, con montagne di cadaveri che riposano nei nostri mari, con i suicidi degli esclusi o la graduazione della colpa in base a dove sei nato? Non si vuole comprendere che il sistema attuale ha avviato una guerra ai poveri che non si fermerà certo, e che verrebbe solo mascherata da una concessione di poche lire (promessa, e mai mantenuta) che presto verrebbero risucchiate dall’aumento dei prezzi… Non abbiamo uno scatto di dignità, di fantasia, di energia per sottrarci al teatrino della politica e pensare, cercare, tentare di costruire un modello diverso di vita, di relazioni, di scambi.

Le cose da rivendicare allora sarebbero aria ed acqua pulite, terreni bonificati, ricostruzione delle zone terremotate tenendo presente un progetto di condivisione, convivialità, coinvolgimento e scambio. Queste si risvegliano nei momenti di crisi, dopo un terremoto o una alluvione, ma poi rimangono dormienti per la sollecitazione continua all’individualismo, alla compera e allo spreco individuale per smaltire al più presto nelle discariche ciò che compriamo oggi e domani già è da buttare. Dovremmo invece fare tesoro della energia messa in moto per aiutarsi l’un l’altro, per aprire le poche case rimaste in piedi, per comprendere insieme come e che cosa fare… Tutta l’ Italia è disastrata, piccoli progetti, paese per paese, quartiere per quartiere di partecipazione e condivisione potrebbero indirizzare lavori e risorse dove servono per creare gli spazi vitali, gli orti condivisi, le zone di scambio da pensare e ripensare, così da creare dei nuclei di nuova cittadinanza attiva e condivisa. Ma ci vuole uno scatto di dignità, non più servi, non più ossequio al padrone che elargisce, ma la pretesa ferma di una sicurezza di vita creata zona per zona, la pretesa di avere gli strumenti minimi per garantire le gambe ai progetti di condivisione, alla cittadinanza attiva.

L’oviraptosauro faceva nidi di più di tre metri di diametro, dove covava dozzine di uova, ognuna di oltre 5 chili di peso, aveva organizzato la sua vita per le necessità sue e della prole. Non sappiamo come sono scomparsi i dinosauri, sembra che il problema sia stato la impossibilità di adattarsi a condizioni climatiche e ambientali completamente e velocemente sconvolte… vi dice niente questo dei rischi e dell’urgenza di cambiare approccio?

dinosauro aviraptor gigante

Due esemplari di Beibeilong sinensis impegnati nella cove delle uova (fonte: Zhao Chuang)

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Echi dai fatti dell’ Italia

Cariche a Torino, retate a Milano…

Le parole si susseguono e risuonano nella mia testa, descrivono i fatti tentando di neutralizzarli, di mantenere l’impatto nei limiti della spiacevole necessità di una azione di ordine pubblico: e mi rimandano invece alle leggi speciali, alla persecuzione delle manifestazioni, mio fratello arrestato a Roma e denunciato durante la manifestazione di Valle Giulia, Le cose che allora non ci aveva detto e che ritornano alla sua mente con la repressione di Genova, per nulla sorpreso della violenza machista della polizia… e ora, in questa Italia tranquilla che paga per restare nella Nato, che paga per partecipare alla festa di morte di tutte le guerre, si avvia questa guerra contro i poveri, i diseredati, i ragazzi, i centri sociali: non si vuole nemmeno conoscere le radici del dissenso e delle differenze, si parte subito con la repressione. Licenza di fermare, colpire, uccidere. Fogli di via dalla tua casa dal tuo paese, da una città che ami, da alberi che si vuole tagliare, da ambiente che si vuole distruggere. Questa Italia che non vuole più vedere il bello e l’arte, che accoglie trivelle e sfruttamento, che rinchiude chi non muore e denigra le ong che salvano vite… L’orrore avanza ogni giorno, e già chi si ribella viene tacitato, si chiudono gli spazi per un cambiamento.

Diviene urgente ribaltare le parole, dove chi ha bisogno è mio fratello, mia sorella, o magari mia compagna, mio compagno, dove il comunismo non è la gestione della ortodossia di un gruppo ideologico, ma la quotidiana costruzione di nuove linee, nuove tracce per un mondo senza barriere, senza sfruttamento. Raccogliere tutta l’umanità a perdere e ritrovarsi in un cammino che rioccupa gli spazi rubati alla vita, che ripianta gli alberi sradicati, che ricrea delle comunità solidali, in cui il benessere di ognuno è interesse di tutti, e lo scambio avviene tra competenze e disponibilità. Costruire un futuro accettabile sopra le macerie, inventando nuovi spazi, nuovi cammini. Chiamarsi fuori dall’ordine pubblico della violenza, della repressione, chiamarsi fuori dalla costrizione di un lavoro incerto e sempre in sospeso, chiamarsi fuori dai centri commerciali che ingrassano chi vende schifezze che inquinano e danneggiano la salute, tornare alla semplicità del benessere e ben vivere secondo la nostra energia e creatività…

Ho ritrovato questa poesia del 2009, che è purtroppo ancora attuale, e sì, io mi chiamo fuoriLa mongolfiera dei bimbi della terza elementare

RESISTENZA

io mi chiamo fuori

RESISTENZA,

Io mi chiamo fuori

il malessere che mi prende alla gola

questo senso di estraneità che mi fa sentire lontana

la sofferenza taciuta di persone vessate

Non lo so, se questa si chiama non violenza

non lo so, mentre l’inutile pianto di tutte le madri

si scontra contro le scelte dei potenti insensibili.

Con ottusa millanteria mentono, dicono, ordinano

portare la pace, con la forza degli eserciti

con il sibilare dei proiettili, e fragore dei bombardieri.

Non lo so, se questa si chiama non violenza

questo malessere che mi prende la gola

Le dita sottili della madre volavano

ricamando il vestito per la festa

che divenne la bara della bambina

straziata da una stupida bomba

gesti fatti per la vita stravolti da ingiurie e morte

Le insensibili macchine fermano il cibo

che dovrebbe sostenere il lavoratore

vessato nella sua giornata senza respiro

spremuto a Ramallah, ucciso a Gaza

sepolto sotto i tunnel che salvano dalla fame

Non lo so se si chiama non violenza

questo malessere che mi prende la gola

Bruciano i corpi avvelenati dall’incendio dei gas

del petrolio che porta moneta sonante

Camminiamo su un mare di cadaveri,

le nostre città militarizzate, rondate, sorvegliate, normalizzate

centri di smorta parodia di vita,

impossibili scambi e relazioni,

ogni gesto un sospetto, una categoria

migrante, straniero, povero, senza casa, zingaro,

prostituta, stupratore, assassino, ubriacone, drogato

ragazza, ragazzo, uomo, donna, anziana, anziano

bambina, bambino ­ speranza, futuro spento, violenza

La movida, niente vetro nelle serate stupide,

i marciapiedi sporchi, di tentativi di vita

e rumore, rumore a coprire il pensiero

distorcere in risata l’urlo, il dolore

Non lo so se si chiama non violenza

questo malessere che mi prende la gola

questo senso di estraneità che mi chiama fuori

oltre le vostre regole assassine, oltre le leggi ingiuste

No, non scriverò ancora ai sordi potenti

lettere che invocano la responsabilità, il rispetto, il diritto…

Non scriverò inutili lettere, che non volete sentire

Siete voi i responsabili, ed io vi chiamo

al tribunale della storia, del diritto, giustizia, amore

ed io mi chiamo fuori, io faccio obiezione

io mi fermo qui, a giocare con i bimbi

a disegnare sui muri, a scrivere, a leggere…

Ad altri, non a voi, racconto storie, raccolgo speranze

immagino mondi…

Ad altri, ad altre, le donne e gli uomini

che camminano in questo mondo, non ostante voi

non ostante la violenza, i check point, le armi

la deterrenza, gli idranti, …

le persone inutili, i soprannumerari senza diritti

che difendono una valle, un ponte, un fiume, un bosco,

un pezzo di città, un mondo.

Io mi chiamo fuori, faccio obiezione da voi e torno

al mondo dei vivi, inutili, soprannumerari, non organici

al sistema dello sfruttamento di tanti per il bene dei meno

e mentre bruciate montagne di risorse,

chiudete cammini, fabbriche, scuole, licenziate, tacete

noi staremo fuori oltre le vostre cittadelle

fortificate, asservite, decorosamente morte

resisteremo oltre voi

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